giovedì, 15 gennaio 2009

"...È stato aiere 'o juomo, 'a chiromante,

liggenneme cu 'a lente mmiezo 'a mano,
mm'ha ditto: "Siete stato un triste amante, vedete questa linea comme è strana?

Questa se chiamma 'a linea del cuore,
arriva mmiezo 'o palmo e po' ritorna.
Che v'aggia di, carissimo signore;
cu chesta linea vuie tenite 'e ccorne.

Guardate st'atu segno fatto a uncino,
stu segno ormai da tutti è risaputo
ca 'o porta mmiezo 'a mano San Martino,
o Santo prutettore d' 'e comute". (E ccorne; Totò)

Bè... all'anagrafe mi imposero il nome di Martino.
Quasi profeticamente, direi.
E allora? Non è forse vero, come aggiungeva Totò nella sua poesia, che persino Napoleone era cornuto ed è diventato un imperatore? E che dire dei vari VIPS che ci pregiano della loro cornuta presenza nei rotocalchi gossippari di questa Repubblica bananifera? E i cervi dal palco più bello non sono forse i migliori riproduttori ed hanno un harem di parecchie femmine? E i tori eh? I tori?
"Mi sento un toro" si sente ancora oggi dire davanti a rappresentati femminili della specie umana dotate di ehm... caratteristiche particolarmente esagerate. Dimenticando forse che il ruminante ha un bel paio di corna sul cranio?
 
Ma sì, facciamo le corna sperando non ci facciano le corna le nostre compagne… al cielo alla terra alla maniera tierra e cielo di partenopea memoria.
E se proprio diventiamo o siamo cornuti consoliamoci che per ogni cornuto certamente c’è una… vacca.
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categoria:pensieri, politica, amore, riflessioni, ricordi, vita, diario, storie, impressioni, corna
venerdì, 17 ottobre 2008

SILVIO IL SOCIALISTA  
 
La crisi delle borse continua a tenere banco.
Il Berlusconi presidente operaio, si è improvvisato consulente finanziario, consigliando l'acquisto di specifiche azioni quotate al listino della borsa di Milano, ovvero quelle di Eni ed Enel che sarebbero sottovalutate (dice cento denti) da un mercato ormai «in preda al panico», e in particolare l'Eni, «grazie al prezzo del petrolio, quest'anno presenterà un profitto straordinario».
A chi il profitto? A noi!
Infatti, i piccoli polli che hanno comprato hanno fatto i… polli e son stati spennati ancora un po’.
Crollate a picco di un buon 5 o 6 percento.
Ma come sono contento.
Questo individuo, signori, questo fine analista finanziario lo abbiamo mandato a governare la nazione insieme a quell’altro cervellone della finanza “creativa”.
Ve la ricordate la finanza creativa di quella specie di economista Tremonti?
Le cartolarizzazioni, niente aiuti di stato, eccetera?
No eh? Non lo ricordate o fate finta di non ricordare?
Oggi lo psyconano squaliformes, l’Oxynotus centrina, invece, esce dalla tana con un aiutone di stato nella miglior tradizione della prima repubblica.
INVOCATO questo aiutino con il sorrisino soddisfatto di chi ancora una volta ci ha fregati.
Persino Libero Feltri s’è indignato! Feltri, cazzo, che per penna del suo accolito Giannino scrive,su quella specie di giornale da cesso: “Quando un capo di governo dice che bisogna dare aiuti di Stato alle imprese, i casi sono essenzialmente tre. Il primo è che voglia fare piaceri ad amici, o amici degli amici. Il secondo è che sia un socialista, un collettivista, uno statalista, chiamatelo come meglio vi piace. Il terzo è che abbia paura di quel che può succedere, se non si fa fare allo Stato quel che lo Stato pensate non dovrebbe fare quasi mai, almeno se siete un liberale. Le parole di Silvio Berlusconi pronunciate ieri rientrano in questa terza categoria.Dobbiamo sperarlo, almeno. In caso contrario, alla luce delle pessime prove date dallo Stato italiano nella storia quando ha allungato la sua mano nell’economia, poveri noi.”.
Berlusconi è tornato socialista! Aripaga Pantalone!
SVEGLIA coglioni! Questi non ci lasceranno con le toppe al culo, ce lo faranno il culo a cappill’e prete et similia.
Ma non vi vergognate nemmeno un poco forzisti? O siete pronti a voltare gabbana a seconda di quel che dice il vostro vero signore e padrone?
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categoria:politica, impressioni, schifezze
giovedì, 09 ottobre 2008

