giovedì, 15 gennaio 2009

"...È stato aiere 'o juomo, 'a chiromante,

liggenneme cu 'a lente mmiezo 'a mano,
mm'ha ditto: "Siete stato un triste amante, vedete questa linea comme è strana?

Questa se chiamma 'a linea del cuore,
arriva mmiezo 'o palmo e po' ritorna.
Che v'aggia di, carissimo signore;
cu chesta linea vuie tenite 'e ccorne.

Guardate st'atu segno fatto a uncino,
stu segno ormai da tutti è risaputo
ca 'o porta mmiezo 'a mano San Martino,
o Santo prutettore d' 'e comute". (E ccorne; Totò)

Bè... all'anagrafe mi imposero il nome di Martino.
Quasi profeticamente, direi.
E allora? Non è forse vero, come aggiungeva Totò nella sua poesia, che persino Napoleone era cornuto ed è diventato un imperatore? E che dire dei vari VIPS che ci pregiano della loro cornuta presenza nei rotocalchi gossippari di questa Repubblica bananifera? E i cervi dal palco più bello non sono forse i migliori riproduttori ed hanno un harem di parecchie femmine? E i tori eh? I tori?
"Mi sento un toro" si sente ancora oggi dire davanti a rappresentati femminili della specie umana dotate di ehm... caratteristiche particolarmente esagerate. Dimenticando forse che il ruminante ha un bel paio di corna sul cranio?
 
Ma sì, facciamo le corna sperando non ci facciano le corna le nostre compagne… al cielo alla terra alla maniera tierra e cielo di partenopea memoria.
E se proprio diventiamo o siamo cornuti consoliamoci che per ogni cornuto certamente c’è una… vacca.
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lunedì, 24 novembre 2008

