giovedì, 07 agosto 2008
IL FANNULLONE
 
4 AGOSTO 2008    lunedì
 
Sono uno statale “Fannullone”.
Anzi sono IL Fannullone.
La Maiuscola è d’obbligo, tutti possono essere definiti “fannulloni” ma noi statali siamo la quintessenza, la crema, il fior fiore, il gotha, il jet set, l’empireo del fannullonismo! Ergo noblesse oblige.
Dopo una notte di bagordi passata in vari locali alla moda, con abuso di drinks very alcoholic da quindici eurozzi al colpo, mi crogiolo nel letto di rose. La sveglia ha suonato la musichetta che mi piace tanto “Calma, la calmitudine è una virtù della vita ed è lunedì, oggi malato come tutti i lunedì!”
Il mio pingue conto in banca è un po’ meno pingue ma chissenefotte! mò mi arriva tomo tomo lo stipendione che riporterà i miei vari conti alle Cayman, Tobago, Monacò, Luxembourg, Andorra a livelli mai visti prima: ci sono gli aumenti e gli arretrati!
Ho cambiato il mio SUV con uno very original very americano, costano meno al cambio attuale, cinquemilacinquecentociccì di vera potenza groar ed ho cambiato pochi giorni fa l’arredamento al mio loft. In piscina ho fatto installare uno scivolo e stasera ho un barbecue con altri quaranta “Fannulloni” come me nel mio giardino da mezzo ettaro.
Ci sarà anche il capo che mi onora con la sua presenza fannullonesca, ed il ministro, IL MINISTRO: un vero artista!
Pensate che l’On. Prof. Ministro ha percepito lo stipendio di parlamentare europeo intero sino ad aprile 2004, pur essendo assente alle sedute mediamente una volta su due! Mica si è decurtato la busta paga del cinquantunovirgolaottantottopercento. Eh no, altrimenti che Ministro sarebbe? E’ così che si fa. Un ottimo esempio per noi Fannulloni.
Ah il mio capo però, lui sì che un fannullone DOCG: si è fatto un ventisette metri da sogno.
Doppio divano posto su entrambi i lati del salone con un televisore al plasma da 32 pollici a scomparsa che divide il salotto dalla zona pranzo; giù (perché poi dire sottocoperta che è più lungo e poi mica ho visto coperte sul pavimento di sopra… boh!) la cabina armatoriale (uè credevo di vedere pistole e fucili macchèèè) una vera e propria suite luminosa e spaziosa, grazie alle due ampie finestrature open-view poste su entrambi i lati.
Oltre alla cabina dell’armatore, si trovano una doppia cabina con letti gemelli e bagno privato e una cabina VIP situata a prua.
Due motori da 2211 mHp soddisfano ampiamente le aspettative, spingendo la velocità massima fino a 29 nodi, con una velocità di crociera di 26.
In confidenza mi ha rivelato che se mi do da fare in capo a due o tre anni, con l’attuale ministro, potrò farmelo anch’io un yacht così.
La sveglia insiste, che palle.
Usti, sono quasi in ritardo, ma chissenefrega, sò Fannullone…


-Senza pretesa di voler strafare
io dormo al giorno quattordici ore
anche per questo nel mio rione
godo la fama di fannullone
ma non si sdegni la brava gente
se nella vita non riesco a far niente.-

(De Andrè - Villaggio, Il fannullone)
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martedì, 22 luglio 2008
VACANZE AGROPOLESI
 
Lungo il Golfo di Salerno varie gemme sono incastonate sui versanti montani che guardano il mare Tirreno.
Una di queste è Agropoli, la Porta del Cilento.
E’ il terzo anno che passiamo un paio di settimane di vacanze in questa riserva di bellezza.
Salendo per la ripidissima e strettissima via Eduardo De Filippo, attraverso un breve tunnel di alberi abbracciati in alto come teneri amanti a celare il cielo blu con le fronde scosse appena dalla brezza, si giunge infine sul cocuzzolo accompagnati da preghiere scritte a vernice rossa su cartelli di cartone invitanti ad “andare piano” e qui il respiro perde un colpo e gli occhi si spalancano: la cittadina è sulla rupe di fronte a noi, a picco sul porticciolo e il mare.

 
 
L’emozione che ci prende è sempre uguale, da tre anni.
Ci fermiamo un momento a riempirci gli occhi ed imbocchiamo la stradina che ci porta al piccolo nido affacciato splendidamente sulla Baia di Trentova tra il monte Tresino e la lunga linea della Costiera Amalfitana.  

            

(il nido)                                                                         (Monte Tresino)

Di fronte Capri, a 35 miglia, visibilissima nelle giornate di maestrale.
 