 
“Il cielo,
si perde il pensiero quando guardo il cielo”
(Lucio Dalla)
 
3 ottobre 2008
 
“Prepararsi per il decollo”
Il tono imperativo nella voce del pilota mi colse alla sprovvista e la mano destra corse a proteggere la gola in procinto di de-collazione.
Deglutendo nervosamente tornai al presente dal medio-evo dov’ero rifugiato sentendo la spinta possente da novemila chilogrammi dei due motori turbofan Pratt & Whitney JT8D che mi premeva sullo schienale.
Guardai dal finestrino la pista scorrere veloce e l’ombra del Mad Dog rimpiccioliva sempre più come un capo di finta lana lavata a caldo.
l’MD82 Alitalia detto il “flauto del cielo” per via dei suoi rumori caratteristici ed esclusivi avanzò con fatica cercando di vincere la gravità che, da buona madre, non voleva lasciarlo andar via.
“Benvenuti a bordo”.
La voce prima imperativa ed ora rassicurante del comandante ci augurava un buon volo.
La rotta migratoria sud-nord si stabilizzò attorno ai diecimila metri in un’aria assolutamente limpida e sgombra di nubi con una visibilità illimitata.
Dall’alto tutto sembra assumere una rilevanza diversa dal solito: i particolari, le case, le macchine, l’uomo, perdono importanza e centralità inglobati, come sono e siamo, in un tutto che a sua volta è parte di un tutto e così via all’infinito.
Allora le strade diventano serpenti sinuosi che si confondono mimetizzandosi tra i flessuosi declivi montani e le valli fino a scomparire, alberi e cespugli trasformarsi in macchie di colore come nei quadri di Monet ed ecco che rimangono visibili solo due elementi: terra ed acqua.
Non riconosco la mia terra dall’alto no, mi sembra estranea e devo fare uno sforzo di memoria per ricordare le cartine geografiche studiate a scuola.
Individuo il Gargano e Peschici e Vieste, chiazze bianche tra il verde cupo dei boschi ed il blu cobalto del mare appena scalfito dalle scie delle navi che lo solcano.
Ed ecco apparire le isole Tremiti, perle quasi smarrite nell’immenso blu.
Dapprima rade e diafane come i veli di Salomé le nuvole appaiono come fantasmi silenziosi nel cupo brontolio della cabina, poi piano piano si trasformano in batuffoli bianchi, piccole lepri leggere che scorrono tra un oblò e l’altro, che sembrano radunarsi una sull’altra fino a diventare una distesa bianco cenere.
Una moquette su cui, a tratti, si scorge la silouette dell’aereo.
Sotto un manto bianco, sopra un cielo blu quasi viola.
Ora siamo immersi nelle nuvole, non esistono più colori ne profondità di campo. E’ un limbo in cui l’occhio si perde e si aggrappa ratto all’unico punto di riferimento che ha: l’ala dell’aereo la cui estremità vibra come le ali dei grandi rapaci.
Poi una sottile linea di azzurro comincia a separare il basso dall’alto e sfociamo finalmente in pieno sole.
Lo spettacolo è valso il costo ma purtroppo le diavolerie digitali hanno fatto fiasco. La fotocamera non aveva retto all’emozione e non ha dato segni di vita per tutto il viaggio. Colpa dell’altra diavoleria evolutiva, il cervello, il mio, che ha dimenticato di caricare le batterie.
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categoria:pensieri, viaggi, diario, impressioni, in volo
lunedì, 22 settembre 2008
Ventidue di settembre oggi, alle diciassette e quaranta il sole entra in bilancia e segna ufficialmente l’ingresso in autunno con qualche ora di anticipo, quest’anno, rispetto alla classica data del ventitre.
Come ogni anno, come ad ogni cambio di stagione alle sette ero già fuori, il sole spuntato da meno di mezz’ora ad assaporare l’aria tersa del mattino ed i colori meravigliosi della Valle a quest’ora e di questo tempo.
Colori leggeri, come acquerelli di Monet o Cézanne dipinti sulla tela dell’universo-casa dove ci muoviamo come formiche impazzite che hanno perso ogni direttiva.
Ad est il sole a quattro gradi sull’orizzonte illumina le colline coi raggi quasi radenti. Una luce particolare inonda i vigneti, facendo risaltare il verde argento delle foglie degli ulivi ed il bianco dei trulli; sulla collina di fronte cumuli bianchi di nuvole si alzano lentamente nel cielo celeste mentre a nord ovest si addensano nubi grigioscure.
Cambia il tempo: il maestrale che da giorni ha soffiato incessante si è attenuato a semplice brezza, segno inequivocabile del cambiamento in atto ed anch’io, in qualche modo sento il cambiamento. Ad ogni modo mi godo questo inizio mattino nei rumori attutiti del traffico quasi inesistente.
E’ bello essere vivi.
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categoria:pensieri, riflessioni, diario, impressioni, introspezione
giovedì, 11 settembre 2008

