mercoledì, 01 ottobre 2008

Leggo testè sul giornale che nuvole scure, molto scure s’addensano sui capi dei maschietti fedifraghi!


Eh sì, il mal di testa strategico delle mogli e compagne non intenzionate a concedere le proprie grazie nell’alcova nuziale o in qualunque altro luogo della casa, pare proprio che abbia trasmigrato sui capi dei suddetti, i mariti e compagni traditori inveterati di quelle stesse grazie negate.


Questa volta l’allarme non giunge già dalla patria delle ricerche più astruse, gli Stati Uniti d’America ma da Torino, ancora suolo italiano in attesa che della secessione padana. La cefalea benigna sessuale”, come la chiama il luminare neurologo presso detto ospedale, colpirebbe circa il 12 percento dei maschietti infedeli & spergiuri.


Il problema è l’ansia da prestazione che tanto male fa all’organo a canne di noi poveretti, sempre pronti a interminabili cavalcate nelle celesti (se colorate) praterie a dimostrare possanza e virilità meglio del noto Siffredi, il John Holmes attuale.


Tempi duri dunque anzi durissimi se il neurologo afferma che Viagra, Cialis et similia, e perfino i rimedi dei nostri nonni come il vino rosso, i gamberi, la cioccolata.


E mò?  L’emicrania che si insinua tra le pieghe delle lenzuola così invadente ci coglie a noi maschi impreparati e, soprattutto, indifesi.


Pensate un po’ tornare a casa col feroce mal di testa da stress da traffico o da lavoro e lamentarci con lei … Ossignùr un ci voglio pensare.  




1 ottobre 2008

postato da: noncelafopiu alle ore 10:49 | Permalink | commenti (4)
categoria:riflessioni, fifablu
martedì, 24 giugno 2008
La corrida
 
Alla spicciolata arrivano gli amici.
Il primo è il solito Giorgio “buzzone” che trascina i suoi 100 chili per un metro e sessanta di altezza uguale 160 centimetri quadrati (da cui il “buzzone”) sbuffando come una vecchia 740 locomotiva a vapore del 1905.
“Novantanove sono! Non cominciate a rubare!” esclama salutandoci.
Poi arrivano gli altri ed è con sommo dispiacere che Franco ha lasciato a casa la moglie. “I gemelli, sapete…” si giustifica.
Manca mezz’ora alla partita e decidiamo di giocare a carte.
Siamo in otto quindi due tavoli da quattro per una Scopa con seguente “passatella” che noi chiamiamo “primiera”.
Io, come al solito, mi trovo col Maestro, ma che dico col Messia della suprema ciucciaggine Nuccio U’ Chialà che, affondato nelle sabbie mobili, nell’ordine: del fronte della gioventù, gioventù socialista, FGCI e radicali, ha una maniera “politica del gioco inteso come momento di svago da applicare al calcolo probabilistico sulla presa del settebello:” Ecco.
Perdiamo quasi per “cappotto”: due, DUE! a undici. Punto.
“La tua incommensurabile zucconità” gli dico “sfiora dei livelli di tale soprannaturalità che dubito assai che il buon Dio, inteso come Ente supremo, possa in qualche modo alleviare”
“Elamadonna!” E’ la risposta e prima di qualsiasi discussione arriva la Pasqua con la prima teglia di coniglio e patate quello sì divino.
E di vino innaffiato, un cabernet sauvignon della vigna esposta ad Ostro.
Quattordiciecinquanta senza aggiunta di nulla. Va giù che è una meraviglia ma presto arriva ai piani alti.
Tra una parolaccia tipica di chi si ustiona le dita ed il rumore masticatorio inizia la delicata Partita dell’Italia.
Insomma dopo un quarto d’ora di passaggi ragnatela vediamo rotolare delle palle fuori dal campo: sono le nostre!  ed allora torniamo al vizio giocatorio che io e Chialà vogliamo vendetta.
Macché, perdiamo la seconda partita e pure la terza.
Al che Pepè raccoglie le carte e me le mette sotto al braccio “Scite a sciuké o’ perruzze” Antico gioco consistente nel far girare una trottola di legno dopo averla avvolta con dello spago. Difficile anche quello.
La noiosa partita che nessuno più vede va avanti e pure noi andiamo avanti a mangiare e bere, in amenissima (e te credo) concitazione conversativa fino a che Rocchino annuncia i rigori.
Silenzio totale, assoluto. Si sentivano solo i borborigmi dei nostri stomaci costretti agli straordinari.
Villa tira… gol.
Grosso tira… gol
Cazorla tira… gol.
De rossi tira… parata di Casillas. “E’ finita” dice qualcuno.
Senna tira… gol.
Camoranesi tira… gol.
Guiza tira… ma Aquilone Buffon respinge e la speranza torna a brillare nei nostri occhi acquosi.
Di Natale tira… uno dice che con quel nome è gol certo, ma è il ventidue di giugno e Casillas para.
Fabregas tira… gol.
Ahì que dolor! El matador matato dal toro.
A quel punto della serata tutti a dare definizioni colorite, anzi di più, su tutti.
La meno offensiva è questa coniata da Mimmo “fiammifero” “Toni, degghi a’ fè i virme peggio du kès pund” (Toni che tu possa fare i vermi peggio del formaggio guasto).
Ite missa est.
Tra due anni ci saranno i mondiali, se vivremo…
Intanto il cronista di queste tre puntate di orge mangerecce, va a disintossicarsi dall’overdose di calcio e colesterolo in Cilento.            
Buone vacanze a tutti.
 
