lunedì, 24 novembre 2008

Usciti dal ristorante (io piuttosto alleggerito nella tasca posteriore dei pantaloni) Pepè mi invita a scolarci una delle acquaviti di sua contrabbandiera produzione <<così, per digerire.>>
- Scià uagliò, che mo ti faccio assaggiare un nettare, un’ ambrosia che manco gli dei hanno mai assaggiato!
- Peppì, jè cert Crist, mi sorprendi sempre… Ambrosia, ma dove hai imparato questa parole tu, che sicuramente conosci vita morte e miracoli di vacche e porci…
- Ihhh poche chiacchere uagliò! Tu la notte dormi e resti gnorande che manco i cani e te lo dico puro in straniero “manco los perros” ecco aqquà. Io la notte mo leggo, studio tremende (guardo) a televesioun e m’insegno un sacco di cose, m’insegno… senti qua “nessuno può essere saggio a stomaco vuoto”…
- Embè? – chiesi.
- Embè!? Uagliòòòòòò ma come cazzo è che sei arrivato in cima che sopra di te c’è solo ‘u Pateterne… Sei nell’Empireo dell’ignoranza, si nu barbaro, nu rozzo! George Eliot l’ha detto che era pure una femmina inglese che usava un nome maschio e cazzo com’era brutta!
-Va bene, va bene hai anche un vocabolario forbito neh? Barbaro, rozzo… avisse mise pure incolto, incivile, grezzo, digiuno… no digiuno no che sto scoppiando, ecchemadonna Pepè mi stai a smontare.
- Seee, jè la capa che devi smontare e non mi prendere per culo cu sti parole difficili… Incolto, bah! Ti ho sempre detto che dovresti “coltivarti” meglio amico mio!
PASQUINAAAAA – urlò il caro Pepè, visto che eravamo davanti al vecchio cancello chiuso e lui aveva dimenticato le chiavi. – Pasquì japre ‘u cangidde!
Il ronzio del cancello che si apriva ci accompagnò per il vialetto insieme all’abbaiare festoso della Nena e di due dei suoi ex cuccioli, Guerra e Dannazione, che ci giravano attorno in uno scodinzolio da mettere allegria.
Finì, l’allegria, quando entrammo in casa.
Le vecchie case di campagna, i trulli, hanno l’ingresso che da sulla “comune” la stanza principale della casa da cui si dipartono le altre camere.
Seduta al tavolo “buono” c’era la sorella vestita a lutto che piangeva a dirotto.
Persino il velo aveva indossato sulla capigliatura a crocchia.
- Eccheccazzo, Pasquì, chi è morto? Come stai? Che è successo?
Chiese in rapida successione Pepè alla sorella.
- Nesciuno, malamente, m’ha lassète!
Tre risposte singhiozzanti, tre fucilate della meschina che rimbalzavano sugli specchi appesi alle pareti.
- Ossignore! – esclamò Pepè gli occhi al soffitto – manco le fuliggine ha tolto, jè grave ‘u fatte… Pasqua…  Mo calmati e racconta che la calmezza ti calma e non piangi più che diventi brutta e ti vengono pure le vene vanitose alla faccia!
Eh Pepè, consolazione della sorella che lo abbraccia e comincia a dire tra un singhiozzo e l’altro:
- L’ho visto kur purk,(quel porco)‘u so viste giù alla banzina ca stève appoggiato alla sua macchina e faceva ‘u purk con quella zoccola di Palmina e ridevano tutti e due... Uahhhhh!
-Scià, Scià… alla benzina davanti a tutti e con Palmina poi… che quella è una santa… scià hai visto male…
- No, no! Sono entrata pure io alla benzina e sono scesa dalla macchina mia e gli ho detto a kur purk ca jère nu purk e non lo voglio più vedere Uahhhh!
- Allora si tu ca l’ha lassète (sei tu che lo hai lasciato) a quel grandissimo cornuto che te lo dicevo io che quello era malerba ma tu no! Eri ‘nnammurète de kur strunz!
- Non è cornuto! Io sono una ragazza seria!
- Va bene, va bene ma mo calmati e vedi che quello là kume cazze si chiama ‘u ‘nfermière… Carelli Catelli kur de Bére mi ha chiesto di nuovo come stavi Pasquì, pensaci è un buon partito, jè ‘nfermière, medicine aggratis…
- Ma a me nan me pièsce, io voglio sposarmi per amoooore!
- Pasquì… - le disse paziente Pepè - mo tu tiene cinquand’anne, ce vè acchianne (cosa stai cercando) Leonardo Di Capri? Nan tu ffè scappè pure a questo! L’amore viene dopo.
Le diede un bacio sulla fronte e dieci gocce di lexotan mentre l’accompagnava in camera sua.
Tirando su col naso Pasquina si calmò.
Mentre andavamo nella grotta che fungeva da cantina naturale a scolarci una mezza bottiglia di acquavite Pepè rimuginava tra sé.
- Cos’è sta storia di tua sorella?  E chi sarebbe “kur purk”?– chiesi dopo un paio di bicchierini.
- Eh, sapessi… E’ cominciato subito dopo gli Europei di calcio, t’arrecurde? “Kur purk” è Andonio che lavora al magazzino e porta il muletto… Pasqua si è innamorata come una baccalà di quindici anni. Lui non la pensa proprio ma
sono usciti pe ‘na pizza un paio di volte con amici comuni. Ecco la grande storia d’amore de soreme! E poikèra Palmina… Una grandissima ciuccia ca tiène na filosofie… Jè buona però sta filosofie… dice che la carne è debbola e che quando trova uno “spirito forte” lei non sa resistere! Seh spirito forte… spirito “duro” avisse a discere!