Va che roba! Neanche un piccolissimo buco nero creato per soddisfare i pavidi scienziati sussiegosi e catastrofisti
che ne aspettavano almeno uno.
Uno qualunque da confrontare col buco nero (quello si cosmico) del debito pubblico o di quell’altro buco nero dai denti di squalo che inghiotte, inghiotte, inghiotte senza curarsi delle rovine che si prospettano appena dietro l’angolo.
Il bosone (ma cosa c@§¤ sarà mai!)di Higgs (chi? quello di Magnum P.I.?) l’effimera particella di Dio sì ma quale? Il dio.ooo.ooo.ooo che partecipa agli utili? Oppure il dio dei senza dio, quelli che senza porre dei per lo mezzo scandagliano, scavano, indagano per capire il mondo?
Va a rotoli il mondo, ma che καζζο di squola avranno frequentato!
Per es. la Guzzanti sotto inchiesta per vilipendio al Papa… VILIPENDIO a Natziger quando dovrebbe essere lui ad essere processato per abuso della credulità popolare.
Va che roba come se il fatto di essere papa lo possa in qualche modo salvare.
Altro esempio far passare come un affare per il Popolo Italiano l’affaire Alitalia… Ma qualitalia dei miei zebedei! A loro le palanche a noi i debiti che sono pure debiti formativi dato che non abbiamo ancora capito che lorsignori a calci nel luogo deputato alla funzione essenziale dell’evacuazione dei prodotti di scarto della digestione dovrebbero essere presi! Bocciati, quindi, e tutti a cantare. via!


Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone?
Sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Venite tutti in piazza fra due ore
vi riempirete gli occhi di parole
la gola di sospiri per amore
e il cuor farà tremila capriole.

 

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categoria:politica, impressioni, censura, degrado
venerdì, 22 agosto 2008

QUASI VENT’ANNI

...ccidenti

ricco e bello



Eccolo là, capello riccio d’accarezzare, il baffo nero come la notte dei tempi.

E già, quei tempi… Come si dice quando si vuol far gli intellettuali poliglotti? Ah si… ’I remember che erano tempi duri.
Allora c’era la lira, ve la rememberate la lira? Beh, già allora avevo delle amnesie su quella moneta che poco sostava nelle mie tasche!
Un po’ perché erano affette dalla sindrome dell’evasione, l’altro po’ perché scoprii una certa affinità con quel tale barba lunga finito con piedi e mani bucate… come le mie.
E le lunghe serate invernali a tremolare come le stelle nel cielo terso dal freddo pungente che non sembrava tale.
E i jeans a zampa di elefante che noi provincialotti dicevamo alla “Celentano”,
marca Roy Rogers e i medaglioni con stampati i titoli delle canzoni… io, sì anch’io, ne avevo uno con un bel “Sono Tremendo!” rosso scarlatto su fondo giallo canarino mai messo per vergogna? Timidezza? Mah!
E, parafrasando Baglioni, le lunghe corse affannate dietro alle “pucciuedde” (ragazze) tutte timorate di Dio e noi maschietti invece grandi scopatori.
E l’aria da bambino che mi chiedevano la carta d’identità al cinema per sospirare con la mitica Moana.
Si faceva sesso virtuale già allora ma, nell’improbabile caso accadesse, eravamo, ero, pronto.
Infatti la prima volta (ma non ditelo a nessuno neh!) fu TRAGICA, punto.
E non era nemmeno domenica. Eravamo al mare ed amare erano le lacrime, amare... Capita quando si perde una elle.
E le partite a biliardino e le suonate stonate del caro vecchio Lucio e Faber e Cicciociccio Er Meetico De Gregori… “ma tutto questo Alice non lo sa”.
Il Ciao Piaggio, straordinario mezzo su cui posavo le mie ciapètt e con cui posavo manco avessi una Ducati Scrambler 350, il mio sogno giovane.
E poi la Cinquecento rossa corallo e intanto il tempo passa e non ritorna più…
Vent’anni gente, “e vent’anni sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più”.
Eh!
E mi ricordo, infatti, un pomeriggio ameno / io e il mio amico specchio delle mie brame/ famoso illusionista bravo nelle trame / dal quale mi guardava uno strano tale /con moglie e tre figli e il mutuo da pagare/ mi presentò i miei cinquant’anni/ e il contratto scaduto col prete e pure col Comune…. Ed io risi, io risi, io risi.
E rido ancora.