Usciti dal ristorante (io piuttosto alleggerito nella tasca posteriore dei pantaloni) Pepè mi invita a scolarci una delle acquaviti di sua contrabbandiera produzione <<così, per digerire.>>
- Scià uagliò, che mo ti faccio assaggiare un nettare, un’ ambrosia che manco gli dei hanno mai assaggiato!
- Peppì, jè cert Crist, mi sorprendi sempre… Ambrosia, ma dove hai imparato questa parole tu, che sicuramente conosci vita morte e miracoli di vacche e porci…
- Ihhh poche chiacchere uagliò! Tu la notte dormi e resti gnorande che manco i cani e te lo dico puro in straniero “manco los perros” ecco aqquà. Io la notte mo leggo, studio tremende (guardo) a televesioun e m’insegno un sacco di cose, m’insegno… senti qua “nessuno può essere saggio a stomaco vuoto”…
- Embè? – chiesi.
- Embè!? Uagliòòòòòò ma come cazzo è che sei arrivato in cima che sopra di te c’è solo ‘u Pateterne… Sei nell’Empireo dell’ignoranza, si nu barbaro, nu rozzo! George Eliot l’ha detto che era pure una femmina inglese che usava un nome maschio e cazzo com’era brutta!
-Va bene, va bene hai anche un vocabolario forbito neh? Barbaro, rozzo… avisse mise pure incolto, incivile, grezzo, digiuno… no digiuno no che sto scoppiando, ecchemadonna Pepè mi stai a smontare.
- Seee, jè la capa che devi smontare e non mi prendere per culo cu sti parole difficili… Incolto, bah! Ti ho sempre detto che dovresti “coltivarti” meglio amico mio!
PASQUINAAAAA – urlò il caro Pepè, visto che eravamo davanti al vecchio cancello chiuso e lui aveva dimenticato le chiavi. – Pasquì japre ‘u cangidde!
Il ronzio del cancello che si apriva ci accompagnò per il vialetto insieme all’abbaiare festoso della Nena e di due dei suoi ex cuccioli, Guerra e Dannazione, che ci giravano attorno in uno scodinzolio da mettere allegria.
Finì, l’allegria, quando entrammo in casa.
Le vecchie case di campagna, i trulli, hanno l’ingresso che da sulla “comune” la stanza principale della casa da cui si dipartono le altre camere.
Seduta al tavolo “buono” c’era la sorella vestita a lutto che piangeva a dirotto.
Persino il velo aveva indossato sulla capigliatura a crocchia.
- Eccheccazzo, Pasquì, chi è morto? Come stai? Che è successo?
Chiese in rapida successione Pepè alla sorella.
- Nesciuno, malamente, m’ha lassète!
Tre risposte singhiozzanti, tre fucilate della meschina che rimbalzavano sugli specchi appesi alle pareti.
- Ossignore! – esclamò Pepè gli occhi al soffitto – manco le fuliggine ha tolto, jè grave ‘u fatte… Pasqua…  Mo calmati e racconta che la calmezza ti calma e non piangi più che diventi brutta e ti vengono pure le vene vanitose alla faccia!
Eh Pepè, consolazione della sorella che lo abbraccia e comincia a dire tra un singhiozzo e l’altro:
- L’ho visto kur purk,(quel porco)‘u so viste giù alla banzina ca stève appoggiato alla sua macchina e faceva ‘u purk con quella zoccola di Palmina e ridevano tutti e due... Uahhhhh!
-Scià, Scià… alla benzina davanti a tutti e con Palmina poi… che quella è una santa… scià hai visto male…
- No, no! Sono entrata pure io alla benzina e sono scesa dalla macchina mia e gli ho detto a kur purk ca jère nu purk e non lo voglio più vedere Uahhhh!
- Allora si tu ca l’ha lassète (sei tu che lo hai lasciato) a quel grandissimo cornuto che te lo dicevo io che quello era malerba ma tu no! Eri ‘nnammurète de kur strunz!
- Non è cornuto! Io sono una ragazza seria!
- Va bene, va bene ma mo calmati e vedi che quello là kume cazze si chiama ‘u ‘nfermière… Carelli Catelli kur de Bére mi ha chiesto di nuovo come stavi Pasquì, pensaci è un buon partito, jè ‘nfermière, medicine aggratis…
- Ma a me nan me pièsce, io voglio sposarmi per amoooore!
- Pasquì… - le disse paziente Pepè - mo tu tiene cinquand’anne, ce vè acchianne (cosa stai cercando) Leonardo Di Capri? Nan tu ffè scappè pure a questo! L’amore viene dopo.
Le diede un bacio sulla fronte e dieci gocce di lexotan mentre l’accompagnava in camera sua.
Tirando su col naso Pasquina si calmò.
Mentre andavamo nella grotta che fungeva da cantina naturale a scolarci una mezza bottiglia di acquavite Pepè rimuginava tra sé.
- Cos’è sta storia di tua sorella?  E chi sarebbe “kur purk”?– chiesi dopo un paio di bicchierini.
- Eh, sapessi… E’ cominciato subito dopo gli Europei di calcio, t’arrecurde? “Kur purk” è Andonio che lavora al magazzino e porta il muletto… Pasqua si è innamorata come una baccalà di quindici anni. Lui non la pensa proprio ma
sono usciti pe ‘na pizza un paio di volte con amici comuni. Ecco la grande storia d’amore de soreme! E poikèra Palmina… Una grandissima ciuccia ca tiène na filosofie… Jè buona però sta filosofie… dice che la carne è debbola e che quando trova uno “spirito forte” lei non sa resistere! Seh spirito forte… spirito “duro” avisse a discere!

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categoria:politica, racconti, ricordi, vita, storie
mercoledì, 12 novembre 2008

 

 ...ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire a quanti curvi
il fischio che si spande in aria
"Fratello non temere io corro al mio dovere"
trionfi la giustizia proletaria...

F. Guccini, tanti tanti anni fa.

 

 

 

 

Ma qualcuno (a parte Mara  ) si ricorda di quei tempi di grande fermento politico e culturare, di quei momenti di condivisione dei grandi ideali: la libertà, L'emancipazione del proletariato, il diritto allo studio, i diritti civili, il lavorare meno lavorare tutti... 

Bé, la Storia si ripete con uomini diversi ma senza il grande carisma di quelli di ieri. Dove sono i Con-Bendit, I Capanna, i Bobbio ma anche artisti come Dylan o Baez e, perché no?, il Morandi di "C'era un ragazzo...", i Nomadi, De Andrè e il sunnominato.

Oggi, chi abbiamo oggi capace di dare respiro ai pur capaci polmoni giovanili di oggi?

