giovedì, 25 giugno 2009

                               

Benritrovati piccoli e grandi, signore e signori, cani e gatti, mosche e zanzare.
In effetti  la scalata dal maledetto buco dov'ero cascato, poco profondo in verità ma così difficile da scalare, è stata più lunga del previsto. Spesso e volentieri scambiamo piccoli avvallamenti per profondi burroni e questa convinzione tarpano un poco tanto le ali per cui ci si deve arrampicare a mani nude pur avendo corde e chiodi.
E’ un po’ come rinascere uscire fuori dal grigio molto scuro in cui si finisce sempre per errori simili se non identici. Ed è bellissimo tornare a respirare l’aria e sentirne gli odori (insomma gli odori… il puzzo! ).
Piccolo post per salutare tutti gli amici preoccupati un pochino della mia assenza. Grazie.
Son tornato ma vado a riperdermi mo mò nelle vacanze da singòl per vedere l’effetto che fa.
Buone cose a tutti.
 
postato da: noncelafopiu alle ore 09:11 | Permalink | commenti (2)
categoria:riflessioni, diario, vacanze
giovedì, 28 agosto 2008
Marina di Vernole (LE)
 
23 agosto 2008
 
Ma tu pensa si fanno centinaia o migliaia di chilometri per cercare posti "incontaminati e poi, casualmente vicino casa tua, ne trovi uno... così!
 

 
Dopo aver fatto gli scongiuri del caso,
ci siamo tuffati su ed in quel mare di sabbia ed acqua azzurra e chiara già cantate dal Petrarca e dal Battisti.
 
 
Che posto cari amici vicini.
E che pasti, cari amici lontani.
 
            
         
Sorvolo sul polpo in insalata con julienne di carote e peperoni al profumo di menta e al sarago pizzuto arrosto, che ho osservato prima e mangiato poi in religioso silenzio, CFM (causa forza maggiore, io sono solo capitàno ed eseguo gli ordini del superiore stomaco, cose che càpitano).
Il rumore della risacca sulla spiaggia accompagna il pranzo degnamente come l'odore di salsedine perfettamente amalgamati negli aromi delle pietanze e del vino bianco del Salento IGT, Fiano per la precisione delle cantine Conti Zecca, dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli e profumo intenso di frutti esotici, gusto ricco, sapido, dal finale persistente un vero nettare degli Dei (quelli con la maiuscola).

 
 
Ma le vacanze non finiscono mai si chiederà qualcuno? Embè? Al mondo c'è chi può e chi non può, io può!
 
postato da: noncelafopiu alle ore 09:21 | Permalink | commenti (3)
categoria:amore, diario, vacanze
giovedì, 21 agosto 2008


2 AGOSTO 2008

Lo scodinzolo della bestia ci accompagna mentre infiliamo in auto il necessario per la prima giornata di mare giù a Trentova.
Come l’equipaggio di un aereo elenchiamo le cose da mare messe nel cofano della vecchia Tipo Fiat tuuutta contenta della vacanza: ombrellone… OK; zaino con costumi di ricambio e teli spiaggia… OK; borsa termica con una bottiglia da cinquecento ciccì di acqua minerale frizzante, una di chinotto san pellegrino più una di aranciata senza zuccheri aggiunti… OK; ghiaccio finto per borsa termica di cui sopra… OK! Ma insomma!
Sono passate da poco le otto del mattino ma la spiaggia, quella libera, è già piuttosto affollata al contrario del lido li a fianco (PUH!) quasi deserto.
Piantiamo l’umbrelùn nella sabbia umida e urgentemente in acqua che il richiamo atavico del grembo materno era così impellente che a momenti ce la facevamo addosso!
Il contatto della fresca acqua del Tirreno sulla pelle è godurioso veramente.
I muscoli erettori dei peli sono in piena attività ed è una sensazione mmm ecco!
Alle undici si torna a casa che il sole diobono è assolutamente ligio al suo dovere di… sole!
Infatti la scarpinata sino all’auto non è certo tra le più semplici.
Sono chiarissime le tracce che lasciamo sull’asfalto che si attacca alle ciabatte: dietro noi una scia di sudore e questo mondo tremolante nella calura. Le musiche di Ennio Morricone enfatizzano l’azione.
“Buona la prima” dice il regista (io) e ci infiliamo nel forno crematorio della Tipo adattata alla bisogna ché ora si gira un documentario tipo “Diocleziano e le persecuzioni ai cristiani in estate al mare".
A casa mi attacco alla bottiglia battendo il record mondiale di apnea fuori dall’acqua... l’acqua era “dentro” bevuta a cannella con sommo piacere dell’esofago e quant’altro.
Cuki appare, silenzioso fantasma color biondo miele, salutandoci caninamente.
Il furbastro ha sentito rumor di stoviglie ed è arrivato tomo tomo, a reclamare parte del rancio che il sottoscritto prepara con un delizioso grembiulino attorno alla vita (rosa e coi cuoricini! Dopo aver annusato l’aria ed aver deciso che il menu era di suo gradimento si accuccia leccandosi come da foto.

