giovedì, 15 gennaio 2009

"...È stato aiere 'o juomo, 'a chiromante,

liggenneme cu 'a lente mmiezo 'a mano,
mm'ha ditto: "Siete stato un triste amante, vedete questa linea comme è strana?

Questa se chiamma 'a linea del cuore,
arriva mmiezo 'o palmo e po' ritorna.
Che v'aggia di, carissimo signore;
cu chesta linea vuie tenite 'e ccorne.

Guardate st'atu segno fatto a uncino,
stu segno ormai da tutti è risaputo
ca 'o porta mmiezo 'a mano San Martino,
o Santo prutettore d' 'e comute". (E ccorne; Totò)

Bè... all'anagrafe mi imposero il nome di Martino.
Quasi profeticamente, direi.
E allora? Non è forse vero, come aggiungeva Totò nella sua poesia, che persino Napoleone era cornuto ed è diventato un imperatore? E che dire dei vari VIPS che ci pregiano della loro cornuta presenza nei rotocalchi gossippari di questa Repubblica bananifera? E i cervi dal palco più bello non sono forse i migliori riproduttori ed hanno un harem di parecchie femmine? E i tori eh? I tori?
"Mi sento un toro" si sente ancora oggi dire davanti a rappresentati femminili della specie umana dotate di ehm... caratteristiche particolarmente esagerate. Dimenticando forse che il ruminante ha un bel paio di corna sul cranio?
 
Ma sì, facciamo le corna sperando non ci facciano le corna le nostre compagne… al cielo alla terra alla maniera tierra e cielo di partenopea memoria.
E se proprio diventiamo o siamo cornuti consoliamoci che per ogni cornuto certamente c’è una… vacca.
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categoria:pensieri, politica, amore, riflessioni, ricordi, vita, diario, storie, impressioni, corna
venerdì, 28 novembre 2008

Ecco come un tornare a casa dall’ufficio, dopo una estenuante giornata di spiegazioni (sempre le stesse) all’utenza che fa domande ma non vuole capire le risposte, si trasforma in un decisamente in un pomeriggi di collera, avvilimento, sdegno. Tornare a casa e trovare la propria porta chiusa ma senza la toppa per la chiave ti fa girare le palle perché sai che sei stato visitato dai topi ma speri che non sia così. Sei avvilito per la confusione dei cassetti e armadi svuotati, libri e lettere buttati per aria. Sei sdegnato non tanto per le poche che quei rubagalline han portato via, ma per quello che esse rappresentavano per te. E soprattutto sei sdegnato per la tua intimità violentata. I tuoi abiti e maglioni, mutande e calzini sparpagliati per tutta la casa come nei lager dopo un’esecuzione. Ma questo puoi sopportarlo. Quello che VERAMENTE non si può sopportare è che ti abbiano rubato LE SIGARETTE CAZZO! E a quell’ora tutti i tabaccai sono chiusi! E ti senti perso e la collera di cui sopra si trasforma in stizza, rabbia, furore, bile, delirio, RAPTUS! E se prima eri disposto a perdonare essi che non sanno quello che hanno fatto (così fan tutti) adesso no, no cazzo. In quei momenti di alienazione mentale richiedi a gran voce e nell’ordine, la pena di morte, riapertura dei lager di Gentilini, dare fuoco ai barbùn, calci in culo a Gasparri (in culo non in faccia!), giri di chiglia a Dalema (la chigli del suo Icarus), pena di morte di nuovo, laserizzare definitivamente il cuoio cappelluto (la testa gnurànt …zzo avete capito!)e costringerlo a cantare “Fischia il vento” o, in subordine “Bandiera rossa” accompagnato dal fido Fede in controcanto, colorare Uòlter col lucido da scarpe color Testa di Moro e fargli cantare, dopo un ragionevole numero di manganellate “Ti saluto vado in Abissinia” o, in subordine “Fischia il sasso” con Franceschini a lucidarlo con morbida vero pelo 100x100 naturale di Aye Aye, dare fuoco ai babùn che fa freddo, affanculo ai radicali, Brunetta Bassotto Bastardo (per brevità BBB), rimodernare i lager di Gentilini che quelli di prima erano inefficienti. Poi, finalmente, il bar tabacchi apre ti fai un caffè per calmrti e una bella, lunga, profonda, esustiva boccata di Marlboro roosa da riempirti i polmoni e far suonare gli allarmi “ATTENZIONE PERICOLO POLVERI SOTTILI..."