lunedì, 23 giugno 2008


Sotto il grande noce (dicono che abbia più di quattrocento anni) l’ombra fresca e le sdraio invitano alla conversazione sui massimi sistemi.         
“Il sistema sicuro per digerire l’enorme quantità di polpette che hai mangiato, mi dice Pepè, è squagliarle con questo!” In mano ha una bottiglia verde scura con tappo di sughero che sbatte sul tavolo.    Sulla quasi etichetta una scritta col pennarello: “i murt tegghue”, i morti tuoi… “Pure l’etichetta è artigianale? Potevi farla fare da chi capisce di grafica Pepè, la tua rosperia è seconda solo a quella di Paperone!” gli dico con una smorfia.
“E l’arte” mi risponde sorpreso “ Vuoi mettere l’originale e ruspante schizzo di un cozzalone come me? Ma tu conosci un certo Picasso o Mirò?”.
“Mirò, Picasso… ma come picasso parli Pepè, che hai mangiato arte e cultura? Ma non eri allergico grave a quei blocchi di fogli che si chiamano libri?”.
“Vafangùlo, và!” mi fa mentre versa il liquido limpidissimo “Buttalo giù in un colpo solo, come i veri uomini!”
Il “glu” fu secco e solitario ed all’improvviso il mondo diventa acquoso, le lacrime non mi fanno mettere bene a fuoco la faccia ghignante di Pepè e la sua risata sembra provenire dall’oltrepo pavese.
Ansimante per l’estrema secchezza delle fauci gli sputo un farfugliante “Ma che cazzo era…” prima di attaccarmi alla fontana.
Accendiamo il forno a legna che stasera mica si può perdere tempo con coltelli e forchette ecchecà… no, no la Pasqua sta “trombando” la pasta per le focacce mentre il figlio Rocchino (un bestio da un metro e novanta) prepara i conigli da arrostire e la figlia Palmina (dalle grosse tette) è nell’orto a raccogliere insalate e pomodori.
“Ma chi verrà stasera alla partita?” domando incuriosito dalla quantità di cibo che stanno preparando.
“Mm, a’ venì “Fiammifero”, “Mba Fr”, Giorgio “Buzzone”, Giorgio “Pond i Kule”, “U’ Chialà”, cugginete Ninetto, “Pierino “Don P’ddikkie” e relative famiglie. Sai che Mba Fr. ha fatto stampare due gemelli alla nuova miglie? Una bonazza polacca che neanche nel Dash potevi trovarla!”
“Minchia! Ha mollato Anna e i ragazzi e si è sposato con quest’altra qua?”
“Eh, quest’altra qua… Pasquìììì, purteme l’albùm delle fotografie del battesimo di Mba Fr. per favore” Urla Pepè alla sorella.
Pasqua è veloce a portare l’album che Pepè apre su di una foto che ritrae una splendida donna di circa trent’anni.
“Ecco quest’altra qua” dice Pepè “ e questa è la sua ex, a vit a defférénze? E poi i “ragazzi” sono grandi, hanno più di vent’anni mi pare. Vit a “Pulakk” y vit a meddiére. Chi puo battere la polaccona bonazza?”
“Tu sì nu purk criète! E certe y murt!” esclama la Pasqua indignata.
“Ecco perché nan me so spuséte mè” le urla dietro il fratello ridendo.
Si sa che la complicità maschile in fatto di femmine è totale ed indiscriminata.
Davanti alla bellezza di un corpo femminile giovane viene difficile trovare argomenti a favore della ex moglie di Franco.
Quasi impossibile.
Impossibile…
Sono le sette di sera tra un attimo inforniamo le sei focacce e le teglie coi conigli preparati secondo tradizione contadina.
Non ci resta che aspettare gli ospiti e la cottura
 
