
L’insipido sapore di
diecimilatrecento giorni
vacui come crani scoperchiati
abbandonati ai cani del deserto
oggi li sento inutili, acqua al mare.
Nient’altro che ricordi aridi
che nulla hanno lasciato
disertando il loro fine.
Tabula rasa spianata dai venti
che oggi levigano ancor più
uno spirito evanescente come
l’alcool in questo bicchiere
macchiato mica tanto, opaco
sì da infinite ditate negli occhi
per segni di croce sbagliati.
Oh sublime vanità!
Sazio, ormai sono sazio
di vite sfogliate
conformi a se stesse,
identici i modi
“Il mio compito è questo!”
STOP, BASTA!
Eppure nel fuori di quel “IO”,
e ancora più oltre,
ecco l’albore che fora le nuvole
di una nuova infanzia.
Lo specchio riflette meglio di me.
La mia immagine, segni particolari:
incanto e disperazione.
04 dicembre 2008
categoria:poesie, poesia, introspezione










