sabato, 11 aprile 2009

3 aprile 2009 o data da destinarsi.

Speravo in un pesce d’aprile.

Speravo davvero che fosse un pesce d’aprile quella telefonata dell’altro ieri.
Invece non lo era.
L’ho realizzato solo oggi, quando non ho trovato sul cellulare l'avviso di chiamata senza risposta che ogni sera mi facevi prima di addormentarti.
La speranza è l’ultima a morire ed è spirata nel corso del giorno ad un’ora imprecisata.
E’ morta come morto è il mio telefonino muto ormai da troppe ore.
E’ ancora più vuota la giornata senza la tua chiamata e il tuo “Ciao amorone”.
Le prossime lo saranno ancora, almeno sino a quando il signor Tempo avrà in qualche modo lenito un po’ il dolore.
Un pezzo significativo del mio cuore sarà sempre occupato da te che sei stata, e sei, importante.
Mi mancheranno le tue risate alle mia battute, mi mancheranno i tuoi dubbi, le tue incertezze.
Mi mancherai.

Un bacio.

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categoria:amore, diario, tristezza
domenica, 05 aprile 2009

Ho per compagno il cielo

Cade la pioggia
ed ho compagno al pianto
il cielo.
Gocce d’acqua e sale
mischiate insieme
a urlare il silenzio
delle parole non dette
quelle sì pesanti,
macigni appesi alle ali.
Piove perché non ci sei
e si può annegare.

4 aprile 2009

postato da: noncelafopiu alle ore 16:08 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie, poesia, amore, tristezza
mercoledì, 11 marzo 2009
 
 
 
Giullare di note
 
Scivolano leggere le dita
sulle corde di una chitarra
scordata chissà come
chissà dove.
Giullare di note storte,
mi fermo alle stazioni della vita
solo fino al fischio del treno.
Un si minore che stenta
a diventare maggiore.
 
31 gennaio 2009
postato da: noncelafopiu alle ore 07:03 | Permalink | commenti
categoria:poesie, poesia, amore
martedì, 24 febbraio 2009


Quando su in Cielo son stelle propizie
e l'etterno piacer tutto sospeso
disioso ancor di più e più letizie,

‘l cor rovente come foco acceso,
bruciante e pronto a gustar lo frutto
che in dolce oblio par fosse già inteso

finir ingrato al cor e al volgo tutto,
ecco che ninfa vien, l’arco lei prese
con mano tesa a mo’ di pigliatutto.

Venus in Aries et in lei s’accese
stellium d’amor in sestile assai bello
degno da declamar come le imprese

de’ sommi Marte e Giove gran modelli
di Olimpiche e fascinose gesta.
Loro assai bravi a palpar li velli

furo pronti sempre a far la festa
con trucchi e inganni e virtù sbandita.
Et ella alfin al muscolo s’appresta

ma Orfeo sen và e voglia poi si frena
mentr’i vorria non finisse mai
e afflitto dal dolor ch’avea smarrita
la via del fior che porta alla delizia

cerca la mano distrazion fittizia
gabbato in sogno ma forte tra dita
il picciol omo assetato assai
trova l’amor da sol per meno pena

postato da: noncelafopiu alle ore 15:06 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesie, poesia, amore
venerdì, 13 febbraio 2009
 
 
 
 
Il tuo sorriso
(a Eluana nel giorno della sua libertà)
 
Te ne vai
tra i ricordi pesanti
di chi resta a piangerti
da soli come sempre,
finalmente libera
dai lacci terreni
imposti da pietà fasulla.
Te ne vai nel silenzio
tuo amico
nel fragore degli
imbecilli
forti di potere
debolissimi di spirito.
Idioti vestiti di porpora e
doppi petti blu.
Il tuo sorriso
misurerà l’eternità.
 
 
09 febbraio 2009
 
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categoria:poesie, poesia, amore, vita, morte
mercoledì, 04 febbraio 2009

Stracciare il tessuto del tempo
distorcerlo e piegarlo. Tornare
indietro quando ti incontrai
all’intreccio delle trame
e annodare ancora più forte
il reticolo per non farti scappare.
 
Ma di quei fili non v’è più traccia
solo scheletro, e un futuro che agghiaccia.
 
*********************
*********************
 
Le trame del tempo
nelle tue e nelle mie rughe
solchi profondi e semi
germogliati ora piante frondose.
Noi come erba appassiamo
viviamo dell’oggi,
non rubiamo più tempo.
 
Il tempo del mondo è per loro.
 