Insomma ci vuole il tempo che ci vuole per cuocere pasta e sughetto ed il canis bastardensis volge lo sguardo lontano, aspettando fiducioso.


Poteva tanta fiducia negli esseri umani non essere premiata? Certamente no ed ecco la sua brava ciotola di cibo che viene divorata in un battibaleno.
Abbaiando un ringraziamento il nostro si allontana ed è spettacolare guardarlo mentre osserva il vasto mare ed il lontano orizzonte cogitando sui massimi sistemi delle canine cose.


Deve aver risolto alcuni problemi esistenziali il nostro Cuki visto che dopo un po’ si dedicò alla sua vera specialità!
Quando si dice che il pensare stanca…
postato da: noncelafopiu alle ore 08:29 | Permalink | commenti (1)
categoria:pensieri, viaggi, amore, riflessioni, racconti, ricordi, diario, vacanze
mercoledì, 20 agosto 2008
2 AGOSTO 2007
 
 
Primo giorno di vacanza.
Un po’ di tempo da dedicare alla contemplazione del mare e del cielo, delle rondini e dei gabbiani, delle api il ronzio attorno alla siepe.
Ascoltare il muggito lontano della bufala o il tuono brontolare sul monte Stella.
 
Alle sei del mattino sono già in giardino a respirare l’aria frizzante odorosa di mare che, seicento e passa metri più a valle, sembra liscio come l’olio
Tabula rasa sciupata dalle scie di qualche mattiniero turista in barca; Capri è laggiù a più di quaranta miglia, sembra sospesa sul banco di nebbia che copre l’orizzonte.
Tutto è silenzio ed in effetti “s’annega il pensier mio” all’illimitato spazio davanti a me ed io, piccolo uomo, naufrago dolcemente in questo mare.
  
Sento toccarmi una gamba, ero talmente contemplativo che non ho sentito Cuki il bastardo conosciuto un anno fa qui e rimasto nel nostro cuore e noi nel suo.
Cuki col suo naso bagnato mi invita al gioco e abbiamo giocato rincorrendoci sull’erba ancora umida dal temporale di ieri, catturandoci a vicenda, mozzicandoci persino e lui era cane ed io ero cane e abbiamo ringhiato insieme ed abbaiato, ed ululato al volo delle rondini finche la mia “umanità” ha avuto la meglio e, stanco morto, mi ha “stoppato” sull’erba fresca con il Cuki che mi guarda scodinzolando e mugolando.
“Sono dispiacente, ma uncelafopiù caro amico a quattro zampe”. Lui parve capire e mi si accuccia accanto, la testa appoggiata sulla coscia.
E’ piacevole per entrambi stare all’ombra della casa, anche se tra poco il sole farà capolino dal tetto e addio frescura ma…osti son le sette e mi aspetta il caffè, saluto Cuki che mi guarda sorpreso e corro dentro.
Monica dorme ancora.
La sveglierò con l’aroma del caffè ed un bacio.
 