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giovedì, 07 agosto 2008
IL FANNULLONE
 
4 AGOSTO 2008    lunedì
 
Sono uno statale “Fannullone”.
Anzi sono IL Fannullone.
La Maiuscola è d’obbligo, tutti possono essere definiti “fannulloni” ma noi statali siamo la quintessenza, la crema, il fior fiore, il gotha, il jet set, l’empireo del fannullonismo! Ergo noblesse oblige.
Dopo una notte di bagordi passata in vari locali alla moda, con abuso di drinks very alcoholic da quindici eurozzi al colpo, mi crogiolo nel letto di rose. La sveglia ha suonato la musichetta che mi piace tanto “Calma, la calmitudine è una virtù della vita ed è lunedì, oggi malato come tutti i lunedì!”
Il mio pingue conto in banca è un po’ meno pingue ma chissenefotte! mò mi arriva tomo tomo lo stipendione che riporterà i miei vari conti alle Cayman, Tobago, Monacò, Luxembourg, Andorra a livelli mai visti prima: ci sono gli aumenti e gli arretrati!
Ho cambiato il mio SUV con uno very original very americano, costano meno al cambio attuale, cinquemilacinquecentociccì di vera potenza groar ed ho cambiato pochi giorni fa l’arredamento al mio loft. In piscina ho fatto installare uno scivolo e stasera ho un barbecue con altri quaranta “Fannulloni” come me nel mio giardino da mezzo ettaro.
Ci sarà anche il capo che mi onora con la sua presenza fannullonesca, ed il ministro, IL MINISTRO: un vero artista!
Pensate che l’On. Prof. Ministro ha percepito lo stipendio di parlamentare europeo intero sino ad aprile 2004, pur essendo assente alle sedute mediamente una volta su due! Mica si è decurtato la busta paga del cinquantunovirgolaottantottopercento. Eh no, altrimenti che Ministro sarebbe? E’ così che si fa. Un ottimo esempio per noi Fannulloni.
Ah il mio capo però, lui sì che un fannullone DOCG: si è fatto un ventisette metri da sogno.
Doppio divano posto su entrambi i lati del salone con un televisore al plasma da 32 pollici a scomparsa che divide il salotto dalla zona pranzo; giù (perché poi dire sottocoperta che è più lungo e poi mica ho visto coperte sul pavimento di sopra… boh!) la cabina armatoriale (uè credevo di vedere pistole e fucili macchèèè) una vera e propria suite luminosa e spaziosa, grazie alle due ampie finestrature open-view poste su entrambi i lati.
Oltre alla cabina dell’armatore, si trovano una doppia cabina con letti gemelli e bagno privato e una cabina VIP situata a prua.
Due motori da 2211 mHp soddisfano ampiamente le aspettative, spingendo la velocità massima fino a 29 nodi, con una velocità di crociera di 26.
In confidenza mi ha rivelato che se mi do da fare in capo a due o tre anni, con l’attuale ministro, potrò farmelo anch’io un yacht così.
La sveglia insiste, che palle.
Usti, sono quasi in ritardo, ma chissenefrega, sò Fannullone…


-Senza pretesa di voler strafare
io dormo al giorno quattordici ore
anche per questo nel mio rione
godo la fama di fannullone
ma non si sdegni la brava gente
se nella vita non riesco a far niente.-

(De Andrè - Villaggio, Il fannullone)
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lunedì, 04 agosto 2008
Lo Sporgente
 
15 luglio 2008
 
Si possono percorrere un’infinità di chilometri in una sola vita senza mai scalfire la superficie dei luoghi né imparare nulla sulla gente appena sfiorata.
Il senso del viaggio sta nel fermarsi e ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare.
Tra Ascea e Pisciotta, sulla ex Strada Statale 447 che costeggia il mar Tirreno troviamo sospeso sulla marina a duecento metri sul mare lo… Sporgente, ristorante “appeso” sul costone in via lo Sporgente (sic!).
Abbiamo pranzato sulla piccola terrazza con vista superlativa a ristoro degli occhi, col rischio di andare in overdose da panorami da 100/100.
 
