giovedì, 11 settembre 2008

Va che roba! Neanche un piccolissimo buco nero creato per soddisfare i pavidi scienziati sussiegosi e catastrofisti
che ne aspettavano almeno uno.
Uno qualunque da confrontare col buco nero (quello si cosmico) del debito pubblico o di quell’altro buco nero dai denti di squalo che inghiotte, inghiotte, inghiotte senza curarsi delle rovine che si prospettano appena dietro l’angolo.
Il bosone (ma cosa c@§¤ sarà mai!)di Higgs (chi? quello di Magnum P.I.?) l’effimera particella di Dio sì ma quale? Il dio.ooo.ooo.ooo che partecipa agli utili? Oppure il dio dei senza dio, quelli che senza porre dei per lo mezzo scandagliano, scavano, indagano per capire il mondo?
Va a rotoli il mondo, ma che καζζο di squola avranno frequentato!
Per es. la Guzzanti sotto inchiesta per vilipendio al Papa… VILIPENDIO a Natziger quando dovrebbe essere lui ad essere processato per abuso della credulità popolare.
Va che roba come se il fatto di essere papa lo possa in qualche modo salvare.
Altro esempio far passare come un affare per il Popolo Italiano l’affaire Alitalia… Ma qualitalia dei miei zebedei! A loro le palanche a noi i debiti che sono pure debiti formativi dato che non abbiamo ancora capito che lorsignori a calci nel luogo deputato alla funzione essenziale dell’evacuazione dei prodotti di scarto della digestione dovrebbero essere presi! Bocciati, quindi, e tutti a cantare. via!


Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone?
Sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Venite tutti in piazza fra due ore
vi riempirete gli occhi di parole
la gola di sospiri per amore
e il cuor farà tremila capriole.

 

postato da: noncelafopiu alle ore 11:10 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, impressioni, censura, degrado
martedì, 24 giugno 2008
La corrida
 
Alla spicciolata arrivano gli amici.
Il primo è il solito Giorgio “buzzone” che trascina i suoi 100 chili per un metro e sessanta di altezza uguale 160 centimetri quadrati (da cui il “buzzone”) sbuffando come una vecchia 740 locomotiva a vapore del 1905.
“Novantanove sono! Non cominciate a rubare!” esclama salutandoci.
Poi arrivano gli altri ed è con sommo dispiacere che Franco ha lasciato a casa la moglie. “I gemelli, sapete…” si giustifica.
Manca mezz’ora alla partita e decidiamo di giocare a carte.
Siamo in otto quindi due tavoli da quattro per una Scopa con seguente “passatella” che noi chiamiamo “primiera”.
Io, come al solito, mi trovo col Maestro, ma che dico col Messia della suprema ciucciaggine Nuccio U’ Chialà che, affondato nelle sabbie mobili, nell’ordine: del fronte della gioventù, gioventù socialista, FGCI e radicali, ha una maniera “politica del gioco inteso come momento di svago da applicare al calcolo probabilistico sulla presa del settebello:” Ecco.
Perdiamo quasi per “cappotto”: due, DUE! a undici. Punto.
“La tua incommensurabile zucconità” gli dico “sfiora dei livelli di tale soprannaturalità che dubito assai che il buon Dio, inteso come Ente supremo, possa in qualche modo alleviare”
“Elamadonna!” E’ la risposta e prima di qualsiasi discussione arriva la Pasqua con la prima teglia di coniglio e patate quello sì divino.
E di vino innaffiato, un cabernet sauvignon della vigna esposta ad Ostro.
Quattordiciecinquanta senza aggiunta di nulla. Va giù che è una meraviglia ma presto arriva ai piani alti.
Tra una parolaccia tipica di chi si ustiona le dita ed il rumore masticatorio inizia la delicata Partita dell’Italia.
Insomma dopo un quarto d’ora di passaggi ragnatela vediamo rotolare delle palle fuori dal campo: sono le nostre!  ed allora torniamo al vizio giocatorio che io e Chialà vogliamo vendetta.
Macché, perdiamo la seconda partita e pure la terza.
Al che Pepè raccoglie le carte e me le mette sotto al braccio “Scite a sciuké o’ perruzze” Antico gioco consistente nel far girare una trottola di legno dopo averla avvolta con dello spago. Difficile anche quello.
La noiosa partita che nessuno più vede va avanti e pure noi andiamo avanti a mangiare e bere, in amenissima (e te credo) concitazione conversativa fino a che Rocchino annuncia i rigori.
Silenzio totale, assoluto. Si sentivano solo i borborigmi dei nostri stomaci costretti agli straordinari.
Villa tira… gol.
Grosso tira… gol
Cazorla tira… gol.
De rossi tira… parata di Casillas. “E’ finita” dice qualcuno.
Senna tira… gol.
Camoranesi tira… gol.
Guiza tira… ma Aquilone Buffon respinge e la speranza torna a brillare nei nostri occhi acquosi.
Di Natale tira… uno dice che con quel nome è gol certo, ma è il ventidue di giugno e Casillas para.
Fabregas tira… gol.
Ahì que dolor! El matador matato dal toro.
A quel punto della serata tutti a dare definizioni colorite, anzi di più, su tutti.
La meno offensiva è questa coniata da Mimmo “fiammifero” “Toni, degghi a’ fè i virme peggio du kès pund” (Toni che tu possa fare i vermi peggio del formaggio guasto).
Ite missa est.
Tra due anni ci saranno i mondiali, se vivremo…
Intanto il cronista di queste tre puntate di orge mangerecce, va a disintossicarsi dall’overdose di calcio e colesterolo in Cilento.            
Buone vacanze a tutti.
 