Ed è qui, su questo ciglio estremo che prima di ogni altra cosa colmiamo l’anima e gli occhi di questa meraviglia, meravigliati ogni volta dalla generosità della Natura così prodiga coi suoi figli e da loro continuamente violentata.
 
 
Un gabbiano plana pigro sulla baia mentre stormi di rondini e balestrucci sfrecciano veloci davanti a noi.
E’ in questo paradiso che trascorreremo i prossimi quindici giorni…
postato da: noncelafopiu alle ore 14:26 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 25 giugno 2008
mmmmm due giorni ancora e poi... VACANZAAAA due settimane due di completo relask! sole mare e passeggiate e carezze e coccole e sciòpping e gite in barca e accidenti! basta sognare, ma quanto è difficile far passare queste poche ore... e tornare a guardare...
OLTRE LE NUDE DUNE
 
                             
Il paglierino colore
dell’alba è
lieve carezza
sulla sabbia dorata
ricordo disciolto
in calore d’amplesso.
 
Libera il pensiero
il vasto orizzonte
che gonfia il cuore
oltre le nude dune.
postato da: noncelafopiu alle ore 08:42 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 24 giugno 2008
La corrida
 
Alla spicciolata arrivano gli amici.
Il primo è il solito Giorgio “buzzone” che trascina i suoi 100 chili per un metro e sessanta di altezza uguale 160 centimetri quadrati (da cui il “buzzone”) sbuffando come una vecchia 740 locomotiva a vapore del 1905.
“Novantanove sono! Non cominciate a rubare!” esclama salutandoci.
Poi arrivano gli altri ed è con sommo dispiacere che Franco ha lasciato a casa la moglie. “I gemelli, sapete…” si giustifica.
Manca mezz’ora alla partita e decidiamo di giocare a carte.
Siamo in otto quindi due tavoli da quattro per una Scopa con seguente “passatella” che noi chiamiamo “primiera”.
Io, come al solito, mi trovo col Maestro, ma che dico col Messia della suprema ciucciaggine Nuccio U’ Chialà che, affondato nelle sabbie mobili, nell’ordine: del fronte della gioventù, gioventù socialista, FGCI e radicali, ha una maniera “politica del gioco inteso come momento di svago da applicare al calcolo probabilistico sulla presa del settebello:” Ecco.
Perdiamo quasi per “cappotto”: due, DUE! a undici. Punto.
“La tua incommensurabile zucconità” gli dico “sfiora dei livelli di tale soprannaturalità che dubito assai che il buon Dio, inteso come Ente supremo, possa in qualche modo alleviare”
“Elamadonna!” E’ la risposta e prima di qualsiasi discussione arriva la Pasqua con la prima teglia di coniglio e patate quello sì divino.
E di vino innaffiato, un cabernet sauvignon della vigna esposta ad Ostro.
Quattordiciecinquanta senza aggiunta di nulla. Va giù che è una meraviglia ma presto arriva ai piani alti.
Tra una parolaccia tipica di chi si ustiona le dita ed il rumore masticatorio inizia la delicata Partita dell’Italia.
Insomma dopo un quarto d’ora di passaggi ragnatela vediamo rotolare delle palle fuori dal campo: sono le nostre!  ed allora torniamo al vizio giocatorio che io e Chialà vogliamo vendetta.
Macché, perdiamo la seconda partita e pure la terza.
Al che Pepè raccoglie le carte e me le mette sotto al braccio “Scite a sciuké o’ perruzze” Antico gioco consistente nel far girare una trottola di legno dopo averla avvolta con dello spago. Difficile anche quello.
La noiosa partita che nessuno più vede va avanti e pure noi andiamo avanti a mangiare e bere, in amenissima (e te credo) concitazione conversativa fino a che Rocchino annuncia i rigori.
Silenzio totale, assoluto. Si sentivano solo i borborigmi dei nostri stomaci costretti agli straordinari.
Villa tira… gol.
Grosso tira… gol
Cazorla tira… gol.
De rossi tira… parata di Casillas. “E’ finita” dice qualcuno.
Senna tira… gol.
Camoranesi tira… gol.
Guiza tira… ma Aquilone Buffon respinge e la speranza torna a brillare nei nostri occhi acquosi.
Di Natale tira… uno dice che con quel nome è gol certo, ma è il ventidue di giugno e Casillas para.
Fabregas tira… gol.
Ahì que dolor! El matador matato dal toro.
A quel punto della serata tutti a dare definizioni colorite, anzi di più, su tutti.
La meno offensiva è questa coniata da Mimmo “fiammifero” “Toni, degghi a’ fè i virme peggio du kès pund” (Toni che tu possa fare i vermi peggio del formaggio guasto).
Ite missa est.
Tra due anni ci saranno i mondiali, se vivremo…
Intanto il cronista di queste tre puntate di orge mangerecce, va a disintossicarsi dall’overdose di calcio e colesterolo in Cilento.            
Buone vacanze a tutti.
 