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categoria:pensieri, riflessioni, vita, delirio, schifezze
lunedì, 17 novembre 2008
Peter Pan   
 
Il cielo prometteva nulla di buono.
Infatti proprio mentre uscivo dal portone di casa il buon Dio aprì il rubinetto della doccia.
Il brontolio del tuono si fece sentire un paio di volte ammonendo l’umanità della sua provvisorietà che un lampo e puf!
E giù acqua, roba da diventare pesci.
Sguazzavo nei fiumi, più che rivoli, che scendevano a valle (il mio paese è sul cocuzzolo di una collina) sotto un maxi ombrello verso lo squallido ufficio in questa grigio, uggioso pomeriggio quando vidi vorticarefrenetico sull’acqua un pezzo di carta.
Fu in quel momento, in quel preciso istante che mi rividi bambino correre dietro alla barchetta di carta che avevo fatto con grande sforzo mentre scendeva giù per il corso principale fino allo scarico in piazza Marconi.
Non pensai più alla pioggia; dal mio taccuino strappai alcuni fogli e con la stessa fatica bambina costruii due o tre barchette che poggiai una dietro l’altra sull’acqua.
Via! In una corsa degna di una gara nelle rapide le tre barchette filavano veloci ed io dietro incurante degli occhi che mi seguivano.
Avevo ritrovato per un attimo la mia infanzia e la pioggia si mescolava a qualche lacrimuccia che scendeva anche lei rapida.
La sera andai al cinema al primo spettacolo e, in barba a leggi e regolamenti, accesi una sigaretta nel buio e… rividi le volute di fumo nella luce bianca del proiettore salire sinuosa ed ancora mi immaginai bambino in quello stesso cinema a meravigliarmi della forza di Sansone, della cattiveria degli “indiani”, della crudeltà del Faraone, della cattiveria dei giudei…
La realtà mi colse di sorpresa a mezzo maschera che mi ha richiamato, giustamente, al rispetto della legge.
Figuraccia ma… ne è valsa la pena.
Che bel giovedì è stato.
 
14 novembre 2008
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categoria:pensieri, ricordi, vita, diario, fantasia, pioggia
giovedì, 09 ottobre 2008

 
“Il cielo,
si perde il pensiero quando guardo il cielo”
(Lucio Dalla)
 