lunedì, 23 giugno 2008


Sotto il grande noce (dicono che abbia più di quattrocento anni) l’ombra fresca e le sdraio invitano alla conversazione sui massimi sistemi.         
“Il sistema sicuro per digerire l’enorme quantità di polpette che hai mangiato, mi dice Pepè, è squagliarle con questo!” In mano ha una bottiglia verde scura con tappo di sughero che sbatte sul tavolo.    Sulla quasi etichetta una scritta col pennarello: “i murt tegghue”, i morti tuoi… “Pure l’etichetta è artigianale? Potevi farla fare da chi capisce di grafica Pepè, la tua rosperia è seconda solo a quella di Paperone!” gli dico con una smorfia.
“E l’arte” mi risponde sorpreso “ Vuoi mettere l’originale e ruspante schizzo di un cozzalone come me? Ma tu conosci un certo Picasso o Mirò?”.
“Mirò, Picasso… ma come picasso parli Pepè, che hai mangiato arte e cultura? Ma non eri allergico grave a quei blocchi di fogli che si chiamano libri?”.
“Vafangùlo, và!” mi fa mentre versa il liquido limpidissimo “Buttalo giù in un colpo solo, come i veri uomini!”
Il “glu” fu secco e solitario ed all’improvviso il mondo diventa acquoso, le lacrime non mi fanno mettere bene a fuoco la faccia ghignante di Pepè e la sua risata sembra provenire dall’oltrepo pavese.
Ansimante per l’estrema secchezza delle fauci gli sputo un farfugliante “Ma che cazzo era…” prima di attaccarmi alla fontana.
Accendiamo il forno a legna che stasera mica si può perdere tempo con coltelli e forchette ecchecà… no, no la Pasqua sta “trombando” la pasta per le focacce mentre il figlio Rocchino (un bestio da un metro e novanta) prepara i conigli da arrostire e la figlia Palmina (dalle grosse tette) è nell’orto a raccogliere insalate e pomodori.
“Ma chi verrà stasera alla partita?” domando incuriosito dalla quantità di cibo che stanno preparando.
“Mm, a’ venì “Fiammifero”, “Mba Fr”, Giorgio “Buzzone”, Giorgio “Pond i Kule”, “U’ Chialà”, cugginete Ninetto, “Pierino “Don P’ddikkie” e relative famiglie. Sai che Mba Fr. ha fatto stampare due gemelli alla nuova miglie? Una bonazza polacca che neanche nel Dash potevi trovarla!”
“Minchia! Ha mollato Anna e i ragazzi e si è sposato con quest’altra qua?”
“Eh, quest’altra qua… Pasquìììì, purteme l’albùm delle fotografie del battesimo di Mba Fr. per favore” Urla Pepè alla sorella.
Pasqua è veloce a portare l’album che Pepè apre su di una foto che ritrae una splendida donna di circa trent’anni.
“Ecco quest’altra qua” dice Pepè “ e questa è la sua ex, a vit a defférénze? E poi i “ragazzi” sono grandi, hanno più di vent’anni mi pare. Vit a “Pulakk” y vit a meddiére. Chi puo battere la polaccona bonazza?”
“Tu sì nu purk criète! E certe y murt!” esclama la Pasqua indignata.
“Ecco perché nan me so spuséte mè” le urla dietro il fratello ridendo.
Si sa che la complicità maschile in fatto di femmine è totale ed indiscriminata.
Davanti alla bellezza di un corpo femminile giovane viene difficile trovare argomenti a favore della ex moglie di Franco.
Quasi impossibile.
Impossibile…
Sono le sette di sera tra un attimo inforniamo le sei focacce e le teglie coi conigli preparati secondo tradizione contadina.
Non ci resta che aspettare gli ospiti e la cottura
 