lunedì, 23 giugno 2008


Sotto il grande noce (dicono che abbia più di quattrocento anni) l’ombra fresca e le sdraio invitano alla conversazione sui massimi sistemi.         
“Il sistema sicuro per digerire l’enorme quantità di polpette che hai mangiato, mi dice Pepè, è squagliarle con questo!” In mano ha una bottiglia verde scura con tappo di sughero che sbatte sul tavolo.    Sulla quasi etichetta una scritta col pennarello: “i murt tegghue”, i morti tuoi… “Pure l’etichetta è artigianale? Potevi farla fare da chi capisce di grafica Pepè, la tua rosperia è seconda solo a quella di Paperone!” gli dico con una smorfia.
“E l’arte” mi risponde sorpreso “ Vuoi mettere l’originale e ruspante schizzo di un cozzalone come me? Ma tu conosci un certo Picasso o Mirò?”.
“Mirò, Picasso… ma come picasso parli Pepè, che hai mangiato arte e cultura? Ma non eri allergico grave a quei blocchi di fogli che si chiamano libri?”.
“Vafangùlo, và!” mi fa mentre versa il liquido limpidissimo “Buttalo giù in un colpo solo, come i veri uomini!”
Il “glu” fu secco e solitario ed all’improvviso il mondo diventa acquoso, le lacrime non mi fanno mettere bene a fuoco la faccia ghignante di Pepè e la sua risata sembra provenire dall’oltrepo pavese.
Ansimante per l’estrema secchezza delle fauci gli sputo un farfugliante “Ma che cazzo era…” prima di attaccarmi alla fontana.
Accendiamo il forno a legna che stasera mica si può perdere tempo con coltelli e forchette ecchecà… no, no la Pasqua sta “trombando” la pasta per le focacce mentre il figlio Rocchino (un bestio da un metro e novanta) prepara i conigli da arrostire e la figlia Palmina (dalle grosse tette) è nell’orto a raccogliere insalate e pomodori.
“Ma chi verrà stasera alla partita?” domando incuriosito dalla quantità di cibo che stanno preparando.
“Mm, a’ venì “Fiammifero”, “Mba Fr”, Giorgio “Buzzone”, Giorgio “Pond i Kule”, “U’ Chialà”, cugginete Ninetto, “Pierino “Don P’ddikkie” e relative famiglie. Sai che Mba Fr. ha fatto stampare due gemelli alla nuova miglie? Una bonazza polacca che neanche nel Dash potevi trovarla!”
“Minchia! Ha mollato Anna e i ragazzi e si è sposato con quest’altra qua?”
“Eh, quest’altra qua… Pasquìììì, purteme l’albùm delle fotografie del battesimo di Mba Fr. per favore” Urla Pepè alla sorella.
Pasqua è veloce a portare l’album che Pepè apre su di una foto che ritrae una splendida donna di circa trent’anni.
“Ecco quest’altra qua” dice Pepè “ e questa è la sua ex, a vit a defférénze? E poi i “ragazzi” sono grandi, hanno più di vent’anni mi pare. Vit a “Pulakk” y vit a meddiére. Chi puo battere la polaccona bonazza?”
“Tu sì nu purk criète! E certe y murt!” esclama la Pasqua indignata.
“Ecco perché nan me so spuséte mè” le urla dietro il fratello ridendo.
Si sa che la complicità maschile in fatto di femmine è totale ed indiscriminata.
Davanti alla bellezza di un corpo femminile giovane viene difficile trovare argomenti a favore della ex moglie di Franco.
Quasi impossibile.
Impossibile…
Sono le sette di sera tra un attimo inforniamo le sei focacce e le teglie coi conigli preparati secondo tradizione contadina.
Non ci resta che aspettare gli ospiti e la cottura
 