 

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categoria:politica, riflessioni
venerdì, 17 ottobre 2008

SILVIO IL SOCIALISTA  
 
La crisi delle borse continua a tenere banco.
Il Berlusconi presidente operaio, si è improvvisato consulente finanziario, consigliando l'acquisto di specifiche azioni quotate al listino della borsa di Milano, ovvero quelle di Eni ed Enel che sarebbero sottovalutate (dice cento denti) da un mercato ormai «in preda al panico», e in particolare l'Eni, «grazie al prezzo del petrolio, quest'anno presenterà un profitto straordinario».
A chi il profitto? A noi!
Infatti, i piccoli polli che hanno comprato hanno fatto i… polli e son stati spennati ancora un po’.
Crollate a picco di un buon 5 o 6 percento.
Ma come sono contento.
Questo individuo, signori, questo fine analista finanziario lo abbiamo mandato a governare la nazione insieme a quell’altro cervellone della finanza “creativa”.
Ve la ricordate la finanza creativa di quella specie di economista Tremonti?
Le cartolarizzazioni, niente aiuti di stato, eccetera?
No eh? Non lo ricordate o fate finta di non ricordare?
Oggi lo psyconano squaliformes, l’Oxynotus centrina, invece, esce dalla tana con un aiutone di stato nella miglior tradizione della prima repubblica.
INVOCATO questo aiutino con il sorrisino soddisfatto di chi ancora una volta ci ha fregati.
Persino Libero Feltri s’è indignato! Feltri, cazzo, che per penna del suo accolito Giannino scrive,su quella specie di giornale da cesso: “Quando un capo di governo dice che bisogna dare aiuti di Stato alle imprese, i casi sono essenzialmente tre. Il primo è che voglia fare piaceri ad amici, o amici degli amici. Il secondo è che sia un socialista, un collettivista, uno statalista, chiamatelo come meglio vi piace. Il terzo è che abbia paura di quel che può succedere, se non si fa fare allo Stato quel che lo Stato pensate non dovrebbe fare quasi mai, almeno se siete un liberale. Le parole di Silvio Berlusconi pronunciate ieri rientrano in questa terza categoria.Dobbiamo sperarlo, almeno. In caso contrario, alla luce delle pessime prove date dallo Stato italiano nella storia quando ha allungato la sua mano nell’economia, poveri noi.”.
Berlusconi è tornato socialista! Aripaga Pantalone!
SVEGLIA coglioni! Questi non ci lasceranno con le toppe al culo, ce lo faranno il culo a cappill’e prete et similia.
Ma non vi vergognate nemmeno un poco forzisti? O siete pronti a voltare gabbana a seconda di quel che dice il vostro vero signore e padrone?
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categoria:politica, impressioni, schifezze
giovedì, 11 settembre 2008

Va che roba! Neanche un piccolissimo buco nero creato per soddisfare i pavidi scienziati sussiegosi e catastrofisti
che ne aspettavano almeno uno.
Uno qualunque da confrontare col buco nero (quello si cosmico) del debito pubblico o di quell’altro buco nero dai denti di squalo che inghiotte, inghiotte, inghiotte senza curarsi delle rovine che si prospettano appena dietro l’angolo.
Il bosone (ma cosa c@§¤ sarà mai!)di Higgs (chi? quello di Magnum P.I.?) l’effimera particella di Dio sì ma quale? Il dio.ooo.ooo.ooo che partecipa agli utili? Oppure il dio dei senza dio, quelli che senza porre dei per lo mezzo scandagliano, scavano, indagano per capire il mondo?
Va a rotoli il mondo, ma che καζζο di squola avranno frequentato!
Per es. la Guzzanti sotto inchiesta per vilipendio al Papa… VILIPENDIO a Natziger quando dovrebbe essere lui ad essere processato per abuso della credulità popolare.
Va che roba come se il fatto di essere papa lo possa in qualche modo salvare.
Altro esempio far passare come un affare per il Popolo Italiano l’affaire Alitalia… Ma qualitalia dei miei zebedei! A loro le palanche a noi i debiti che sono pure debiti formativi dato che non abbiamo ancora capito che lorsignori a calci nel luogo deputato alla funzione essenziale dell’evacuazione dei prodotti di scarto della digestione dovrebbero essere presi! Bocciati, quindi, e tutti a cantare. via!


Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone?
Sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Venite tutti in piazza fra due ore
vi riempirete gli occhi di parole
la gola di sospiri per amore
e il cuor farà tremila capriole.

 

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categoria:politica, impressioni, censura, degrado
giovedì, 07 agosto 2008
IL FANNULLONE
 
4 AGOSTO 2008    lunedì
 
Sono uno statale “Fannullone”.
Anzi sono IL Fannullone.
La Maiuscola è d’obbligo, tutti possono essere definiti “fannulloni” ma noi statali siamo la quintessenza, la crema, il fior fiore, il gotha, il jet set, l’empireo del fannullonismo! Ergo noblesse oblige.
Dopo una notte di bagordi passata in vari locali alla moda, con abuso di drinks very alcoholic da quindici eurozzi al colpo, mi crogiolo nel letto di rose. La sveglia ha suonato la musichetta che mi piace tanto “Calma, la calmitudine è una virtù della vita ed è lunedì, oggi malato come tutti i lunedì!”
Il mio pingue conto in banca è un po’ meno pingue ma chissenefotte! mò mi arriva tomo tomo lo stipendione che riporterà i miei vari conti alle Cayman, Tobago, Monacò, Luxembourg, Andorra a livelli mai visti prima: ci sono gli aumenti e gli arretrati!
Ho cambiato il mio SUV con uno very original very americano, costano meno al cambio attuale, cinquemilacinquecentociccì di vera potenza groar ed ho cambiato pochi giorni fa l’arredamento al mio loft. In piscina ho fatto installare uno scivolo e stasera ho un barbecue con altri quaranta “Fannulloni” come me nel mio giardino da mezzo ettaro.
Ci sarà anche il capo che mi onora con la sua presenza fannullonesca, ed il ministro, IL MINISTRO: un vero artista!
Pensate che l’On. Prof. Ministro ha percepito lo stipendio di parlamentare europeo intero sino ad aprile 2004, pur essendo assente alle sedute mediamente una volta su due! Mica si è decurtato la busta paga del cinquantunovirgolaottantottopercento. Eh no, altrimenti che Ministro sarebbe? E’ così che si fa. Un ottimo esempio per noi Fannulloni.
Ah il mio capo però, lui sì che un fannullone DOCG: si è fatto un ventisette metri da sogno.
Doppio divano posto su entrambi i lati del salone con un televisore al plasma da 32 pollici a scomparsa che divide il salotto dalla zona pranzo; giù (perché poi dire sottocoperta che è più lungo e poi mica ho visto coperte sul pavimento di sopra… boh!) la cabina armatoriale (uè credevo di vedere pistole e fucili macchèèè) una vera e propria suite luminosa e spaziosa, grazie alle due ampie finestrature open-view poste su entrambi i lati.
Oltre alla cabina dell’armatore, si trovano una doppia cabina con letti gemelli e bagno privato e una cabina VIP situata a prua.
Due motori da 2211 mHp soddisfano ampiamente le aspettative, spingendo la velocità massima fino a 29 nodi, con una velocità di crociera di 26.
In confidenza mi ha rivelato che se mi do da fare in capo a due o tre anni, con l’attuale ministro, potrò farmelo anch’io un yacht così.
La sveglia insiste, che palle.
Usti, sono quasi in ritardo, ma chissenefrega, sò Fannullone…


-Senza pretesa di voler strafare
io dormo al giorno quattordici ore
anche per questo nel mio rione
godo la fama di fannullone
ma non si sdegni la brava gente
se nella vita non riesco a far niente.-

(De Andrè - Villaggio, Il fannullone)
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martedì, 24 giugno 2008
La corrida
 