22 giugno 2008 ore 19 circa
sabato, 21 giugno 2008
Quando la torre dell’orologio batte le tre, è tradizione raccogliere le briciole dalla tovaglia macchiata da poche gocce di ottimo Primitivo di Manduria per preparare il desco ai riti del caffè e del sigaro. E si comincia a parlare per il piacere di parlare, perché c’è condivisione di passioni e perché le parole pacate aiutano la digestione anche se questa Nazionale maiala fa di tutto per restarti sullo stomaco.
Le prelibate pietanze di sublime umiltà preparate dalla signora Maria ed il panorama di dolci colline predispongono comunque alla clemenza della corte verso i prodi pedatori che tanto fanno soffrire gli ammalati ed ammaliati dal tifo per una squadra che pare persa, e lo è, in cervellotiche e sterili geometrie inconoscibili ai più che vogliono solo bel gioco e gol, gol, gol. Un’overdose di gol per poter urlare alla luna la propria forza in una Europa che ci schiaccia e con un governo che ci umilia.
Umiliati dalle tre pappine tre che un’Olanda snella e veloce ha propinato ad Aquilone Buffon gran curatore di calci di rigore, uccellato col numero perfetto da piedi dai nomi impronunciabili.
Offesi, sì offesi da una mediocre Romania mediocri noi a imprecare contro arbitri occhialuti e sbuffare contro l’avversa fortuna.
Il sigaro è spento e la Maria ci porta un limoncello artigianale da lacrimatoio tanto è buono: “E’ fatto con l’amore per la tradizione” dice. Dice Gianni, il marito, “Ma Cassano…” appunto Cassano El Pibe di Barivecchia ingabbiato dai pochi minuti giocati esecutore puntuale degli ordini di Tristezza Donadoni nella partita vinta senza grossi rischi con la Francia ormai dismessa come ai tempi di Pétain, la loro Maginot inguardabile. Ed è grazie alla loro sorte benigna se i gallici cugini non hanno avuto una vera e propria débacle. Un gol su rigore di Pirlo ed uno su calcio di punizione di De Rossi.
Non riesce L’Italia a segnare su azione. Porta stregata o portieroni in stato di grazia non si riesce a gonfiare la benedetta rete.
Domenica c’è la Spagna. Siamo la sua bestia nera. Ottantotto sono gli anni di sconfitte spagnole, qualcosa vorrà pur dire.
Hasta luego.
 