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venerdì, 21 novembre 2008
 
La domenica elettorale vide Pepè alle prese col volantinaggio più o meno davanti al seggio della scuola.
Mi aveva mollato un pacco di santini col suo nome e cognome e la raccomandazione di darmi da fare.
Quando tornai alla scuola vidi un po’ di agitazione sul piazzale e mi accorsi che il nostro era alle prese coi carabinieri, i vigili urbani ed alcuni, pensai, rappresentanti di lista.
- U sapève, lo sapevo che in questo paese ‘a democrazie nan ge stè, non esiste! Marascià, lo vedi a questo signore del cazzo? Bé questo stava dando i biglietti a Ciccio u Boss, a Jujuccio de Biangh e a Tonuccio Terraterre…
- Ma come ti permetti, ce temmurte! – rispose veemente Ginuzzo Jammeja cercando con la sua stazza non indifferente di lanciarsi contro la stazza non indifferente di Pepè a stento trattenuto dal maresciallo e da un vigile urbano.
- Calma, calma, stateve calme, che sennò vi porto in caserma a tutte duò! – esclamo autorevolmente il maresciallo. – Ma 'u sapite voi due che è proibbito dalla legge di dare i cazzi dei santini vicino ai seggi di ‘lezioun? E mi meraviglio di voi Ginuzzo, nu professore cum’a vuie scendere al livello di Pepè…
- Come sarebbe al livello di Pepè? – urlò Pepè veramente incazzato ora – Io, caro lei, sono almeno sedici o diciassette scale più sopra di questo… di questo… individuo con la laurea e poi con quella laurea pulisciti il culo!
Come Dio volle riuscii ad allontanarlo un po tirandolo per la giacchetta, un po’ spingendolo ma con i miei sessantaquattro chilogrammi cosa potevo fare contro quella montagna di carne che si chiama Pepè?
Dall’altra parte della strada c’era, e c’è ancora, un bar dove riuscii a far sedere il Pepè furioso. Ordinai una camomilla ma il nostro si era già calmato e, preso il cellulare chiamò la sorella per dirle che non sarebbe tornato per il pranzo che <<I ‘lezioun>> incombevano ed era necessaria la sua presenza fisica sul posto per tenere lontane <<le forze reazionarie e i preti>> e m’immaginavo i segni della croce della sorella Pasqua.
- A madonne già l’una!- esclamò – scià, andiamo a mangiare.
- Vabbuò – risposi – ma stavolta pago io che sennò mi dici che sono diventato uno sfruttatore della forza lavoro del proletariato!
- Ottimo! Era ora.
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giovedì, 06 novembre 2008
       Alterato.
Svanito in un dubbio rugginoso, in uno dei tanti pertugi che il crepuscolo lascia aperti prima di sprofondare nella notte, con una urgenza di gentilezza e d'affetto, è troppo chiedere amore e dover piangere per essere ricambiati?
C’era merito nel rallegrare le vostre vacanze raccontando
semplicemente le mie storie di ieri?
E vi scrutavo mentre noleggiavateun poco d'aria ai braccianti e alle loro vacche e poi regalare quasi gratis e a bizzeffe anni di fango ed altrocon promesse indecenti.
Vi spulciavo fino a scoperchiareuno per uno i vostri nascondigli pienidi scheletri con ancora brandelli di sensi appesi, col rimpianto della mia ingenuità persa già dalla prima fossa dove la curiosità moriva sorpresa e soppressa dai vostri <<Oh, ma che bravo>> e dai vostri ammiccamenti da capire, trascinati fuori dai bauli della cortesia al silicone ed io, nascosto dietro note di alberghi a due stelle a volte quasi musicali, protestavo le mie poesie sventolandole come bandiere per chissà quale illusione di futuro.
E nei salotti potevo strizzare i capezzoli delle contesse sempre madri o figlie di qualche madre/figlia e frustarle e farmi frustare a nove o diciotto code, carnefice e schiavo di quelle voglie celate dietro veli di fard e fondotinta, come un porcaro che si rallegra quando la scrofa figlia molti porcellini.
E la scena si ripeteva ogni giorno sempre uguale ed è difficile aprire gli occhi se occhi non si hanno ché questo mondo, l’astuto inganno, li ha cuciti col filo dello spot, nel rumore di scatole piene di vuoto e rotte come le mie.
Ed avevo paura.
Ma ora sarete voi che dovrete avere paura perché vi cercherò e vi stanerò dal mio e dai vostri nascondigli uno ad uno e passandomi davanti in fila indiana come i minuti interminabili di questo delirio, vi giudicherò e condannerò senza appello.
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mercoledì, 22 ottobre 2008
 