(continua)
postato da: noncelafopiu alle ore 10:42 | Permalink | commenti
categoria:pensieri, viaggi, riflessioni, diario, vacanze
mercoledì, 13 agosto 2008
Sarà forse che fra due ore due sarò insieme a LEI quella LEI maiuscola che ha mitigato il mio scassatissimo carattere (e riempito il cuore ) o che staccherò dal lavoro per quattro giorni filati o bho? ma chenneso! sia come sia oggi mi sento enigmatico e comprensibile allo stesso momento.
E’ questa la sovrapposizione di stati della meccanica quantistica?
postato da: noncelafopiu alle ore 11:54 | Permalink | commenti (1)
categoria:pensieri, amore, riflessioni, vacanze
giovedì, 07 agosto 2008
IL FANNULLONE
 
4 AGOSTO 2008    lunedì
 
Sono uno statale “Fannullone”.
Anzi sono IL Fannullone.
La Maiuscola è d’obbligo, tutti possono essere definiti “fannulloni” ma noi statali siamo la quintessenza, la crema, il fior fiore, il gotha, il jet set, l’empireo del fannullonismo! Ergo noblesse oblige.
Dopo una notte di bagordi passata in vari locali alla moda, con abuso di drinks very alcoholic da quindici eurozzi al colpo, mi crogiolo nel letto di rose. La sveglia ha suonato la musichetta che mi piace tanto “Calma, la calmitudine è una virtù della vita ed è lunedì, oggi malato come tutti i lunedì!”
Il mio pingue conto in banca è un po’ meno pingue ma chissenefotte! mò mi arriva tomo tomo lo stipendione che riporterà i miei vari conti alle Cayman, Tobago, Monacò, Luxembourg, Andorra a livelli mai visti prima: ci sono gli aumenti e gli arretrati!
Ho cambiato il mio SUV con uno very original very americano, costano meno al cambio attuale, cinquemilacinquecentociccì di vera potenza groar ed ho cambiato pochi giorni fa l’arredamento al mio loft. In piscina ho fatto installare uno scivolo e stasera ho un barbecue con altri quaranta “Fannulloni” come me nel mio giardino da mezzo ettaro.
Ci sarà anche il capo che mi onora con la sua presenza fannullonesca, ed il ministro, IL MINISTRO: un vero artista!
Pensate che l’On. Prof. Ministro ha percepito lo stipendio di parlamentare europeo intero sino ad aprile 2004, pur essendo assente alle sedute mediamente una volta su due! Mica si è decurtato la busta paga del cinquantunovirgolaottantottopercento. Eh no, altrimenti che Ministro sarebbe? E’ così che si fa. Un ottimo esempio per noi Fannulloni.
Ah il mio capo però, lui sì che un fannullone DOCG: si è fatto un ventisette metri da sogno.
Doppio divano posto su entrambi i lati del salone con un televisore al plasma da 32 pollici a scomparsa che divide il salotto dalla zona pranzo; giù (perché poi dire sottocoperta che è più lungo e poi mica ho visto coperte sul pavimento di sopra… boh!) la cabina armatoriale (uè credevo di vedere pistole e fucili macchèèè) una vera e propria suite luminosa e spaziosa, grazie alle due ampie finestrature open-view poste su entrambi i lati.
Oltre alla cabina dell’armatore, si trovano una doppia cabina con letti gemelli e bagno privato e una cabina VIP situata a prua.
Due motori da 2211 mHp soddisfano ampiamente le aspettative, spingendo la velocità massima fino a 29 nodi, con una velocità di crociera di 26.
In confidenza mi ha rivelato che se mi do da fare in capo a due o tre anni, con l’attuale ministro, potrò farmelo anch’io un yacht così.
La sveglia insiste, che palle.
Usti, sono quasi in ritardo, ma chissenefrega, sò Fannullone…


-Senza pretesa di voler strafare
io dormo al giorno quattordici ore
anche per questo nel mio rione
godo la fama di fannullone
ma non si sdegni la brava gente
se nella vita non riesco a far niente.-