Alla spicciolata arrivano gli amici.
Il primo è il solito Giorgio “buzzone” che trascina i suoi 100 chili per un metro e sessanta di altezza uguale 160 centimetri quadrati (da cui il “buzzone”) sbuffando come una vecchia 740 locomotiva a vapore del 1905.
“Novantanove sono! Non cominciate a rubare!” esclama salutandoci.
Poi arrivano gli altri ed è con sommo dispiacere che Franco ha lasciato a casa la moglie. “I gemelli, sapete…” si giustifica.
Manca mezz’ora alla partita e decidiamo di giocare a carte.
Siamo in otto quindi due tavoli da quattro per una Scopa con seguente “passatella” che noi chiamiamo “primiera”.
Io, come al solito, mi trovo col Maestro, ma che dico col Messia della suprema ciucciaggine Nuccio U’ Chialà che, affondato nelle sabbie mobili, nell’ordine: del fronte della gioventù, gioventù socialista, FGCI e radicali, ha una maniera “politica del gioco inteso come momento di svago da applicare al calcolo probabilistico sulla presa del settebello:” Ecco.
Perdiamo quasi per “cappotto”: due, DUE! a undici. Punto.
“La tua incommensurabile zucconità” gli dico “sfiora dei livelli di tale soprannaturalità che dubito assai che il buon Dio, inteso come Ente supremo, possa in qualche modo alleviare”
“Elamadonna!” E’ la risposta e prima di qualsiasi discussione arriva la Pasqua con la prima teglia di coniglio e patate quello sì divino.
E di vino innaffiato, un cabernet sauvignon della vigna esposta ad Ostro.
Quattordiciecinquanta senza aggiunta di nulla. Va giù che è una meraviglia ma presto arriva ai piani alti.
Tra una parolaccia tipica di chi si ustiona le dita ed il rumore masticatorio inizia la delicata Partita dell’Italia.
Insomma dopo un quarto d’ora di passaggi ragnatela vediamo rotolare delle palle fuori dal campo: sono le nostre!  ed allora torniamo al vizio giocatorio che io e Chialà vogliamo vendetta.
Macché, perdiamo la seconda partita e pure la terza.
Al che Pepè raccoglie le carte e me le mette sotto al braccio “Scite a sciuké o’ perruzze” Antico gioco consistente nel far girare una trottola di legno dopo averla avvolta con dello spago. Difficile anche quello.
La noiosa partita che nessuno più vede va avanti e pure noi andiamo avanti a mangiare e bere, in amenissima (e te credo) concitazione conversativa fino a che Rocchino annuncia i rigori.
Silenzio totale, assoluto. Si sentivano solo i borborigmi dei nostri stomaci costretti agli straordinari.
Villa tira… gol.
Grosso tira… gol
Cazorla tira… gol.
De rossi tira… parata di Casillas. “E’ finita” dice qualcuno.
Senna tira… gol.
Camoranesi tira… gol.
Guiza tira… ma Aquilone Buffon respinge e la speranza torna a brillare nei nostri occhi acquosi.
Di Natale tira… uno dice che con quel nome è gol certo, ma è il ventidue di giugno e Casillas para.
Fabregas tira… gol.
Ahì que dolor! El matador matato dal toro.
A quel punto della serata tutti a dare definizioni colorite, anzi di più, su tutti.
La meno offensiva è questa coniata da Mimmo “fiammifero” “Toni, degghi a’ fè i virme peggio du kès pund” (Toni che tu possa fare i vermi peggio del formaggio guasto).
Ite missa est.
Tra due anni ci saranno i mondiali, se vivremo…
Intanto il cronista di queste tre puntate di orge mangerecce, va a disintossicarsi dall’overdose di calcio e colesterolo in Cilento.            
Buone vacanze a tutti.
 