30. Albanese Giuseppe nato il 1° aprile 1956 detto Pepè
   contadino.
 
- E che cazzo proprio l’ultimo sono! - esclamò deluso il mio amico ammiccando come Spok in Star Trek.
In lista si era messo Pepè, per l’elezione del Consiglio comunale del paese.
Si era tirato a lucido come la sua O.S.C.A. MT4 - 2AD del 1956, l’auto sua coetanea che sognava, prima o poi, di possedere, sì di possedere come una femmina diceva…
Ed io lo sfottevo dicendogli che era un pervertito.
- E allora? Mica è colpa tua se il consiglio direttivo del partito ti ha messo in fondo. Esigenze di partito. – Gli risposi facendo spallucce.
- Bé vuoi mettere poter dire di essere il capolista… sarei diventato consigliere di sicuro, invece adesso… E poi… contadino. Imprenditore agricolo dovevano scrivere. Imprenditore suona meglio neh?
- Ma chi te l’ha fatto fare di metterti in lista, di prestare la tua faccia a questi… questi lupi-cani di politici di questo paese. E sì che li conosci! E se volevi essere “imprenditore agricolo” dovevi candidarti nella DC mica nei comunisti! Imprenditori sono i capitalisti, i comunisti so’ contadini, braccianti, operai…– Sbuffai sapendo quanto avesse brigato per avere un posto in lista.
- Già, hai ragione. Il fatto è che a quelli viene la puzza sotto al naso. Ed io sto molto tempo nella stalla delle vacche eccetera che sono molto più profumate di molti di loro. Però che bella faccia eh? Mo che mi sono fatto la barba e sono profumato come una vecchia zoccola faccio la mia porca figura eh Martì?
- Ihhh porca figura, che sei fatto vecchio Pepè! – gli dissi ridacchiando, - Ma ti sei visto le zampe di gallina attorno agli occhi, le rughe sulla faccia che sembri la cartina topografica delle Murge e…
- Uagliò, y ciampe de jaddine sono « rughe di espressione » ‘gnorande ! E altro che carta topografica della Murgia… I topo mica scrivono, e poi guarda che figura da Pigmalione nel costume fatto a mano, AMMANO uagliò, da Mest’ Mechièle de “Tata cum’è tust”!
- Un figurino seeeee. Circonferenza addominale quasi uguale all’orbita di Mercurio e che cazzo centra Pigmalione? Lui era un re di Cipro e si era innamorato di una statua e se la voleva sposare e il suo nome in greco deriva da “nano”, tu invece sembri un… maiale, sembri.
Pepè mi fissò con la fronte aggrottata come la lava raffreddatasi in onde sui crinali di un vulcano e come un vulcano sorrise a trentadue denti (Uè, questo è un lavoro fatto in Romania uagliò tremilaeduecento euro puliti puliti).
– Infatti, - disse gongolando – sono un porco in maglione, mica sono un gigante e ho una bambola di gomma che mi fa fare tutte le notti, non ha mai mal di testa, non si lamenta mai e non vuole una lira! – concluse con una sonora risata.
Rimango perplesso per un po’ non riuscendo a connettere Pigmalione col resto, quando lui mi fa sornione – Lo vedi Martì, lo vedi? La tua ignoranza sfiora vette supreme quasi degna dell’Empireo cielo!
- Ehhh? Ma da dove ti viene mo?
- E’ che tu sei rimasto ancorato come i barconi sui navigli di Milano che non li sposta nemmeno il Padreterno! Io so l’ingleso, giovane, che sono stato alcuni mesi a Crewe e lì o impari o mangiavi ‘sto c...
- Va bene, va bene spiegati. – Lo interruppi.
- Pigmalione… Pig ‘u purk in ingleso Malione ‘u maglioun cur ca te fasceve mamita aqquanne jiere uoagnôône,
puro io ho una statua di gomma vabbè ma vuoi mettere? E’ più morbida del marmo! E poi la circonferenza è uguale a due pigreco erre se non erro e non c’entra un cazzo con le brasciole e le polpette. Vieni che ci prendiamo il caffè.
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lunedì, 29 settembre 2008
 