 
 
In sala Beniamino ottimo anfitrione, in cucina la Signora Imma ottima e basta dalla fantasia culinaria illimitata.
“Siamo qui da otto anni. Non è stato facile ma piano piano siamo riusciti a farci voler bene dalla gente. In cucina solo prodotti freschissimi e, a seconda delle stagioni, anche i prodotti dei boschi qui attorno trovano il loro giusto posto tra i piatti che proponiamo”.
Ci si innamora subito qui delle persone, come del mare o dei boschi.
E della cucina.
Cominciamo con antipasto a base di salumi e sottoli cilentani, da mangiare con gli occhi prima che di bocca.
Continuiamo con la “terrina di Imma” deliziosi gamberi gratinati in forno, cimetta di rosmarino nascosta e granella di mandorle degna al palato degli dei.
Persino l’olfatto, rallegrato dall’aroma soffice della pianta officinale, diventa famelico e reclama l’attenzione dei passati ma mai sopiti tempi in cui esso godeva di una stima ormai dimenticata nei fast food (ma che brutte parole!), perso (ahimè) tra fritti e salse globalizzate.
Il primo, ossignúr il primo piatto sono le linguine fresche ai frutti di mare (o il contrario) gioia degli occhi per i colori: l’arancio delle cozze e quello più intenso dei fasolari, il rosa pallido delle vongole, il verde vivo del prezzemolo fresco ed il rosso dei pomodorini, gioia del palato per il sapore ben amalgamato, equilibrato e sapido. Gustate in silenzio nel soffio del vento che porta gli odori del bosco di là della strada.
Scarpetta finale con gimkana tra prezzemolo e pomodorini.
Ottima la Falanghina del Sannio al bicchiere, un bianco da leccarsi i baffi, cosa assolutamente da farsi! (crescersi i baffi…)
Anguria rossa come il più rosso dei libretti rossi di dzedonghiana memoria e “u cafè” forte come l’odio, nero come la notte, dolce come l’amore, sempre ottimo qui in Cilento.
Una giornata memorabile, cominciata col nervoso di non riuscire a trovare un… attributo sessuale secondario maschile, nonostante cartine stradali e turistiche ottime ma mal supportate da decenti segnalazioni dei luoghi e direzioni da prendere e finita sulla sabbia dorata di Ascea Marina in pace con gli dei e con gli uomini (e pure le donne).
Con la promessa di ritornare.
 
 
 
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sabato, 02 agosto 2008
PAESTUM
 
11 luglio 2008
 
Se perfino mostri sacri della letteratura come Ungaretti, Goethe, Tasso, Nietzsche hanno, in endecasillabi, versi sciolti od impressioni, magnificato Paestum significa che l’antica Poseidonia lascia un segno profondo in tutti coloro che la visitano guardando oltre la fredda pietra dei templi, immaginando le case, le strade, le
botteghe piene di gente affaccendata nelle incombenze giornaliere, indaffarata nei compiti giornalieri che ognuno aveva.
Allora si vedranno vite diafane, immateriali figure battere il ferro o portare l’acqua, assistere a tragedie nell’anfiteatro o ai riti propiziatori nei templi di Hera.
Lo scalpiccio dei piedi grandi e piccoli, calzati o no, che hanno calpestato e consumato per secoli le strade della città, ridendo e piangendo, odiando ed amando diventerà udibile dalle profondità del tempo dove pare debba finire questa perla dell’antichità lasciata languire e soffocare da amministratori de-efficienti sotto erbacce ed incuria.
Ma nemmeno le malerbe riescono a domare la maestosità delle colonne Doriche della Basilica o del tempio di Nettuno che da più di duemila anni guardano ad est, a quel sole sorgente di vita che vita diede a questo posto.
Peccato che, insensibile alla Storia ed alle sue origini, l’uomo contemporaneo cerchi in ogni modo di dimenticare il suo passato.
Che futuro mai avrà l’uomo senza passato?
Ecco il degrado, non c’è bisogno di parola alcuna.
 