22 giugno 2008 ore 19 circa
sabato, 21 giugno 2008
Quando la torre dell’orologio batte le tre, è tradizione raccogliere le briciole dalla tovaglia macchiata da poche gocce di ottimo Primitivo di Manduria per preparare il desco ai riti del caffè e del sigaro. E si comincia a parlare per il piacere di parlare, perché c’è condivisione di passioni e perché le parole pacate aiutano la digestione anche se questa Nazionale maiala fa di tutto per restarti sullo stomaco.
Le prelibate pietanze di sublime umiltà preparate dalla signora Maria ed il panorama di dolci colline predispongono comunque alla clemenza della corte verso i prodi pedatori che tanto fanno soffrire gli ammalati ed ammaliati dal tifo per una squadra che pare persa, e lo è, in cervellotiche e sterili geometrie inconoscibili ai più che vogliono solo bel gioco e gol, gol, gol. Un’overdose di gol per poter urlare alla luna la propria forza in una Europa che ci schiaccia e con un governo che ci umilia.
Umiliati dalle tre pappine tre che un’Olanda snella e veloce ha propinato ad Aquilone Buffon gran curatore di calci di rigore, uccellato col numero perfetto da piedi dai nomi impronunciabili.
Offesi, sì offesi da una mediocre Romania mediocri noi a imprecare contro arbitri occhialuti e sbuffare contro l’avversa fortuna.
Il sigaro è spento e la Maria ci porta un limoncello artigianale da lacrimatoio tanto è buono: “E’ fatto con l’amore per la tradizione” dice. Dice Gianni, il marito, “Ma Cassano…” appunto Cassano El Pibe di Barivecchia ingabbiato dai pochi minuti giocati esecutore puntuale degli ordini di Tristezza Donadoni nella partita vinta senza grossi rischi con la Francia ormai dismessa come ai tempi di Pétain, la loro Maginot inguardabile. Ed è grazie alla loro sorte benigna se i gallici cugini non hanno avuto una vera e propria débacle. Un gol su rigore di Pirlo ed uno su calcio di punizione di De Rossi.
Non riesce L’Italia a segnare su azione. Porta stregata o portieroni in stato di grazia non si riesce a gonfiare la benedetta rete.
Domenica c’è la Spagna. Siamo la sua bestia nera. Ottantotto sono gli anni di sconfitte spagnole, qualcosa vorrà pur dire.
Hasta luego.
 