 
 Torcendo l’ombra che mi insegue
ho voglia di accarezzare la tua voce
Sussurri che incendiano
i miei frammenti di infinito
tra una ferita nuda
e il cuore tra le mani.
 
 http://perlasmarrita.splinder.com/post/18279684/.....
 
Cammino, cane randagio senza alcuna meta.
Non ho più posti dove andare.
La polvere dell’oblio sotto e sopra le scarpe  mi attende nell’ombra.
Cattiva coscienza che mi aspetta da sempre e sempre su muri sporchi d’indifferenza.
Mulinelli di cartacce e foglie morte mi accompagnano nel breve viaggio verso l’oscurità.
Ombra anche tu, persa chissà quando e chissà dove, in un freddo mattino d’autunno o in una calda sera d’estate, tra i binari di una stazione più o meno centrale o tra i tavoli di qualche vecchio bistrôt.
Avrei desiderio, ho desiderio delle tue parole, dei tuoi bisbigli così eccitanti che da soli bruciano l’anima.
Ti vedo ombra pallida appena abbozzata nella bruma dei miei pensieri, tra i lecci del bosco, fra i coni di trulli diruti, nei granai, sulla sabbia,nell'acqua… tra le mie ansie e le mie teorie.
Labbra su labbra, piccole e grandi ed il battito duro del cuore che esausto sprizza faville, piccoli lampi d’infinito negli occhi.
Il buio mi accoglie come una nuova amante, mentre mi svesto dell’abito consunto della mia vita.
 
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categoria:racconti, fantasia
giovedì, 21 agosto 2008


2 AGOSTO 2008

Lo scodinzolo della bestia ci accompagna mentre infiliamo in auto il necessario per la prima giornata di mare giù a Trentova.
Come l’equipaggio di un aereo elenchiamo le cose da mare messe nel cofano della vecchia Tipo Fiat tuuutta contenta della vacanza: ombrellone… OK; zaino con costumi di ricambio e teli spiaggia… OK; borsa termica con una bottiglia da cinquecento ciccì di acqua minerale frizzante, una di chinotto san pellegrino più una di aranciata senza zuccheri aggiunti… OK; ghiaccio finto per borsa termica di cui sopra… OK! Ma insomma!
Sono passate da poco le otto del mattino ma la spiaggia, quella libera, è già piuttosto affollata al contrario del lido li a fianco (PUH!) quasi deserto.
Piantiamo l’umbrelùn nella sabbia umida e urgentemente in acqua che il richiamo atavico del grembo materno era così impellente che a momenti ce la facevamo addosso!
Il contatto della fresca acqua del Tirreno sulla pelle è godurioso veramente.
I muscoli erettori dei peli sono in piena attività ed è una sensazione mmm ecco!
Alle undici si torna a casa che il sole diobono è assolutamente ligio al suo dovere di… sole!
Infatti la scarpinata sino all’auto non è certo tra le più semplici.
Sono chiarissime le tracce che lasciamo sull’asfalto che si attacca alle ciabatte: dietro noi una scia di sudore e questo mondo tremolante nella calura. Le musiche di Ennio Morricone enfatizzano l’azione.
“Buona la prima” dice il regista (io) e ci infiliamo nel forno crematorio della Tipo adattata alla bisogna ché ora si gira un documentario tipo “Diocleziano e le persecuzioni ai cristiani in estate al mare".
A casa mi attacco alla bottiglia battendo il record mondiale di apnea fuori dall’acqua... l’acqua era “dentro” bevuta a cannella con sommo piacere dell’esofago e quant’altro.
Cuki appare, silenzioso fantasma color biondo miele, salutandoci caninamente.
Il furbastro ha sentito rumor di stoviglie ed è arrivato tomo tomo, a reclamare parte del rancio che il sottoscritto prepara con un delizioso grembiulino attorno alla vita (rosa e coi cuoricini! Dopo aver annusato l’aria ed aver deciso che il menu era di suo gradimento si accuccia leccandosi come da foto.

