Finisterrae, giù nel tacco.
Punta Ristola: qui si è distanti da tutto.
Di fronte solo mare e cominci a volare come un albatro o a nuotare come un delfino sulle ali o con le pinne della fantasia.
Il cielo è limpido, spazzato da una tramontana secca che lo ha pulito dalle ultime nuvole, il blu cupo dell’abisso contro il blu ancora più profondo dello spazio.
Il basso e l’alto sembrano contendersi questo lembo di terra come déi impegnati nell’ultima battaglia. Ed i rumori dello scontro si ascoltano più con la mente che con l’udito.
Sono rumori nascosti negli anfratti, nelle grotte, suoni che evocano immagini, memorie dell’inizio del tempo.
Fissando il riverbero del sole sulle onde lunghe, puoi immaginare Fletcher Christian o Long John Silver ammutinarsi ed abbaiare ordini alle proprie ciurme. O il Capitano Achab fissare l’orizzonte dal cassero del Pequod.
Sono sull’estremo scoglio di questa punta salentina.
Bagno la mano nei due mari, Adriatico e Jonio, che qui si congiungono in un amplesso turbolento.
E’ qui che nasce il mito, tra questi due mari.
Il mito di Leucàsia, la bellissima sirena bianca.
Bellissima ed anche mostruosa, conturbante, ammaliante e tremenda nella vendetta.
Si narra che essa, invaghitosi di un giovane pastore, tentasse più volte di sedurlo col suo canto meraviglioso ma il giovane, fedele alla sua innamorata, le resistette provocandone la furia.
Il suo fu un castigo feroce.
Sorprese i due amanti abbracciati sugli scogli di questo lembo di terra e scatenò una terribile tempesta che scagliò i due giovani in mare e poi sulla scogliera più e più volte fino ad ucciderli.
Poi divise i corpi lasciandoli sulle due punte opposte del golfo perché non si riunissero più.
In Olimpo Minerva assistette alla tragedia e, pietosa, trasformò i due teneri amanti in pietra: Punta Meliso e Punta Ristola che abbracciano questo specchio di mare.
Ricordi? Ci siamo stati su quella punta, abbracciati e gioiosi.
Così siamo noi due. Vivi, vivissimi nel nostro amore ma lontani come Melisso e Aristula, uniti e divisi da un destino-sirena che impedisce il compiersi della nostra felicità.
Col contributo degli dei invidiosi.