giovedì, 19 giugno 2008

VIVA L’ITALIA

La Nazione, il 17 portasfiga 2008 alle ore ventiequarantacinque, si è fermata per osannare o lapidare gli eroi scesi in campo a difendere la Patria dai Galli invasori.
I Vercingetorigi transalpini ci aspettavano famelici di conquista visti i magri risultati raccolti nelle due precedenti campagne.
Fu in quel preciso momento, quando l’inno mameliano si levò al cielo, che la piazza Vittorio Emanuele II Re d’Italia e Padre della Patria si alzò tutta in piedi e con voce roca cantò il sacro inno.
La battaglia inizia al fischio della locomotiva Lubos ma fu subito chiaro che la legione italiana spiccava in superiorità tecnica e mentale ed anche in quella numerica, palesandosi essa al ventiquattresimo, quando il vile e proditorio attacco da parte di Abidal  ai danni del nostro Primus Pilus Toni ne provocò l’espulsione con pubblico ludibrio.
Dura lex sed lex ed il rigore con cui il supremo giudice giudicò fu cosa giusta.
In quell’attimo l’esultanza della piazza ricordò a molti i cine giornali da piazza Venezia ed immediatamente dopo il silenzio tombale e timorato di Dio che esplose in grida di conquista e trionfo, gioia e tripudio all’insacco nella gallica rete, difesa dall’incolpevole (ma non per questo meno Gallo) Coupet, della sacra sfera da parte del giustiziere Pirlo.
Soffre la Gallia la grande aggressività della legione Romana e del suo grande stratega Donadoni che, incitava i suoi alla battaglia i quali stimolati anche dai latini cori italici provenienti dall’anfiteatro, lasciavano niente di spazio a centro campo agli antipatici pressandoli come schiacciatine e rompendo ogni rifornimento alle punte che, spunte, non poterono che piangere calde lacrime quando al sessantaduesimo su punizione giustissima il pallone magico si materializzò de novo alle terga del sempre più incolpevole portiere di albergo Gallo, calciato dal piede incantato del centurione De Rossi che con supremo calcolo matematico-propiziatorio-metafisico colpì con precisione l’artiglio della barriere facendo deviare il globo terracqueo verso la porta.
GOOOOOOOL urlò all’unisono la folla osannante al dio Pallone mentre la festa prese nuova vita con scoppio di mortaretti e trombe del giudizio.
I più giovani improvvisarono ingenui balletti mentre i più… scafati  approfittarono del momento catartico per palpare (corrisposti) tenere parti corporee del proprio od opposto sesso con sommo piacere e godimento di tutti.
La vittoria degli olandesi volanti sugli zingari rumeni fu la ciliegina sulla torta.
Clakson e trombe suonarono per buona parte della notte. L’insonnia da vittoria contagiò giovani e vecchi per una volta ancora uniti tra bottiglie di birra e bianchetto, focacce e panzerotti e soprattotto al grido di “ALE’ OH OH, ALE’ OH OH” che è buono in ogni stagione.

 
Il decreto salva squalo è passato.
martedì, 17 giugno 2008
Prima condanna: anche il blog è «clandestino»
a. fab.