Insomma ci vuole il tempo che ci vuole per cuocere pasta e sughetto ed il canis bastardensis volge lo sguardo lontano, aspettando fiducioso.


Poteva tanta fiducia negli esseri umani non essere premiata? Certamente no ed ecco la sua brava ciotola di cibo che viene divorata in un battibaleno.
Abbaiando un ringraziamento il nostro si allontana ed è spettacolare guardarlo mentre osserva il vasto mare ed il lontano orizzonte cogitando sui massimi sistemi delle canine cose.


Deve aver risolto alcuni problemi esistenziali il nostro Cuki visto che dopo un po’ si dedicò alla sua vera specialità!
Quando si dice che il pensare stanca…
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giovedì, 07 agosto 2008
IL FANNULLONE
 
4 AGOSTO 2008    lunedì
 
Sono uno statale “Fannullone”.
Anzi sono IL Fannullone.
La Maiuscola è d’obbligo, tutti possono essere definiti “fannulloni” ma noi statali siamo la quintessenza, la crema, il fior fiore, il gotha, il jet set, l’empireo del fannullonismo! Ergo noblesse oblige.
Dopo una notte di bagordi passata in vari locali alla moda, con abuso di drinks very alcoholic da quindici eurozzi al colpo, mi crogiolo nel letto di rose. La sveglia ha suonato la musichetta che mi piace tanto “Calma, la calmitudine è una virtù della vita ed è lunedì, oggi malato come tutti i lunedì!”
Il mio pingue conto in banca è un po’ meno pingue ma chissenefotte! mò mi arriva tomo tomo lo stipendione che riporterà i miei vari conti alle Cayman, Tobago, Monacò, Luxembourg, Andorra a livelli mai visti prima: ci sono gli aumenti e gli arretrati!
Ho cambiato il mio SUV con uno very original very americano, costano meno al cambio attuale, cinquemilacinquecentociccì di vera potenza groar ed ho cambiato pochi giorni fa l’arredamento al mio loft. In piscina ho fatto installare uno scivolo e stasera ho un barbecue con altri quaranta “Fannulloni” come me nel mio giardino da mezzo ettaro.
Ci sarà anche il capo che mi onora con la sua presenza fannullonesca, ed il ministro, IL MINISTRO: un vero artista!
Pensate che l’On. Prof. Ministro ha percepito lo stipendio di parlamentare europeo intero sino ad aprile 2004, pur essendo assente alle sedute mediamente una volta su due! Mica si è decurtato la busta paga del cinquantunovirgolaottantottopercento. Eh no, altrimenti che Ministro sarebbe? E’ così che si fa. Un ottimo esempio per noi Fannulloni.
Ah il mio capo però, lui sì che un fannullone DOCG: si è fatto un ventisette metri da sogno.
Doppio divano posto su entrambi i lati del salone con un televisore al plasma da 32 pollici a scomparsa che divide il salotto dalla zona pranzo; giù (perché poi dire sottocoperta che è più lungo e poi mica ho visto coperte sul pavimento di sopra… boh!) la cabina armatoriale (uè credevo di vedere pistole e fucili macchèèè) una vera e propria suite luminosa e spaziosa, grazie alle due ampie finestrature open-view poste su entrambi i lati.
Oltre alla cabina dell’armatore, si trovano una doppia cabina con letti gemelli e bagno privato e una cabina VIP situata a prua.
Due motori da 2211 mHp soddisfano ampiamente le aspettative, spingendo la velocità massima fino a 29 nodi, con una velocità di crociera di 26.
In confidenza mi ha rivelato che se mi do da fare in capo a due o tre anni, con l’attuale ministro, potrò farmelo anch’io un yacht così.
La sveglia insiste, che palle.
Usti, sono quasi in ritardo, ma chissenefrega, sò Fannullone…