3 ottobre 2008
 
“Prepararsi per il decollo”
Il tono imperativo nella voce del pilota mi colse alla sprovvista e la mano destra corse a proteggere la gola in procinto di de-collazione.
Deglutendo nervosamente tornai al presente dal medio-evo dov’ero rifugiato sentendo la spinta possente da novemila chilogrammi dei due motori turbofan Pratt & Whitney JT8D che mi premeva sullo schienale.
Guardai dal finestrino la pista scorrere veloce e l’ombra del Mad Dog rimpiccioliva sempre più come un capo di finta lana lavata a caldo.
l’MD82 Alitalia detto il “flauto del cielo” per via dei suoi rumori caratteristici ed esclusivi avanzò con fatica cercando di vincere la gravità che, da buona madre, non voleva lasciarlo andar via.
“Benvenuti a bordo”.
La voce prima imperativa ed ora rassicurante del comandante ci augurava un buon volo.
La rotta migratoria sud-nord si stabilizzò attorno ai diecimila metri in un’aria assolutamente limpida e sgombra di nubi con una visibilità illimitata.
Dall’alto tutto sembra assumere una rilevanza diversa dal solito: i particolari, le case, le macchine, l’uomo, perdono importanza e centralità inglobati, come sono e siamo, in un tutto che a sua volta è parte di un tutto e così via all’infinito.
Allora le strade diventano serpenti sinuosi che si confondono mimetizzandosi tra i flessuosi declivi montani e le valli fino a scomparire, alberi e cespugli trasformarsi in macchie di colore come nei quadri di Monet ed ecco che rimangono visibili solo due elementi: terra ed acqua.
Non riconosco la mia terra dall’alto no, mi sembra estranea e devo fare uno sforzo di memoria per ricordare le cartine geografiche studiate a scuola.
Individuo il Gargano e Peschici e Vieste, chiazze bianche tra il verde cupo dei boschi ed il blu cobalto del mare appena scalfito dalle scie delle navi che lo solcano.
Ed ecco apparire le isole Tremiti, perle quasi smarrite nell’immenso blu.
Dapprima rade e diafane come i veli di Salomé le nuvole appaiono come fantasmi silenziosi nel cupo brontolio della cabina, poi piano piano si trasformano in batuffoli bianchi, piccole lepri leggere che scorrono tra un oblò e l’altro, che sembrano radunarsi una sull’altra fino a diventare una distesa bianco cenere.
Una moquette su cui, a tratti, si scorge la silouette dell’aereo.
Sotto un manto bianco, sopra un cielo blu quasi viola.
Ora siamo immersi nelle nuvole, non esistono più colori ne profondità di campo. E’ un limbo in cui l’occhio si perde e si aggrappa ratto all’unico punto di riferimento che ha: l’ala dell’aereo la cui estremità vibra come le ali dei grandi rapaci.
Poi una sottile linea di azzurro comincia a separare il basso dall’alto e sfociamo finalmente in pieno sole.
Lo spettacolo è valso il costo ma purtroppo le diavolerie digitali hanno fatto fiasco. La fotocamera non aveva retto all’emozione e non ha dato segni di vita per tutto il viaggio. Colpa dell’altra diavoleria evolutiva, il cervello, il mio, che ha dimenticato di caricare le batterie.
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categoria:pensieri, viaggi, diario, impressioni, in volo
lunedì, 22 settembre 2008
Ventidue di settembre oggi, alle diciassette e quaranta il sole entra in bilancia e segna ufficialmente l’ingresso in autunno con qualche ora di anticipo, quest’anno, rispetto alla classica data del ventitre.
Come ogni anno, come ad ogni cambio di stagione alle sette ero già fuori, il sole spuntato da meno di mezz’ora ad assaporare l’aria tersa del mattino ed i colori meravigliosi della Valle a quest’ora e di questo tempo.
Colori leggeri, come acquerelli di Monet o Cézanne dipinti sulla tela dell’universo-casa dove ci muoviamo come formiche impazzite che hanno perso ogni direttiva.
Ad est il sole a quattro gradi sull’orizzonte illumina le colline coi raggi quasi radenti. Una luce particolare inonda i vigneti, facendo risaltare il verde argento delle foglie degli ulivi ed il bianco dei trulli; sulla collina di fronte cumuli bianchi di nuvole si alzano lentamente nel cielo celeste mentre a nord ovest si addensano nubi grigioscure.
Cambia il tempo: il maestrale che da giorni ha soffiato incessante si è attenuato a semplice brezza, segno inequivocabile del cambiamento in atto ed anch’io, in qualche modo sento il cambiamento. Ad ogni modo mi godo questo inizio mattino nei rumori attutiti del traffico quasi inesistente.
E’ bello essere vivi.
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categoria:pensieri, riflessioni, diario, impressioni, introspezione
lunedì, 01 settembre 2008
Il battito lento della Terra
 
 
Navigo sotto stelle diamantine
rosicchiando piano un paesaggio tra
grilli e zanzare e odore d’erba
bagnata compagno di lucciole
ultime scampate allo sterminio.
 
Estrema barricata di libertà
dalla mediocrità massificante
di questo mondo indifferente
al suono del battito lento
della Terra.
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categoria:pensieri, riflessioni, introspezione
venerdì, 22 agosto 2008

QUASI VENT’ANNI

...ccidenti

ricco e bello



Eccolo là, capello riccio d’accarezzare, il baffo nero come la notte dei tempi.