lunedì, 23 giugno 2008


Sotto il grande noce (dicono che abbia più di quattrocento anni) l’ombra fresca e le sdraio invitano alla conversazione sui massimi sistemi.         
“Il sistema sicuro per digerire l’enorme quantità di polpette che hai mangiato, mi dice Pepè, è squagliarle con questo!” In mano ha una bottiglia verde scura con tappo di sughero che sbatte sul tavolo.    Sulla quasi etichetta una scritta col pennarello: “i murt tegghue”, i morti tuoi… “Pure l’etichetta è artigianale? Potevi farla fare da chi capisce di grafica Pepè, la tua rosperia è seconda solo a quella di Paperone!” gli dico con una smorfia.
“E l’arte” mi risponde sorpreso “ Vuoi mettere l’originale e ruspante schizzo di un cozzalone come me? Ma tu conosci un certo Picasso o Mirò?”.
“Mirò, Picasso… ma come picasso parli Pepè, che hai mangiato arte e cultura? Ma non eri allergico grave a quei blocchi di fogli che si chiamano libri?”.
“Vafangùlo, và!” mi fa mentre versa il liquido limpidissimo “Buttalo giù in un colpo solo, come i veri uomini!”
Il “glu” fu secco e solitario ed all’improvviso il mondo diventa acquoso, le lacrime non mi fanno mettere bene a fuoco la faccia ghignante di Pepè e la sua risata sembra provenire dall’oltrepo pavese.
Ansimante per l’estrema secchezza delle fauci gli sputo un farfugliante “Ma che cazzo era…” prima di attaccarmi alla fontana.
Accendiamo il forno a legna che stasera mica si può perdere tempo con coltelli e forchette ecchecà… no, no la Pasqua sta “trombando” la pasta per le focacce mentre il figlio Rocchino (un bestio da un metro e novanta) prepara i conigli da arrostire e la figlia Palmina (dalle grosse tette) è nell’orto a raccogliere insalate e pomodori.
“Ma chi verrà stasera alla partita?” domando incuriosito dalla quantità di cibo che stanno preparando.
“Mm, a’ venì “Fiammifero”, “Mba Fr”, Giorgio “Buzzone”, Giorgio “Pond i Kule”, “U’ Chialà”, cugginete Ninetto, “Pierino “Don P’ddikkie” e relative famiglie. Sai che Mba Fr. ha fatto stampare due gemelli alla nuova miglie? Una bonazza polacca che neanche nel Dash potevi trovarla!”
“Minchia! Ha mollato Anna e i ragazzi e si è sposato con quest’altra qua?”
“Eh, quest’altra qua… Pasquìììì, purteme l’albùm delle fotografie del battesimo di Mba Fr. per favore” Urla Pepè alla sorella.
Pasqua è veloce a portare l’album che Pepè apre su di una foto che ritrae una splendida donna di circa trent’anni.
“Ecco quest’altra qua” dice Pepè “ e questa è la sua ex, a vit a defférénze? E poi i “ragazzi” sono grandi, hanno più di vent’anni mi pare. Vit a “Pulakk” y vit a meddiére. Chi puo battere la polaccona bonazza?”
“Tu sì nu purk criète! E certe y murt!” esclama la Pasqua indignata.
“Ecco perché nan me so spuséte mè” le urla dietro il fratello ridendo.
Si sa che la complicità maschile in fatto di femmine è totale ed indiscriminata.
Davanti alla bellezza di un corpo femminile giovane viene difficile trovare argomenti a favore della ex moglie di Franco.
Quasi impossibile.
Impossibile…
Sono le sette di sera tra un attimo inforniamo le sei focacce e le teglie coi conigli preparati secondo tradizione contadina.
Non ci resta che aspettare gli ospiti e la cottura
 
22 giugno 2008 ore 19 circa
sabato, 21 giugno 2008
Quando la torre dell’orologio batte le tre, è tradizione raccogliere le briciole dalla tovaglia macchiata da poche gocce di ottimo Primitivo di Manduria per preparare il desco ai riti del caffè e del sigaro. E si comincia a parlare per il piacere di parlare, perché c’è condivisione di passioni e perché le parole pacate aiutano la digestione anche se questa Nazionale maiala fa di tutto per restarti sullo stomaco.
Le prelibate pietanze di sublime umiltà preparate dalla signora Maria ed il panorama di dolci colline predispongono comunque alla clemenza della corte verso i prodi pedatori che tanto fanno soffrire gli ammalati ed ammaliati dal tifo per una squadra che pare persa, e lo è, in cervellotiche e sterili geometrie inconoscibili ai più che vogliono solo bel gioco e gol, gol, gol. Un’overdose di gol per poter urlare alla luna la propria forza in una Europa che ci schiaccia e con un governo che ci umilia.
Umiliati dalle tre pappine tre che un’Olanda snella e veloce ha propinato ad Aquilone Buffon gran curatore di calci di rigore, uccellato col numero perfetto da piedi dai nomi impronunciabili.
Offesi, sì offesi da una mediocre Romania mediocri noi a imprecare contro arbitri occhialuti e sbuffare contro l’avversa fortuna.
Il sigaro è spento e la Maria ci porta un limoncello artigianale da lacrimatoio tanto è buono: “E’ fatto con l’amore per la tradizione” dice. Dice Gianni, il marito, “Ma Cassano…” appunto Cassano El Pibe di Barivecchia ingabbiato dai pochi minuti giocati esecutore puntuale degli ordini di Tristezza Donadoni nella partita vinta senza grossi rischi con la Francia ormai dismessa come ai tempi di Pétain, la loro Maginot inguardabile. Ed è grazie alla loro sorte benigna se i gallici cugini non hanno avuto una vera e propria débacle. Un gol su rigore di Pirlo ed uno su calcio di punizione di De Rossi.
Non riesce L’Italia a segnare su azione. Porta stregata o portieroni in stato di grazia non si riesce a gonfiare la benedetta rete.
Domenica c’è la Spagna. Siamo la sua bestia nera. Ottantotto sono gli anni di sconfitte spagnole, qualcosa vorrà pur dire.
Hasta luego.
 