-Senza pretesa di voler strafare
io dormo al giorno quattordici ore
anche per questo nel mio rione
godo la fama di fannullone
ma non si sdegni la brava gente
se nella vita non riesco a far niente.-

(De Andrè - Villaggio, Il fannullone)
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mercoledì, 25 giugno 2008
mmmmm due giorni ancora e poi... VACANZAAAA due settimane due di completo relask! sole mare e passeggiate e carezze e coccole e sciòpping e gite in barca e accidenti! basta sognare, ma quanto è difficile far passare queste poche ore... e tornare a guardare...
OLTRE LE NUDE DUNE
 
                             
Il paglierino colore
dell’alba è
lieve carezza
sulla sabbia dorata
ricordo disciolto
in calore d’amplesso.
 
Libera il pensiero
il vasto orizzonte
che gonfia il cuore
oltre le nude dune.
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martedì, 24 giugno 2008
La corrida
 
Alla spicciolata arrivano gli amici.
Il primo è il solito Giorgio “buzzone” che trascina i suoi 100 chili per un metro e sessanta di altezza uguale 160 centimetri quadrati (da cui il “buzzone”) sbuffando come una vecchia 740 locomotiva a vapore del 1905.
“Novantanove sono! Non cominciate a rubare!” esclama salutandoci.
Poi arrivano gli altri ed è con sommo dispiacere che Franco ha lasciato a casa la moglie. “I gemelli, sapete…” si giustifica.
Manca mezz’ora alla partita e decidiamo di giocare a carte.
Siamo in otto quindi due tavoli da quattro per una Scopa con seguente “passatella” che noi chiamiamo “primiera”.
Io, come al solito, mi trovo col Maestro, ma che dico col Messia della suprema ciucciaggine Nuccio U’ Chialà che, affondato nelle sabbie mobili, nell’ordine: del fronte della gioventù, gioventù socialista, FGCI e radicali, ha una maniera “politica del gioco inteso come momento di svago da applicare al calcolo probabilistico sulla presa del settebello:” Ecco.
Perdiamo quasi per “cappotto”: due, DUE! a undici. Punto.
“La tua incommensurabile zucconità” gli dico “sfiora dei livelli di tale soprannaturalità che dubito assai che il buon Dio, inteso come Ente supremo, possa in qualche modo alleviare”
“Elamadonna!” E’ la risposta e prima di qualsiasi discussione arriva la Pasqua con la prima teglia di coniglio e patate quello sì divino.
E di vino innaffiato, un cabernet sauvignon della vigna esposta ad Ostro.
Quattordiciecinquanta senza aggiunta di nulla. Va giù che è una meraviglia ma presto arriva ai piani alti.
Tra una parolaccia tipica di chi si ustiona le dita ed il rumore masticatorio inizia la delicata Partita dell’Italia.
Insomma dopo un quarto d’ora di passaggi ragnatela vediamo rotolare delle palle fuori dal campo: sono le nostre!  ed allora torniamo al vizio giocatorio che io e Chialà vogliamo vendetta.
Macché, perdiamo la seconda partita e pure la terza.
Al che Pepè raccoglie le carte e me le mette sotto al braccio “Scite a sciuké o’ perruzze” Antico gioco consistente nel far girare una trottola di legno dopo averla avvolta con dello spago. Difficile anche quello.
La noiosa partita che nessuno più vede va avanti e pure noi andiamo avanti a mangiare e bere, in amenissima (e te credo) concitazione conversativa fino a che Rocchino annuncia i rigori.
Silenzio totale, assoluto. Si sentivano solo i borborigmi dei nostri stomaci costretti agli straordinari.
Villa tira… gol.
Grosso tira… gol
Cazorla tira… gol.
De rossi tira… parata di Casillas. “E’ finita” dice qualcuno.
Senna tira… gol.
Camoranesi tira… gol.
Guiza tira… ma Aquilone Buffon respinge e la speranza torna a brillare nei nostri occhi acquosi.
Di Natale tira… uno dice che con quel nome è gol certo, ma è il ventidue di giugno e Casillas para.
Fabregas tira… gol.
Ahì que dolor! El matador matato dal toro.
A quel punto della serata tutti a dare definizioni colorite, anzi di più, su tutti.
La meno offensiva è questa coniata da Mimmo “fiammifero” “Toni, degghi a’ fè i virme peggio du kès pund” (Toni che tu possa fare i vermi peggio del formaggio guasto).
Ite missa est.
Tra due anni ci saranno i mondiali, se vivremo…
Intanto il cronista di queste tre puntate di orge mangerecce, va a disintossicarsi dall’overdose di calcio e colesterolo in Cilento.            
Buone vacanze a tutti.
 