giovedì, 19 giugno 2008

VIVA L’ITALIA

La Nazione, il 17 portasfiga 2008 alle ore ventiequarantacinque, si è fermata per osannare o lapidare gli eroi scesi in campo a difendere la Patria dai Galli invasori.
I Vercingetorigi transalpini ci aspettavano famelici di conquista visti i magri risultati raccolti nelle due precedenti campagne.
Fu in quel preciso momento, quando l’inno mameliano si levò al cielo, che la piazza Vittorio Emanuele II Re d’Italia e Padre della Patria si alzò tutta in piedi e con voce roca cantò il sacro inno.
La battaglia inizia al fischio della locomotiva Lubos ma fu subito chiaro che la legione italiana spiccava in superiorità tecnica e mentale ed anche in quella numerica, palesandosi essa al ventiquattresimo, quando il vile e proditorio attacco da parte di Abidal  ai danni del nostro Primus Pilus Toni ne provocò l’espulsione con pubblico ludibrio.
Dura lex sed lex ed il rigore con cui il supremo giudice giudicò fu cosa giusta.
In quell’attimo l’esultanza della piazza ricordò a molti i cine giornali da piazza Venezia ed immediatamente dopo il silenzio tombale e timorato di Dio che esplose in grida di conquista e trionfo, gioia e tripudio all’insacco nella gallica rete, difesa dall’incolpevole (ma non per questo meno Gallo) Coupet, della sacra sfera da parte del giustiziere Pirlo.
Soffre la Gallia la grande aggressività della legione Romana e del suo grande stratega Donadoni che, incitava i suoi alla battaglia i quali stimolati anche dai latini cori italici provenienti dall’anfiteatro, lasciavano niente di spazio a centro campo agli antipatici pressandoli come schiacciatine e rompendo ogni rifornimento alle punte che, spunte, non poterono che piangere calde lacrime quando al sessantaduesimo su punizione giustissima il pallone magico si materializzò de novo alle terga del sempre più incolpevole portiere di albergo Gallo, calciato dal piede incantato del centurione De Rossi che con supremo calcolo matematico-propiziatorio-metafisico colpì con precisione l’artiglio della barriere facendo deviare il globo terracqueo verso la porta.
GOOOOOOOL urlò all’unisono la folla osannante al dio Pallone mentre la festa prese nuova vita con scoppio di mortaretti e trombe del giudizio.
I più giovani improvvisarono ingenui balletti mentre i più… scafati  approfittarono del momento catartico per palpare (corrisposti) tenere parti corporee del proprio od opposto sesso con sommo piacere e godimento di tutti.
La vittoria degli olandesi volanti sugli zingari rumeni fu la ciliegina sulla torta.
Clakson e trombe suonarono per buona parte della notte. L’insonnia da vittoria contagiò giovani e vecchi per una volta ancora uniti tra bottiglie di birra e bianchetto, focacce e panzerotti e soprattotto al grido di “ALE’ OH OH, ALE’ OH OH” che è buono in ogni stagione.

 
Il decreto salva squalo è passato.
martedì, 17 giugno 2008
Prima condanna: anche il blog è «clandestino»
a. fab.

Una sentenza un po' originale: la legge è quella del 1948 «disposizioni sulla stampa» e l'articolo il 16 quello che punisce la stampa clandestina, cioè i giornali pubblicati senza la registrazione in tribunale. Il giudice che ha deciso di applicarla sessant'anni dopo cioè lo scorso 8 maggio (ma si è saputo solo giovedì) la dottoressa Patricia Di Marco del tribunale di Modica, in Sicilia. Il condannato il curatore di un sito molto popolare fino a quattro anni fa - accaddeinsicilia.net - chiuso di autorità nel dicembre del 2004. Si tratta dello storico, e giornalista, Carlo Ruta che dovrà pagare un'ammenda di 150 euro (più spese processuali per 5.000 euro) per aver aggiornato, fino alla chiusura, il suo blog. Una sentenza un po' originale ma soprattutto spaventevole per qualche centinaia di migliaia di curatori di blog in Italia: se avessero ragione a Modica la libertà sul web sarebbe finita. E tutti dovrebbero correre a registrarsi in tribunale prima di aprire un blog.
Per aver solo immaginato una cosa del genere nella legge sull'editoria, lo scorso governo fu costretto a una rapida marcia indietro dalla sollevazione dei blogger italiani. Ma una sentenza come quella della dottoressa Di Marco non ha precedenti in Europa, secondo Ruta «ci sono riscontri solo in Cina». La polizia postale di Catania aveva oltretutto accertato la «non periodicità» di accaddeinsicilia.net. Tutto inutile. E' arrivata la condanna così come richiesto da Agostino Fera, procuratore a Ragusa da 40 anni e oggetto delle denunce di Carlo Ruta sul web. E' stato Fera a far chiudere il sito nel 2004, lui a denunciare Ruta al tribunale di Messina. La storia che ha offeso il magistrato ragusano è quella del delitto di Giovanni Spampinato, il giornalista dell'Ora e dell'Unità ucciso nel 1972, una storia che Ruta non si stanca di ricostruire ma che aspetta ancora una verità giudiziaria sui mandanti di quel delitto. Una storia di mafia e trame nere. Fera si trovò a indagare o a non indagare su quel delitto il cui esecutore materiale Roberto Campria era all'epoca il figlio del suo superiore, il presidente del tribunale di Ragusa. Tra pochi mesi Fera sarà trasferito da Ragusa, destinazione procura minorile di Catania. Ruta intanto è stato condannato. Ma continua le sue denunce sul sito leinchieste.com. Facile verificare in rete quanto sia allarmante la sentenza di Modica, su Google "Carlo Ruta" +clandestina. Ne hanno già parlato il sito di Articolo 21 e quello della Stampa.
fonte: il Manifesto (15/6/2208)
Signore e signori pare siamo nella merda sino al collo...