(De Andrè - Villaggio, Il fannullone)
postato da: noncelafopiu alle ore 11:49 | Permalink | commenti (5)
categoria:varie, pensieri, poesia, politica, amore, riflessioni, racconti, favole, ricordi, diario, vacanze, impressioni, fiabe
lunedì, 04 agosto 2008
Lo Sporgente
 
15 luglio 2008
 
Si possono percorrere un’infinità di chilometri in una sola vita senza mai scalfire la superficie dei luoghi né imparare nulla sulla gente appena sfiorata.
Il senso del viaggio sta nel fermarsi e ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare.
Tra Ascea e Pisciotta, sulla ex Strada Statale 447 che costeggia il mar Tirreno troviamo sospeso sulla marina a duecento metri sul mare lo… Sporgente, ristorante “appeso” sul costone in via lo Sporgente (sic!).
Abbiamo pranzato sulla piccola terrazza con vista superlativa a ristoro degli occhi, col rischio di andare in overdose da panorami da 100/100.
 
 
 
In sala Beniamino ottimo anfitrione, in cucina la Signora Imma ottima e basta dalla fantasia culinaria illimitata.
“Siamo qui da otto anni. Non è stato facile ma piano piano siamo riusciti a farci voler bene dalla gente. In cucina solo prodotti freschissimi e, a seconda delle stagioni, anche i prodotti dei boschi qui attorno trovano il loro giusto posto tra i piatti che proponiamo”.
Ci si innamora subito qui delle persone, come del mare o dei boschi.
E della cucina.
Cominciamo con antipasto a base di salumi e sottoli cilentani, da mangiare con gli occhi prima che di bocca.
Continuiamo con la “terrina di Imma” deliziosi gamberi gratinati in forno, cimetta di rosmarino nascosta e granella di mandorle degna al palato degli dei.
Persino l’olfatto, rallegrato dall’aroma soffice della pianta officinale, diventa famelico e reclama l’attenzione dei passati ma mai sopiti tempi in cui esso godeva di una stima ormai dimenticata nei fast food (ma che brutte parole!), perso (ahimè) tra fritti e salse globalizzate.
Il primo, ossignúr il primo piatto sono le linguine fresche ai frutti di mare (o il contrario) gioia degli occhi per i colori: l’arancio delle cozze e quello più intenso dei fasolari, il rosa pallido delle vongole, il verde vivo del prezzemolo fresco ed il rosso dei pomodorini, gioia del palato per il sapore ben amalgamato, equilibrato e sapido. Gustate in silenzio nel soffio del vento che porta gli odori del bosco di là della strada.
Scarpetta finale con gimkana tra prezzemolo e pomodorini.
Ottima la Falanghina del Sannio al bicchiere, un bianco da leccarsi i baffi, cosa assolutamente da farsi! (crescersi i baffi…)
Anguria rossa come il più rosso dei libretti rossi di dzedonghiana memoria e “u cafè” forte come l’odio, nero come la notte, dolce come l’amore, sempre ottimo qui in Cilento.
Una giornata memorabile, cominciata col nervoso di non riuscire a trovare un… attributo sessuale secondario maschile, nonostante cartine stradali e turistiche ottime ma mal supportate da decenti segnalazioni dei luoghi e direzioni da prendere e finita sulla sabbia dorata di Ascea Marina in pace con gli dei e con gli uomini (e pure le donne).
Con la promessa di ritornare.
 