Una sentenza un po' originale: la legge è quella del 1948 «disposizioni sulla stampa» e l'articolo il 16 quello che punisce la stampa clandestina, cioè i giornali pubblicati senza la registrazione in tribunale. Il giudice che ha deciso di applicarla sessant'anni dopo cioè lo scorso 8 maggio (ma si è saputo solo giovedì) la dottoressa Patricia Di Marco del tribunale di Modica, in Sicilia. Il condannato il curatore di un sito molto popolare fino a quattro anni fa - accaddeinsicilia.net - chiuso di autorità nel dicembre del 2004. Si tratta dello storico, e giornalista, Carlo Ruta che dovrà pagare un'ammenda di 150 euro (più spese processuali per 5.000 euro) per aver aggiornato, fino alla chiusura, il suo blog. Una sentenza un po' originale ma soprattutto spaventevole per qualche centinaia di migliaia di curatori di blog in Italia: se avessero ragione a Modica la libertà sul web sarebbe finita. E tutti dovrebbero correre a registrarsi in tribunale prima di aprire un blog.
Per aver solo immaginato una cosa del genere nella legge sull'editoria, lo scorso governo fu costretto a una rapida marcia indietro dalla sollevazione dei blogger italiani. Ma una sentenza come quella della dottoressa Di Marco non ha precedenti in Europa, secondo Ruta «ci sono riscontri solo in Cina». La polizia postale di Catania aveva oltretutto accertato la «non periodicità» di accaddeinsicilia.net. Tutto inutile. E' arrivata la condanna così come richiesto da Agostino Fera, procuratore a Ragusa da 40 anni e oggetto delle denunce di Carlo Ruta sul web. E' stato Fera a far chiudere il sito nel 2004, lui a denunciare Ruta al tribunale di Messina. La storia che ha offeso il magistrato ragusano è quella del delitto di Giovanni Spampinato, il giornalista dell'Ora e dell'Unità ucciso nel 1972, una storia che Ruta non si stanca di ricostruire ma che aspetta ancora una verità giudiziaria sui mandanti di quel delitto. Una storia di mafia e trame nere. Fera si trovò a indagare o a non indagare su quel delitto il cui esecutore materiale Roberto Campria era all'epoca il figlio del suo superiore, il presidente del tribunale di Ragusa. Tra pochi mesi Fera sarà trasferito da Ragusa, destinazione procura minorile di Catania. Ruta intanto è stato condannato. Ma continua le sue denunce sul sito leinchieste.com. Facile verificare in rete quanto sia allarmante la sentenza di Modica, su Google "Carlo Ruta" +clandestina. Ne hanno già parlato il sito di Articolo 21 e quello della Stampa.
fonte: il Manifesto (15/6/2208)
Signore e signori pare siamo nella merda sino al collo...
venerdì, 13 giugno 2008
INTER vs CETTAZIONI
 
untitled
Le carte di credito, le telecamere di banche e supermercati, di privati cittadini, i telepass, i navigatori satellitari, i telefoni cellulari, le carte fedeltà, internet, il consenso al trattamento dei dati sensibili (obbligatorio altrimenti neanche all’ufficio del collocamento ti puoi iscrivere ;-))… Siamo tutti controllati in ogni momento, attimo della nostra vita, giorno e pure di notte. Si sa tutto di noi dalle nostre abitudini alimentari a quelle sessuali, dai luoghi che frequentiamo alle persone che incontriamo… e ce ne fottiamo altamente noi, persone comuni…
Poi quella suprema testa di cazzo di S. Rodotà, ti inventa (all’indomani degli scandali sugli affitti pagati da alcuni politici per l’uso (abuso) di sontuosi attici di proprietà dell’INPS) la legge sulla privacy.
Io la chiamai la legge del “fatevi li cazzi vostri”.
Già perché quella legge era ad uso e consumo dei potenti di ogni risma (dal Parlamento al crimine organizzato). “Che non si sappia quel che diciamo e facciamo” era ed è il motto.
Ed oggi? Evviva il pluridecorato inquisito, mai processato, indultato, amnistiato migliora il peggio di quella legge… e tutti son d’accordo TUTTI… conviene anche a sinistra non farsi intercettare.
In galera, quelli sì, che sputtanano le porcherie di questi… “signori di letame”.
Ecco e bella sfornata calda calda la CENSURA.
Aho avete capito? CENSURA! C-E-N-S-U-R-A.
E noi, popolo vile e vegeto, a farci impacchettare dagli imbonitori delle loro verità, dei loro “ghe pensi mi”, dalle loro veline, letterine, putta none e non poter manco dire un bel VAFFANCULO1 a quelli che dopo vanno in chiesa a mondarsi dei loro peccati. Peccato!
La sinistra è moribonda e gli ideali a noi consoni mica stanno tanto bene.
Le parole d’ordine sono cambiate ma io non le conosco.
Che monnezza!
giovedì, 29 maggio 2008

untitledMETTIAMO IL CIBO NEL MOTORE

Ed ecco che la macchina ha fagocitato l’uomo. La perversa creatura ha obnubilato le coscienze con le sue curve e cromature e ABS, EBD, TAV CGIL, CISL E UIL e si fa nutrire, adesso, col cibo.

