
La domenica elettorale vide Pepè alle prese col volantinaggio più o meno davanti al seggio della scuola.
Mi aveva mollato un pacco di santini col suo nome e cognome e la raccomandazione di darmi da fare.
Quando tornai alla scuola vidi un po’ di agitazione sul piazzale e mi accorsi che il nostro era alle prese coi carabinieri, i vigili urbani ed alcuni, pensai, rappresentanti di lista.
- U sapève, lo sapevo che in questo paese ‘a democrazie nan ge stè, non esiste! Marascià, lo vedi a questo signore del cazzo? Bé questo stava dando i biglietti a Ciccio u Boss, a Jujuccio de Biangh e a Tonuccio Terraterre…
- Ma come ti permetti, ce temmurte! – rispose veemente Ginuzzo Jammeja cercando con la sua stazza non indifferente di lanciarsi contro la stazza non indifferente di Pepè a stento trattenuto dal maresciallo e da un vigile urbano.
- Calma, calma, stateve calme, che sennò vi porto in caserma a tutte duò! – esclamo autorevolmente il maresciallo. – Ma 'u sapite voi due che è proibbito dalla legge di dare i cazzi dei santini vicino ai seggi di ‘lezioun? E mi meraviglio di voi Ginuzzo, nu professore cum’a vuie scendere al livello di Pepè…
- Come sarebbe al livello di Pepè? – urlò Pepè veramente incazzato ora – Io, caro lei, sono almeno sedici o diciassette scale più sopra di questo… di questo… individuo con la laurea e poi con quella laurea pulisciti il culo!
Come Dio volle riuscii ad allontanarlo un po tirandolo per la giacchetta, un po’ spingendolo ma con i miei sessantaquattro chilogrammi cosa potevo fare contro quella montagna di carne che si chiama Pepè?
Dall’altra parte della strada c’era, e c’è ancora, un bar dove riuscii a far sedere il Pepè furioso. Ordinai una camomilla ma il nostro si era già calmato e, preso il cellulare chiamò la sorella per dirle che non sarebbe tornato per il pranzo che <<I ‘lezioun>> incombevano ed era necessaria la sua presenza fisica sul posto per tenere lontane <<le forze reazionarie e i preti>> e m’immaginavo i segni della croce della sorella Pasqua.
- A madonne già l’una!- esclamò – scià, andiamo a mangiare.
- Vabbuò – risposi – ma stavolta pago io che sennò mi dici che sono diventato uno sfruttatore della forza lavoro del proletariato!
- Ottimo! Era ora.
postato da: noncelafopiu alle ore 07:32 | Permalink | commenti (1)
categoria:racconti, vita, fantasia
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Peter Pan
Alterato.