 
 
postato da: noncelafopiu alle ore 08:50 | Permalink | commenti (3)
categoria:pensieri, viaggi, poesia, riflessioni, ricordi, vita, diario, vacanze, impressioni, mangiar bene
sabato, 02 agosto 2008
PAESTUM
 
11 luglio 2008
 
Se perfino mostri sacri della letteratura come Ungaretti, Goethe, Tasso, Nietzsche hanno, in endecasillabi, versi sciolti od impressioni, magnificato Paestum significa che l’antica Poseidonia lascia un segno profondo in tutti coloro che la visitano guardando oltre la fredda pietra dei templi, immaginando le case, le strade, le
botteghe piene di gente affaccendata nelle incombenze giornaliere, indaffarata nei compiti giornalieri che ognuno aveva.
Allora si vedranno vite diafane, immateriali figure battere il ferro o portare l’acqua, assistere a tragedie nell’anfiteatro o ai riti propiziatori nei templi di Hera.
Lo scalpiccio dei piedi grandi e piccoli, calzati o no, che hanno calpestato e consumato per secoli le strade della città, ridendo e piangendo, odiando ed amando diventerà udibile dalle profondità del tempo dove pare debba finire questa perla dell’antichità lasciata languire e soffocare da amministratori de-efficienti sotto erbacce ed incuria.
Ma nemmeno le malerbe riescono a domare la maestosità delle colonne Doriche della Basilica o del tempio di Nettuno che da più di duemila anni guardano ad est, a quel sole sorgente di vita che vita diede a questo posto.
Peccato che, insensibile alla Storia ed alle sue origini, l’uomo contemporaneo cerchi in ogni modo di dimenticare il suo passato.
Che futuro mai avrà l’uomo senza passato?
Ecco il degrado, non c’è bisogno di parola alcuna.
 
  
 
   
 
   
 
   
 
  
 
 
 
 
 
 
postato da: noncelafopiu alle ore 16:19 | Permalink | commenti (1)
categoria:pensieri, viaggi, amore, riflessioni, ricordi, diario, vacanze, impressioni, degrado, paestum
lunedì, 28 luglio 2008
VELIA-ELEA
 
9 LUGLIO 2008
 
Quel giorno decidemmo di visitare Velia, l’antica Elea, fondata dai Focei antichi popoli emigranti clandestini pure loro che, per scampare ai Persiani di Ciro il Grande, migrarono per il Mediterraneo per approdare alla fine nella terra degli Enotri.
Dopo aver parcheggiato sotto il ponte della ferrovia all’ingresso ci guardano un po’ stupiti.
“Siete già la seconda coppia che visita la città!” esclama la bigliettaia che poi ci fa perdere la testa per raggranellare i quattro dico quattro euro (due ad personam) per entrare che non aveva il resto di cinque dico cinque euro.
Già questo la dice lunga sullo “stato di salute” della cultura da queste parti, che sono pure le “mie parti” in quanto terrone come e più di loro. Stato di salute che sarebbe peggiorato a Paestum, ma questa è un’altra storia.
Dunque siamo entrati in quella che fu la patria dell’omonima Scuola Filosofica istituita da Parmenide (« ... Orbene io ti dirò, e tu ascolta accuratamente il discorso, quali sono le vie di ricerca che sole sono da pensare: l'una che "è" e che non è possibile che non sia, e questo è il sentiero della Persuasione (infatti segue la Verità), l'altra che "non è" e che è necessario che non sia, e io ti dico che questo è un sentiero del tutto inaccessibile: infatti non potresti avere cognizione di ciò che non è (poiché non è possibile), né potresti esprimerlo. ...” Infatti lo stesso è pensare ed essere ») detta “veneranda e terribile” da Platone e precursore della civiltà occidentale a detta di Popper, dalla Porta Marina Sud salendo verso la Porta Rosa.
 
 
Siamo passati davanti e dentro le Terme Imperiali 
 
 
 
dove è ancora visibile il pavimento a mosaico.
 
 
Immaginavo Cicerone, Orazio e la gente comune rilassarsi in quel luogo duemila e passa anni fa.
Attraversando l’agorà di Velia per un attimo ho rivisto fantasmi di vita passeggiare per quel luogo: lo Zenone dei famosi paradossi, lo stesso terribile Parmenide o Melisso di Samo e li vedevo cogitabondi (bel termine eh?) a meditare sull’essere e sull’errore dei sensi.
Riprendiamo la salita.
Il sole picchia forte ma fortunatamente ci sono fontanelle alle quali dissetarsi. Su sempre più su sino alla torre angioina che ha inglobato parte del tempio dedicato, forse, ad Athena. 
La vista è… stupenda ed il pensiero va ai miliardi di occhi che hanno potuto godere di questo panorama nei secoli nella buona o cattiva fortuna, ormai polvere dispersa e forse nemmeno ricordo.
 