 
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categoria:poesie, poesia, amore,
venerdì, 30 gennaio 2009
Intrecci di ore e giorni
da tessere in ordito fine
d'anni, a creare l’arazzo
delle nostre vite.
Le maglie strette
come i nostri abbracci
nel ticchettio del tempo
senza principio né fine
postato da: noncelafopiu alle ore 17:03 | Permalink | commenti (2)
categoria:amore
venerdì, 16 gennaio 2009
…scovo
le somiglianze
e i paragoni
nei cespugli arruffati
dei ricordi
e lo ritrovo
cristallo di rocca colorato
a tatuar le labbra
in goccia pura
nettare di fiore
e pianoposa
il tuo silenzio
assorto
e dopo in canto
fortescioglie
il pianto
questa ed altre belle (ma veramente!) poesie di Mara potreste leggerle se solo visitaste il suo blog nonsonoiskra.splinder.com  oltre ad altre storie. Uno dice "che, je fai pubblicità?" No perché non ha bisogno di alcuna réclame... è che è proprio brava.
Vabbè Mara, poi mi offri un  caffé!
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categoria:poesie, poesia, amore
giovedì, 15 gennaio 2009

"...È stato aiere 'o juomo, 'a chiromante,

liggenneme cu 'a lente mmiezo 'a mano,
mm'ha ditto: "Siete stato un triste amante, vedete questa linea comme è strana?

Questa se chiamma 'a linea del cuore,
arriva mmiezo 'o palmo e po' ritorna.
Che v'aggia di, carissimo signore;
cu chesta linea vuie tenite 'e ccorne.

Guardate st'atu segno fatto a uncino,
stu segno ormai da tutti è risaputo
ca 'o porta mmiezo 'a mano San Martino,
o Santo prutettore d' 'e comute". (E ccorne; Totò)

Bè... all'anagrafe mi imposero il nome di Martino.
Quasi profeticamente, direi.
E allora? Non è forse vero, come aggiungeva Totò nella sua poesia, che persino Napoleone era cornuto ed è diventato un imperatore? E che dire dei vari VIPS che ci pregiano della loro cornuta presenza nei rotocalchi gossippari di questa Repubblica bananifera? E i cervi dal palco più bello non sono forse i migliori riproduttori ed hanno un harem di parecchie femmine? E i tori eh? I tori?
"Mi sento un toro" si sente ancora oggi dire davanti a rappresentati femminili della specie umana dotate di ehm... caratteristiche particolarmente esagerate. Dimenticando forse che il ruminante ha un bel paio di corna sul cranio?
 
Ma sì, facciamo le corna sperando non ci facciano le corna le nostre compagne… al cielo alla terra alla maniera tierra e cielo di partenopea memoria.
E se proprio diventiamo o siamo cornuti consoliamoci che per ogni cornuto certamente c’è una… vacca.
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martedì, 16 dicembre 2008
Finisterrae, giù nel tacco.
Punta Ristola: qui si è distanti da tutto.
Di fronte solo mare e cominci a volare come un albatro o a nuotare come un delfino sulle ali o con le pinne della fantasia.
Il cielo è limpido, spazzato da una tramontana secca che lo ha pulito dalle ultime nuvole, il blu cupo dell’abisso contro il blu ancora più profondo dello spazio.
Il basso e l’alto sembrano contendersi questo lembo di terra come déi impegnati nell’ultima battaglia. Ed i rumori dello scontro si ascoltano più con la mente che con l’udito.
Sono rumori nascosti negli anfratti, nelle grotte, suoni che evocano immagini, memorie dell’inizio del tempo.
Fissando il riverbero del sole sulle onde lunghe, puoi immaginare Fletcher Christian o Long John Silver ammutinarsi ed abbaiare ordini alle proprie ciurme. O il Capitano Achab fissare l’orizzonte dal cassero del Pequod.
Sono sull’estremo scoglio di questa punta salentina.
Bagno la mano nei due mari, Adriatico e Jonio, che qui si congiungono in un amplesso turbolento.
E’ qui che nasce il mito, tra questi due mari.
Il mito di Leucàsia, la bellissima sirena bianca.
Bellissima ed anche mostruosa, conturbante, ammaliante e tremenda nella vendetta.
Si narra che essa, invaghitosi di un giovane pastore, tentasse più volte di sedurlo col suo canto meraviglioso ma il giovane, fedele alla sua innamorata, le resistette provocandone la furia.
Il suo fu un castigo feroce.
Sorprese i due amanti abbracciati sugli scogli di questo lembo di terra e scatenò una terribile tempesta che scagliò i due giovani in mare e poi sulla scogliera più e più volte fino ad ucciderli.
Poi divise i corpi lasciandoli sulle due punte opposte del golfo perché non si riunissero più.
In Olimpo Minerva assistette alla tragedia e, pietosa, trasformò i due teneri amanti in pietra: Punta Meliso e Punta Ristola che abbracciano questo specchio di mare.
Ricordi? Ci siamo stati su quella punta, abbracciati e gioiosi.
Così siamo noi due. Vivi, vivissimi nel nostro amore ma lontani come Melisso e Aristula, uniti e divisi da un destino-sirena che impedisce il compiersi della nostra felicità.
Col contributo degli dei invidiosi.
 
postato da: noncelafopiu alle ore 11:27 | Permalink | commenti
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