  
 
   
 
   
 
   
 
  
 
 
 
 
 
 
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lunedì, 28 luglio 2008
VELIA-ELEA
 
9 LUGLIO 2008
 
Quel giorno decidemmo di visitare Velia, l’antica Elea, fondata dai Focei antichi popoli emigranti clandestini pure loro che, per scampare ai Persiani di Ciro il Grande, migrarono per il Mediterraneo per approdare alla fine nella terra degli Enotri.
Dopo aver parcheggiato sotto il ponte della ferrovia all’ingresso ci guardano un po’ stupiti.
“Siete già la seconda coppia che visita la città!” esclama la bigliettaia che poi ci fa perdere la testa per raggranellare i quattro dico quattro euro (due ad personam) per entrare che non aveva il resto di cinque dico cinque euro.
Già questo la dice lunga sullo “stato di salute” della cultura da queste parti, che sono pure le “mie parti” in quanto terrone come e più di loro. Stato di salute che sarebbe peggiorato a Paestum, ma questa è un’altra storia.
Dunque siamo entrati in quella che fu la patria dell’omonima Scuola Filosofica istituita da Parmenide (« ... Orbene io ti dirò, e tu ascolta accuratamente il discorso, quali sono le vie di ricerca che sole sono da pensare: l'una che "è" e che non è possibile che non sia, e questo è il sentiero della Persuasione (infatti segue la Verità), l'altra che "non è" e che è necessario che non sia, e io ti dico che questo è un sentiero del tutto inaccessibile: infatti non potresti avere cognizione di ciò che non è (poiché non è possibile), né potresti esprimerlo. ...” Infatti lo stesso è pensare ed essere ») detta “veneranda e terribile” da Platone e precursore della civiltà occidentale a detta di Popper, dalla Porta Marina Sud salendo verso la Porta Rosa.
 
 
Siamo passati davanti e dentro le Terme Imperiali 
 
 
 
dove è ancora visibile il pavimento a mosaico.
 
 
Immaginavo Cicerone, Orazio e la gente comune rilassarsi in quel luogo duemila e passa anni fa.
Attraversando l’agorà di Velia per un attimo ho rivisto fantasmi di vita passeggiare per quel luogo: lo Zenone dei famosi paradossi, lo stesso terribile Parmenide o Melisso di Samo e li vedevo cogitabondi (bel termine eh?) a meditare sull’essere e sull’errore dei sensi.
Riprendiamo la salita.
Il sole picchia forte ma fortunatamente ci sono fontanelle alle quali dissetarsi. Su sempre più su sino alla torre angioina che ha inglobato parte del tempio dedicato, forse, ad Athena. 
La vista è… stupenda ed il pensiero va ai miliardi di occhi che hanno potuto godere di questo panorama nei secoli nella buona o cattiva fortuna, ormai polvere dispersa e forse nemmeno ricordo.
 
La bellezza del luogo però nulla può contro i borbottii di protesta provenienti dai nostri stomaci. Via allora alla ricerca di un ristorante che possa spegnere i morsi della fame.
 
Sul lungomare di Ascea Marina lo becchiamo al primo colpo!
Uè, consigliato dal Touring: la Lampara si chiama sull’omonimo lido.  
Siamo i primi clienti vista l’ora (mezzogiorno e mezzo, e ci si è chiesti e chiesto se la cucina fosse in funzione: “Ma certo!” ha escamato il gestore che ci ha accompagnato sulla veranda che dava sulla spiaggia privata del lido.
Signori una gioia per gli occhi ed il palato.
Antipasti di terra e di mare. Salumi e sottoli cilentani, misto mare in insalata (moscardini, seppioline e cozze), alici marinate, uno spaghetto al dente con generosissima aggiunta di cozze, pesce spada alla brace aromatizzato al rosmarino, frittura freschissima di paranza che, diobono, ti fa far pace col mondo cane, innaffiato come si deve con un Cilento bianco DOC della Barone Vini dal colore giallo paglierino, odore delicato e sapore fresco, armonico.
Dodici gradi aggiunti ai trenta dell’esterno hanno provocato quella che io chiamo “Superiore E Sublime Distacco Dal Mondo Crudele E Sorriso Ebete
Grazie.”
io sazio ma non satollo
 
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categoria:varie, pensieri, viaggi, riflessioni, diario, vacanze, impressioni, mangiare