E già, quei tempi… Come si dice quando si vuol far gli intellettuali poliglotti? Ah si… ’I remember che erano tempi duri.
Allora c’era la lira, ve la rememberate la lira? Beh, già allora avevo delle amnesie su quella moneta che poco sostava nelle mie tasche!
Un po’ perché erano affette dalla sindrome dell’evasione, l’altro po’ perché scoprii una certa affinità con quel tale barba lunga finito con piedi e mani bucate… come le mie.
E le lunghe serate invernali a tremolare come le stelle nel cielo terso dal freddo pungente che non sembrava tale.
E i jeans a zampa di elefante che noi provincialotti dicevamo alla “Celentano”,
marca Roy Rogers e i medaglioni con stampati i titoli delle canzoni… io, sì anch’io, ne avevo uno con un bel “Sono Tremendo!” rosso scarlatto su fondo giallo canarino mai messo per vergogna? Timidezza? Mah!
E, parafrasando Baglioni, le lunghe corse affannate dietro alle “pucciuedde” (ragazze) tutte timorate di Dio e noi maschietti invece grandi scopatori.
E l’aria da bambino che mi chiedevano la carta d’identità al cinema per sospirare con la mitica Moana.
Si faceva sesso virtuale già allora ma, nell’improbabile caso accadesse, eravamo, ero, pronto.
Infatti la prima volta (ma non ditelo a nessuno neh!) fu TRAGICA, punto.
E non era nemmeno domenica. Eravamo al mare ed amare erano le lacrime, amare... Capita quando si perde una elle.
E le partite a biliardino e le suonate stonate del caro vecchio Lucio e Faber e Cicciociccio Er Meetico De Gregori… “ma tutto questo Alice non lo sa”.
Il Ciao Piaggio, straordinario mezzo su cui posavo le mie ciapètt e con cui posavo manco avessi una Ducati Scrambler 350, il mio sogno giovane.
E poi la Cinquecento rossa corallo e intanto il tempo passa e non ritorna più…
Vent’anni gente, “e vent’anni sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più”.
Eh!
E mi ricordo, infatti, un pomeriggio ameno / io e il mio amico specchio delle mie brame/ famoso illusionista bravo nelle trame / dal quale mi guardava uno strano tale /con moglie e tre figli e il mutuo da pagare/ mi presentò i miei cinquant’anni/ e il contratto scaduto col prete e pure col Comune…. Ed io risi, io risi, io risi.
E rido ancora.

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giovedì, 21 agosto 2008


2 AGOSTO 2008

Lo scodinzolo della bestia ci accompagna mentre infiliamo in auto il necessario per la prima giornata di mare giù a Trentova.
Come l’equipaggio di un aereo elenchiamo le cose da mare messe nel cofano della vecchia Tipo Fiat tuuutta contenta della vacanza: ombrellone… OK; zaino con costumi di ricambio e teli spiaggia… OK; borsa termica con una bottiglia da cinquecento ciccì di acqua minerale frizzante, una di chinotto san pellegrino più una di aranciata senza zuccheri aggiunti… OK; ghiaccio finto per borsa termica di cui sopra… OK! Ma insomma!
Sono passate da poco le otto del mattino ma la spiaggia, quella libera, è già piuttosto affollata al contrario del lido li a fianco (PUH!) quasi deserto.
Piantiamo l’umbrelùn nella sabbia umida e urgentemente in acqua che il richiamo atavico del grembo materno era così impellente che a momenti ce la facevamo addosso!
Il contatto della fresca acqua del Tirreno sulla pelle è godurioso veramente.
I muscoli erettori dei peli sono in piena attività ed è una sensazione mmm ecco!
Alle undici si torna a casa che il sole diobono è assolutamente ligio al suo dovere di… sole!
Infatti la scarpinata sino all’auto non è certo tra le più semplici.
Sono chiarissime le tracce che lasciamo sull’asfalto che si attacca alle ciabatte: dietro noi una scia di sudore e questo mondo tremolante nella calura. Le musiche di Ennio Morricone enfatizzano l’azione.
“Buona la prima” dice il regista (io) e ci infiliamo nel forno crematorio della Tipo adattata alla bisogna ché ora si gira un documentario tipo “Diocleziano e le persecuzioni ai cristiani in estate al mare".
A casa mi attacco alla bottiglia battendo il record mondiale di apnea fuori dall’acqua... l’acqua era “dentro” bevuta a cannella con sommo piacere dell’esofago e quant’altro.
Cuki appare, silenzioso fantasma color biondo miele, salutandoci caninamente.
Il furbastro ha sentito rumor di stoviglie ed è arrivato tomo tomo, a reclamare parte del rancio che il sottoscritto prepara con un delizioso grembiulino attorno alla vita (rosa e coi cuoricini! Dopo aver annusato l’aria ed aver deciso che il menu era di suo gradimento si accuccia leccandosi come da foto.