lunedì, 23 giugno 2008


Sotto il grande noce (dicono che abbia più di quattrocento anni) l’ombra fresca e le sdraio invitano alla conversazione sui massimi sistemi.         
“Il sistema sicuro per digerire l’enorme quantità di polpette che hai mangiato, mi dice Pepè, è squagliarle con questo!” In mano ha una bottiglia verde scura con tappo di sughero che sbatte sul tavolo.    Sulla quasi etichetta una scritta col pennarello: “i murt tegghue”, i morti tuoi… “Pure l’etichetta è artigianale? Potevi farla fare da chi capisce di grafica Pepè, la tua rosperia è seconda solo a quella di Paperone!” gli dico con una smorfia.
“E l’arte” mi risponde sorpreso “ Vuoi mettere l’originale e ruspante schizzo di un cozzalone come me? Ma tu conosci un certo Picasso o Mirò?”.
“Mirò, Picasso… ma come picasso parli Pepè, che hai mangiato arte e cultura? Ma non eri allergico grave a quei blocchi di fogli che si chiamano libri?”.
“Vafangùlo, và!” mi fa mentre versa il liquido limpidissimo “Buttalo giù in un colpo solo, come i veri uomini!”
Il “glu” fu secco e solitario ed all’improvviso il mondo diventa acquoso, le lacrime non mi fanno mettere bene a fuoco la faccia ghignante di Pepè e la sua risata sembra provenire dall’oltrepo pavese.
Ansimante per l’estrema secchezza delle fauci gli sputo un farfugliante “Ma che cazzo era…” prima di attaccarmi alla fontana.
Accendiamo il forno a legna che stasera mica si può perdere tempo con coltelli e forchette ecchecà… no, no la Pasqua sta “trombando” la pasta per le focacce mentre il figlio Rocchino (un bestio da un metro e novanta) prepara i conigli da arrostire e la figlia Palmina (dalle grosse tette) è nell’orto a raccogliere insalate e pomodori.
“Ma chi verrà stasera alla partita?” domando incuriosito dalla quantità di cibo che stanno preparando.
“Mm, a’ venì “Fiammifero”, “Mba Fr”, Giorgio “Buzzone”, Giorgio “Pond i Kule”, “U’ Chialà”, cugginete Ninetto, “Pierino “Don P’ddikkie” e relative famiglie. Sai che Mba Fr. ha fatto stampare due gemelli alla nuova miglie? Una bonazza polacca che neanche nel Dash potevi trovarla!”
“Minchia! Ha mollato Anna e i ragazzi e si è sposato con quest’altra qua?”
“Eh, quest’altra qua… Pasquìììì, purteme l’albùm delle fotografie del battesimo di Mba Fr. per favore” Urla Pepè alla sorella.
Pasqua è veloce a portare l’album che Pepè apre su di una foto che ritrae una splendida donna di circa trent’anni.
“Ecco quest’altra qua” dice Pepè “ e questa è la sua ex, a vit a defférénze? E poi i “ragazzi” sono grandi, hanno più di vent’anni mi pare. Vit a “Pulakk” y vit a meddiére. Chi puo battere la polaccona bonazza?”
“Tu sì nu purk criète! E certe y murt!” esclama la Pasqua indignata.
“Ecco perché nan me so spuséte mè” le urla dietro il fratello ridendo.
Si sa che la complicità maschile in fatto di femmine è totale ed indiscriminata.
Davanti alla bellezza di un corpo femminile giovane viene difficile trovare argomenti a favore della ex moglie di Franco.
Quasi impossibile.
Impossibile…
Sono le sette di sera tra un attimo inforniamo le sei focacce e le teglie coi conigli preparati secondo tradizione contadina.
Non ci resta che aspettare gli ospiti e la cottura
 
22 giugno 2008 ore 19 circa