Il mondo muore di fame e noi diamo da mangiare cibo alle macchine, in una parossistica ricerca di energia a buon mercato.
Il capitale, incapace per definizione a darsi una regolata, è sempre più deciso di fare di questi ultimi anni un sol boccone: tutto a me e dei posteri chissenefotte!
Salvo poi mostrare costernazione ed indignazione davanti alle tragedie che lui stesso ha generato ed invece di farsene carico se ne sbarazza (insieme agli scrupoli) con campagne di “diamo un aiuto a…” al costo di uno o due euro più IVA.
Ora quasi tutti sono favorevoli al nucleare.
Oggi le centrali nucleari sono più sicure eccetera ma, mi chiedo e vi chiedo, ci si può fidare delle gare d’appalto, della bontà dei materiali da costruzione, dei controlli in uno stato che ha fatto delle connivenze con la criminalità organizzata un modus operandi?
In Italia non esiste un reato di “contaminazione nucleare”, chi pagherà i danni quando (e questo è certo) ci sarà un’impennata nelle malattie tumorali nelle zone dove verranno costruite queste centrali?
E in quanti anni saranno ammortizzati i costi? E chi pagherà la manutenzione continua? E le scorie radioattive dove metterle? E QUANTO ci costerà l’energia a kilowattore, di più, di meno di quello attuale?
Ho sentito che ci sono un paio di siti qui da noi uno a Manduria (36 km. da Taranto), l’altro nei pressi di Nardò mi pare sull’area della pista di collaudo della fiat ormai in disuso a 78 km. da Taranto. Stiamo messi bene, non c’è che dire… Ci pagheranno per consumare!
A Taranto abbiamo l’ILVA che inquina e se ne fotte altamente delle leggi sugli scarichi in atmosfera. La percentuale di malattie cancerose sono molto al di sopra della media.
A Bari la FIBRONIT (fabbrica che per cinquant’anni ha prodotto elementi per l'edilizia in amianto, in particolare il famigerato Eternit) ha provocato il cancro non solo in gran parte degli operai che vi lavoravano (180 morti), ma anche nei cittadini abitanti in zona (circa 80.000).
Nessuno ha ancora pagato per quei morti.
Si potrà andare oltre questa schizofrenica idiozia o dobbiamo attenderci che i cosiddetti esperti tirino fuori dal malefico cilindro qualche nuova iniziativa a favore di quelle povere, indigenti SUV, Porsche, Ferrari; a quelle tapine, misere e meschine Punto, Panda e Matiz?
Oggi mangiano il grano… e domani?
postato da: noncelafopiu alle ore 09:59 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 21 maggio 2008
OCA3PA3ZACA7IUXJWCA6K1N5DCAXNOJ1VCAWW0Z8YCA5OP52UCA0UOVKMCAEKKWDPCAJC0ZPZCA75NNKCCABNZMQ9CAYFW4U9CAXI02KXCA47KM2DCA2YHKUJCA008DUL'Eccitazione è cominciata nel tunnel di collegamento al bianco aereo dell'AirOne (120/130 battiti al minuto).
Appena seduto al posto 19D il cuoricino ha aumentato lo speed, ma io impassib facev fint di null che vicino avevo una bionda fanciulla un po' rotonda che sembrava annoiata anzu che no ed il mio "gallismo" mi ha impedito di sudare copiosamente (che bella parola copiosamente, sa di abbondanza).
Ad ogni modo la VERA ECCITAZIONE, IL VERO FERMENTO da centometrista che ti fa andare in apnea, che tistringe in uma morsa di paura und meraviglia è quando GO! l'accelerazione ti spinge sullo schienale e ti stacchi (MIRACOLO) da terra e (MIRACOLO ANCORA +++ GRANDE) resti in aria con altre ottantotto persone e svariate centinaia di tonnellate di aereo e ti chiedi come cazzo è che la fisica lo fa reggere...
