


QUASI VENT’ANNI
...ccidenti

Eccolo là, capello riccio d’accarezzare, il baffo nero come la notte dei tempi.
E già, quei tempi… Come si dice quando si vuol far gli intellettuali poliglotti? Ah si… ’I remember che erano tempi duri.
Allora c’era la lira, ve la rememberate la lira? Beh, già allora avevo delle amnesie su quella moneta che poco sostava nelle mie tasche!
Un po’ perché erano affette dalla sindrome dell’evasione, l’altro po’ perché scoprii una certa affinità con quel tale barba lunga finito con piedi e mani bucate… come le mie.
E le lunghe serate invernali a tremolare come le stelle nel cielo terso dal freddo pungente che non sembrava tale.
E i jeans a zampa di elefante che noi provincialotti dicevamo alla “Celentano”,
marca Roy Rogers e i medaglioni con stampati i titoli delle canzoni… io, sì anch’io, ne avevo uno con un bel “Sono Tremendo!” rosso scarlatto su fondo giallo canarino mai messo per vergogna? Timidezza? Mah!
E, parafrasando Baglioni, le lunghe corse affannate dietro alle “pucciuedde” (ragazze) tutte timorate di Dio e noi maschietti invece grandi scopatori.
E l’aria da bambino che mi chiedevano la carta d’identità al cinema per sospirare con la mitica Moana.
Si faceva sesso virtuale già allora ma, nell’improbabile caso accadesse, eravamo, ero, pronto.
Infatti la prima volta (ma non ditelo a nessuno neh!) fu TRAGICA, punto.
E non era nemmeno domenica. Eravamo al mare ed amare erano le lacrime, amare... Capita quando si perde una elle.
E le partite a biliardino e le suonate stonate del caro vecchio Lucio e Faber e Cicciociccio Er Meetico De Gregori… “ma tutto questo Alice non lo sa”.
Il Ciao Piaggio, straordinario mezzo su cui posavo le mie ciapètt e con cui posavo manco avessi una Ducati Scrambler 350, il mio sogno giovane.
E poi la Cinquecento rossa corallo e intanto il tempo passa e non ritorna più…
Vent’anni gente, “e vent’anni sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più”.
Eh!
E mi ricordo, infatti, un pomeriggio ameno / io e il mio amico specchio delle mie brame/ famoso illusionista bravo nelle trame / dal quale mi guardava uno strano tale /con moglie e tre figli e il mutuo da pagare/ mi presentò i miei cinquant’anni/ e il contratto scaduto col prete e pure col Comune…. Ed io risi, io risi, io risi.
E rido ancora. 


(il nido) (Monte Tresino)


ed allora torniamo al vizio giocatorio che io e Chialà vogliamo vendetta.


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