Insomma ci vuole il tempo che ci vuole per cuocere pasta e sughetto ed il canis bastardensis volge lo sguardo lontano, aspettando fiducioso.


Poteva tanta fiducia negli esseri umani non essere premiata? Certamente no ed ecco la sua brava ciotola di cibo che viene divorata in un battibaleno.
Abbaiando un ringraziamento il nostro si allontana ed è spettacolare guardarlo mentre osserva il vasto mare ed il lontano orizzonte cogitando sui massimi sistemi delle canine cose.


Deve aver risolto alcuni problemi esistenziali il nostro Cuki visto che dopo un po’ si dedicò alla sua vera specialità!
Quando si dice che il pensare stanca…
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mercoledì, 20 agosto 2008
2 AGOSTO 2007
 
 
Primo giorno di vacanza.
Un po’ di tempo da dedicare alla contemplazione del mare e del cielo, delle rondini e dei gabbiani, delle api il ronzio attorno alla siepe.
Ascoltare il muggito lontano della bufala o il tuono brontolare sul monte Stella.
 
Alle sei del mattino sono già in giardino a respirare l’aria frizzante odorosa di mare che, seicento e passa metri più a valle, sembra liscio come l’olio
Tabula rasa sciupata dalle scie di qualche mattiniero turista in barca; Capri è laggiù a più di quaranta miglia, sembra sospesa sul banco di nebbia che copre l’orizzonte.
Tutto è silenzio ed in effetti “s’annega il pensier mio” all’illimitato spazio davanti a me ed io, piccolo uomo, naufrago dolcemente in questo mare.
  
Sento toccarmi una gamba, ero talmente contemplativo che non ho sentito Cuki il bastardo conosciuto un anno fa qui e rimasto nel nostro cuore e noi nel suo.
Cuki col suo naso bagnato mi invita al gioco e abbiamo giocato rincorrendoci sull’erba ancora umida dal temporale di ieri, catturandoci a vicenda, mozzicandoci persino e lui era cane ed io ero cane e abbiamo ringhiato insieme ed abbaiato, ed ululato al volo delle rondini finche la mia “umanità” ha avuto la meglio e, stanco morto, mi ha “stoppato” sull’erba fresca con il Cuki che mi guarda scodinzolando e mugolando.
“Sono dispiacente, ma uncelafopiù caro amico a quattro zampe”. Lui parve capire e mi si accuccia accanto, la testa appoggiata sulla coscia.
E’ piacevole per entrambi stare all’ombra della casa, anche se tra poco il sole farà capolino dal tetto e addio frescura ma…osti son le sette e mi aspetta il caffè, saluto Cuki che mi guarda sorpreso e corro dentro.
Monica dorme ancora.
La sveglierò con l’aroma del caffè ed un bacio.
 
(continua)
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categoria:pensieri, viaggi, riflessioni, diario, vacanze
mercoledì, 13 agosto 2008
Sarà forse che fra due ore due sarò insieme a LEI quella LEI maiuscola che ha mitigato il mio scassatissimo carattere (e riempito il cuore ) o che staccherò dal lavoro per quattro giorni filati o bho? ma chenneso! sia come sia oggi mi sento enigmatico e comprensibile allo stesso momento.
E’ questa la sovrapposizione di stati della meccanica quantistica?
postato da: noncelafopiu alle ore 11:54 | Permalink | commenti (1)
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