giovedì, 19 giugno 2008

VIVA L’ITALIA

La Nazione, il 17 portasfiga 2008 alle ore ventiequarantacinque, si è fermata per osannare o lapidare gli eroi scesi in campo a difendere la Patria dai Galli invasori.
I Vercingetorigi transalpini ci aspettavano famelici di conquista visti i magri risultati raccolti nelle due precedenti campagne.
Fu in quel preciso momento, quando l’inno mameliano si levò al cielo, che la piazza Vittorio Emanuele II Re d’Italia e Padre della Patria si alzò tutta in piedi e con voce roca cantò il sacro inno.
La battaglia inizia al fischio della locomotiva Lubos ma fu subito chiaro che la legione italiana spiccava in superiorità tecnica e mentale ed anche in quella numerica, palesandosi essa al ventiquattresimo, quando il vile e proditorio attacco da parte di Abidal  ai danni del nostro Primus Pilus Toni ne provocò l’espulsione con pubblico ludibrio.
Dura lex sed lex ed il rigore con cui il supremo giudice giudicò fu cosa giusta.
In quell’attimo l’esultanza della piazza ricordò a molti i cine giornali da piazza Venezia ed immediatamente dopo il silenzio tombale e timorato di Dio che esplose in grida di conquista e trionfo, gioia e tripudio all’insacco nella gallica rete, difesa dall’incolpevole (ma non per questo meno Gallo) Coupet, della sacra sfera da parte del giustiziere Pirlo.
Soffre la Gallia la grande aggressività della legione Romana e del suo grande stratega Donadoni che, incitava i suoi alla battaglia i quali stimolati anche dai latini cori italici provenienti dall’anfiteatro, lasciavano niente di spazio a centro campo agli antipatici pressandoli come schiacciatine e rompendo ogni rifornimento alle punte che, spunte, non poterono che piangere calde lacrime quando al sessantaduesimo su punizione giustissima il pallone magico si materializzò de novo alle terga del sempre più incolpevole portiere di albergo Gallo, calciato dal piede incantato del centurione De Rossi che con supremo calcolo matematico-propiziatorio-metafisico colpì con precisione l’artiglio della barriere facendo deviare il globo terracqueo verso la porta.
GOOOOOOOL urlò all’unisono la folla osannante al dio Pallone mentre la festa prese nuova vita con scoppio di mortaretti e trombe del giudizio.
I più giovani improvvisarono ingenui balletti mentre i più… scafati  approfittarono del momento catartico per palpare (corrisposti) tenere parti corporee del proprio od opposto sesso con sommo piacere e godimento di tutti.
La vittoria degli olandesi volanti sugli zingari rumeni fu la ciliegina sulla torta.
Clakson e trombe suonarono per buona parte della notte. L’insonnia da vittoria contagiò giovani e vecchi per una volta ancora uniti tra bottiglie di birra e bianchetto, focacce e panzerotti e soprattotto al grido di “ALE’ OH OH, ALE’ OH OH” che è buono in ogni stagione.

 
Il decreto salva squalo è passato.