La salita sembra lenta, la macchina volante arranca sembra non farcela, dai dai che ce la fai usti ti spingo io e finalmente siamo in orizzontale ed il pilota ci saluta eccetera eccetera.
Sono in corridoio e sull'ala ed il poco paesaggio che vedo è un accecante blubianco sopra e sotto che sono le sette del mattino ed il sole è da quel lato dell'aereo. Dopo alcune virate che rincoglioniscono il mio precario senso dell'equilibrio, siamo in rotta e sbircio la linea della costa pugliese a nord di Bari... Uguale a Google Map: non vedi un cazzo! E poi, ma ci pensi?, sei a ottomila metri ottomila da terra che se cade sto ambaradan hai circa un minuto e mezzo per dire le preghiere da ateo che non si sa mai prima di diventare frittata sparsa in alcuni kilometri quadrati da rakkogliere col kukkiaino.
Lo so lo so questo sarcasmo del cazzo mi serve ad esorcizzare la paura che ne uccide di più l'automobile e che l'uccello di metallo è più sicuro etc. però...
Oh, una salvietta rinfrescante, ma non ci sono hostess su questo c@xx° di aereo?
Usti sìssì ci sono ma è meglio dimenticarsene...
Va bè, mi consolerò col panorama che non vedo in questo volo di novanta minuti.
Ho caldo.
Leggo.
postato da: noncelafopiu alle ore 08:30 | Permalink | commenti
categoria:pensieri, poesia, politica, riflessioni, impressioni, pioggia, in volo, fifablu
martedì, 13 maggio 2008
L'Eccitazione è cominciata nel tunnel di collegamento al bianco aereo dell'AirOne (120/130 battiti al minuto).
Appena seduto al posto 19D il cuoricino ha aumentato lo speed, ma io imperterrito facevo finta di nulla che vicino avevo una bionda fanciulla un po' rotonda che sembrava annoiata anzu che no ed il mio "gallismo" mi ha impedito di sudare copiosamente (che bella parola copiosamente, sa di abbondanza).
Ad ogni modo la VERA ECCITAZIONE, IL VERO FERMENTO da centometrista che ti fa andare in apnea, che tistringe in uma morsa di paura und meraviglia è quando GO! l'accelerazione ti spinge sullo schienale e ti stacchi (MIRACOLO) da terra e (MIRACOLO ANCORA +++ GRANDE) resti in aria con altre ottantotto persone e svariate centinaia di tonnellate di aereo e ti chiedi come cazzo è che la fisica lo fa reggere...
La salita sembra lenta, la macchina volante arranca sembra non farcela, dai dai che ce la fai usti ti spingo io e finalmente siamo in orizzontale ed il pilota ci saluta eccetera eccetera.
Sono in corridoio e sull'ala ed il poco paesaggio che vedo è un accecante blubianco sopra e sotto che sono le sette del mattino ed il sole è da quel lato dell'aereo. Dopo alcune virate che rincoglioniscono il mio precario senso dell'equilibrio, siamo in rotta e sbircio la linea della costa pugliese a nord di Bari... Uguale a Google Map: non vedi un cazzo! E poi, ma ci pensi?, sei a ottomila metri ottomila da terra  che se cade sto ambaradan hai circa un minuto e mezzo per dire le preghiere da ateo che non si sa mai prima di diventare frittata sparsa in alcuni kilometri quadrati da rakkogliere col kukkiaino.
Lo so lo so questo sarcasmo del cazzo mi serve ad esorcizzare la paura che ne uccide di più l'automobile e che l'uccello di metallo è più sicuro etc. però...
Oh, una salvietta rinfrescante, ma non ci sono hostess su questo
c@xx° di aereo?
Usti sìssì ci sono ma è meglio dimenticarsene...
Va bè, mi consolerò col panorama che non vedo in questo volo di novanta minuti.
Ho caldo.
Leggo.
postato da: noncelafopiu alle ore 10:44 | Permalink | commenti (1)
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