Peter Pan Il cielo prometteva nulla di buono.
Infatti proprio mentre uscivo dal portone di casa il buon Dio aprì il rubinetto della doccia.
Il brontolio del tuono si fece sentire un paio di volte ammonendo l’umanità della sua provvisorietà che un lampo e puf!
E giù acqua, roba da diventare pesci.
Sguazzavo nei fiumi, più che rivoli, che scendevano a valle (il mio paese è sul cocuzzolo di una collina) sotto un maxi ombrello verso lo squallido ufficio in questa grigio, uggioso pomeriggio quando vidi vorticarefrenetico sull’acqua un pezzo di carta.
Fu in quel momento, in quel preciso istante che mi rividi bambino correre dietro alla barchetta di carta che avevo fatto con grande sforzo mentre scendeva giù per il corso principale fino allo scarico in piazza Marconi.
Non pensai più alla pioggia; dal mio taccuino strappai alcuni fogli e con la stessa fatica bambina costruii due o tre barchette che poggiai una dietro l’altra sull’acqua.
Via! In una corsa degna di una gara nelle rapide le tre barchette filavano veloci ed io dietro incurante degli occhi che mi seguivano.
Avevo ritrovato per un attimo la mia infanzia e la pioggia si mescolava a qualche lacrimuccia che scendeva anche lei rapida.
La sera andai al cinema al primo spettacolo e, in barba a leggi e regolamenti, accesi una sigaretta nel buio e… rividi le volute di fumo nella luce bianca del proiettore salire sinuosa ed ancora mi immaginai bambino in quello stesso cinema a meravigliarmi della forza di Sansone, della cattiveria degli “indiani”, della crudeltà del Faraone, della cattiveria dei giudei…
La realtà mi colse di sorpresa a mezzo maschera che mi ha richiamato, giustamente, al rispetto della legge.
Figuraccia ma… ne è valsa la pena.
Che bel giovedì è stato.
14 novembre 2008











ed allora torniamo al vizio giocatorio che io e Chialà vogliamo vendetta.