22 giugno 2008 ore 19 circa
sabato, 21 giugno 2008
Quando la torre dell’orologio batte le tre, è tradizione raccogliere le briciole dalla tovaglia macchiata da poche gocce di ottimo Primitivo di Manduria per preparare il desco ai riti del caffè e del sigaro. E si comincia a parlare per il piacere di parlare, perché c’è condivisione di passioni e perché le parole pacate aiutano la digestione anche se questa Nazionale maiala fa di tutto per restarti sullo stomaco.
Le prelibate pietanze di sublime umiltà preparate dalla signora Maria ed il panorama di dolci colline predispongono comunque alla clemenza della corte verso i prodi pedatori che tanto fanno soffrire gli ammalati ed ammaliati dal tifo per una squadra che pare persa, e lo è, in cervellotiche e sterili geometrie inconoscibili ai più che vogliono solo bel gioco e gol, gol, gol. Un’overdose di gol per poter urlare alla luna la propria forza in una Europa che ci schiaccia e con un governo che ci umilia.
Umiliati dalle tre pappine tre che un’Olanda snella e veloce ha propinato ad Aquilone Buffon gran curatore di calci di rigore, uccellato col numero perfetto da piedi dai nomi impronunciabili.
Offesi, sì offesi da una mediocre Romania mediocri noi a imprecare contro arbitri occhialuti e sbuffare contro l’avversa fortuna.
Il sigaro è spento e la Maria ci porta un limoncello artigianale da lacrimatoio tanto è buono: “E’ fatto con l’amore per la tradizione” dice. Dice Gianni, il marito, “Ma Cassano…” appunto Cassano El Pibe di Barivecchia ingabbiato dai pochi minuti giocati esecutore puntuale degli ordini di Tristezza Donadoni nella partita vinta senza grossi rischi con la Francia ormai dismessa come ai tempi di Pétain, la loro Maginot inguardabile. Ed è grazie alla loro sorte benigna se i gallici cugini non hanno avuto una vera e propria débacle. Un gol su rigore di Pirlo ed uno su calcio di punizione di De Rossi.
Non riesce L’Italia a segnare su azione. Porta stregata o portieroni in stato di grazia non si riesce a gonfiare la benedetta rete.
Domenica c’è la Spagna. Siamo la sua bestia nera. Ottantotto sono gli anni di sconfitte spagnole, qualcosa vorrà pur dire.
Hasta luego.
 
giovedì, 19 giugno 2008

VIVA L’ITALIA

La Nazione, il 17 portasfiga 2008 alle ore ventiequarantacinque, si è fermata per osannare o lapidare gli eroi scesi in campo a difendere la Patria dai Galli invasori.
I Vercingetorigi transalpini ci aspettavano famelici di conquista visti i magri risultati raccolti nelle due precedenti campagne.
Fu in quel preciso momento, quando l’inno mameliano si levò al cielo, che la piazza Vittorio Emanuele II Re d’Italia e Padre della Patria si alzò tutta in piedi e con voce roca cantò il sacro inno.
La battaglia inizia al fischio della locomotiva Lubos ma fu subito chiaro che la legione italiana spiccava in superiorità tecnica e mentale ed anche in quella numerica, palesandosi essa al ventiquattresimo, quando il vile e proditorio attacco da parte di Abidal  ai danni del nostro Primus Pilus Toni ne provocò l’espulsione con pubblico ludibrio.
Dura lex sed lex ed il rigore con cui il supremo giudice giudicò fu cosa giusta.
In quell’attimo l’esultanza della piazza ricordò a molti i cine giornali da piazza Venezia ed immediatamente dopo il silenzio tombale e timorato di Dio che esplose in grida di conquista e trionfo, gioia e tripudio all’insacco nella gallica rete, difesa dall’incolpevole (ma non per questo meno Gallo) Coupet, della sacra sfera da parte del giustiziere Pirlo.
Soffre la Gallia la grande aggressività della legione Romana e del suo grande stratega Donadoni che, incitava i suoi alla battaglia i quali stimolati anche dai latini cori italici provenienti dall’anfiteatro, lasciavano niente di spazio a centro campo agli antipatici pressandoli come schiacciatine e rompendo ogni rifornimento alle punte che, spunte, non poterono che piangere calde lacrime quando al sessantaduesimo su punizione giustissima il pallone magico si materializzò de novo alle terga del sempre più incolpevole portiere di albergo Gallo, calciato dal piede incantato del centurione De Rossi che con supremo calcolo matematico-propiziatorio-metafisico colpì con precisione l’artiglio della barriere facendo deviare il globo terracqueo verso la porta.
GOOOOOOOL urlò all’unisono la folla osannante al dio Pallone mentre la festa prese nuova vita con scoppio di mortaretti e trombe del giudizio.
I più giovani improvvisarono ingenui balletti mentre i più… scafati  approfittarono del momento catartico per palpare (corrisposti) tenere parti corporee del proprio od opposto sesso con sommo piacere e godimento di tutti.
La vittoria degli olandesi volanti sugli zingari rumeni fu la ciliegina sulla torta.
Clakson e trombe suonarono per buona parte della notte. L’insonnia da vittoria contagiò giovani e vecchi per una volta ancora uniti tra bottiglie di birra e bianchetto, focacce e panzerotti e soprattotto al grido di “ALE’ OH OH, ALE’ OH OH” che è buono in ogni stagione.

 
Il decreto salva squalo è passato.