La bellezza del luogo però nulla può contro i borbottii di protesta provenienti dai nostri stomaci. Via allora alla ricerca di un ristorante che possa spegnere i morsi della fame.
 
Sul lungomare di Ascea Marina lo becchiamo al primo colpo!
Uè, consigliato dal Touring: la Lampara si chiama sull’omonimo lido.  
Siamo i primi clienti vista l’ora (mezzogiorno e mezzo, e ci si è chiesti e chiesto se la cucina fosse in funzione: “Ma certo!” ha escamato il gestore che ci ha accompagnato sulla veranda che dava sulla spiaggia privata del lido.
Signori una gioia per gli occhi ed il palato.
Antipasti di terra e di mare. Salumi e sottoli cilentani, misto mare in insalata (moscardini, seppioline e cozze), alici marinate, uno spaghetto al dente con generosissima aggiunta di cozze, pesce spada alla brace aromatizzato al rosmarino, frittura freschissima di paranza che, diobono, ti fa far pace col mondo cane, innaffiato come si deve con un Cilento bianco DOC della Barone Vini dal colore giallo paglierino, odore delicato e sapore fresco, armonico.
Dodici gradi aggiunti ai trenta dell’esterno hanno provocato quella che io chiamo “Superiore E Sublime Distacco Dal Mondo Crudele E Sorriso Ebete
Grazie.”
io sazio ma non satollo
 
postato da: noncelafopiu alle ore 16:29 | Permalink | commenti (3)
categoria:varie, pensieri, viaggi, riflessioni, diario, vacanze, impressioni, mangiare
martedì, 22 luglio 2008
VACANZE AGROPOLESI
 
Lungo il Golfo di Salerno varie gemme sono incastonate sui versanti montani che guardano il mare Tirreno.
Una di queste è Agropoli, la Porta del Cilento.
E’ il terzo anno che passiamo un paio di settimane di vacanze in questa riserva di bellezza.
Salendo per la ripidissima e strettissima via Eduardo De Filippo, attraverso un breve tunnel di alberi abbracciati in alto come teneri amanti a celare il cielo blu con le fronde scosse appena dalla brezza, si giunge infine sul cocuzzolo accompagnati da preghiere scritte a vernice rossa su cartelli di cartone invitanti ad “andare piano” e qui il respiro perde un colpo e gli occhi si spalancano: la cittadina è sulla rupe di fronte a noi, a picco sul porticciolo e il mare.

 
 
L’emozione che ci prende è sempre uguale, da tre anni.
Ci fermiamo un momento a riempirci gli occhi ed imbocchiamo la stradina che ci porta al piccolo nido affacciato splendidamente sulla Baia di Trentova tra il monte Tresino e la lunga linea della Costiera Amalfitana.  

            

(il nido)                                                                         (Monte Tresino)

Di fronte Capri, a 35 miglia, visibilissima nelle giornate di maestrale.
 
Ed è qui, su questo ciglio estremo che prima di ogni altra cosa colmiamo l’anima e gli occhi di questa meraviglia, meravigliati ogni volta dalla generosità della Natura così prodiga coi suoi figli e da loro continuamente violentata.
 
 
Un gabbiano plana pigro sulla baia mentre stormi di rondini e balestrucci sfrecciano veloci davanti a noi.
E’ in questo paradiso che trascorreremo i prossimi quindici giorni…
postato da: noncelafopiu alle ore 14:26 | Permalink | commenti (2)
categoria:pensieri, viaggi, musica, poesie, poesia, amore, riflessioni, favole, vita, diario, vacanze, impressioni, fiabe, pioggia, mangiare