mercoledì, 22 ottobre 2008
 
30. Albanese Giuseppe nato il 1° aprile 1956 detto Pepè
   contadino.
 
- E che cazzo proprio l’ultimo sono! - esclamò deluso il mio amico ammiccando come Spok in Star Trek.
In lista si era messo Pepè, per l’elezione del Consiglio comunale del paese.
Si era tirato a lucido come la sua O.S.C.A. MT4 - 2AD del 1956, l’auto sua coetanea che sognava, prima o poi, di possedere, sì di possedere come una femmina diceva…
Ed io lo sfottevo dicendogli che era un pervertito.
- E allora? Mica è colpa tua se il consiglio direttivo del partito ti ha messo in fondo. Esigenze di partito. – Gli risposi facendo spallucce.
- Bé vuoi mettere poter dire di essere il capolista… sarei diventato consigliere di sicuro, invece adesso… E poi… contadino. Imprenditore agricolo dovevano scrivere. Imprenditore suona meglio neh?
- Ma chi te l’ha fatto fare di metterti in lista, di prestare la tua faccia a questi… questi lupi-cani di politici di questo paese. E sì che li conosci! E se volevi essere “imprenditore agricolo” dovevi candidarti nella DC mica nei comunisti! Imprenditori sono i capitalisti, i comunisti so’ contadini, braccianti, operai…– Sbuffai sapendo quanto avesse brigato per avere un posto in lista.
- Già, hai ragione. Il fatto è che a quelli viene la puzza sotto al naso. Ed io sto molto tempo nella stalla delle vacche eccetera che sono molto più profumate di molti di loro. Però che bella faccia eh? Mo che mi sono fatto la barba e sono profumato come una vecchia zoccola faccio la mia porca figura eh Martì?
- Ihhh porca figura, che sei fatto vecchio Pepè! – gli dissi ridacchiando, - Ma ti sei visto le zampe di gallina attorno agli occhi, le rughe sulla faccia che sembri la cartina topografica delle Murge e…
- Uagliò, y ciampe de jaddine sono « rughe di espressione » ‘gnorande ! E altro che carta topografica della Murgia… I topo mica scrivono, e poi guarda che figura da Pigmalione nel costume fatto a mano, AMMANO uagliò, da Mest’ Mechièle de “Tata cum’è tust”!
- Un figurino seeeee. Circonferenza addominale quasi uguale all’orbita di Mercurio e che cazzo centra Pigmalione? Lui era un re di Cipro e si era innamorato di una statua e se la voleva sposare e il suo nome in greco deriva da “nano”, tu invece sembri un… maiale, sembri.
Pepè mi fissò con la fronte aggrottata come la lava raffreddatasi in onde sui crinali di un vulcano e come un vulcano sorrise a trentadue denti (Uè, questo è un lavoro fatto in Romania uagliò tremilaeduecento euro puliti puliti).
– Infatti, - disse gongolando – sono un porco in maglione, mica sono un gigante e ho una bambola di gomma che mi fa fare tutte le notti, non ha mai mal di testa, non si lamenta mai e non vuole una lira! – concluse con una sonora risata.
Rimango perplesso per un po’ non riuscendo a connettere Pigmalione col resto, quando lui mi fa sornione – Lo vedi Martì, lo vedi? La tua ignoranza sfiora vette supreme quasi degna dell’Empireo cielo!
- Ehhh? Ma da dove ti viene mo?
- E’ che tu sei rimasto ancorato come i barconi sui navigli di Milano che non li sposta nemmeno il Padreterno! Io so l’ingleso, giovane, che sono stato alcuni mesi a Crewe e lì o impari o mangiavi ‘sto c...
- Va bene, va bene spiegati. – Lo interruppi.
- Pigmalione… Pig ‘u purk in ingleso Malione ‘u maglioun cur ca te fasceve mamita aqquanne jiere uoagnôône,
puro io ho una statua di gomma vabbè ma vuoi mettere? E’ più morbida del marmo! E poi la circonferenza è uguale a due pigreco erre se non erro e non c’entra un cazzo con le brasciole e le polpette. Vieni che ci prendiamo il caffè.
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categoria:racconti, ricordi, diario
venerdì, 17 ottobre 2008

SILVIO IL SOCIALISTA  
 
La crisi delle borse continua a tenere banco.
Il Berlusconi presidente operaio, si è improvvisato consulente finanziario, consigliando l'acquisto di specifiche azioni quotate al listino della borsa di Milano, ovvero quelle di Eni ed Enel che sarebbero sottovalutate (dice cento denti) da un mercato ormai «in preda al panico», e in particolare l'Eni, «grazie al prezzo del petrolio, quest'anno presenterà un profitto straordinario».
A chi il profitto? A noi!
Infatti, i piccoli polli che hanno comprato hanno fatto i… polli e son stati spennati ancora un po’.
Crollate a picco di un buon 5 o 6 percento.
Ma come sono contento.
Questo individuo, signori, questo fine analista finanziario lo abbiamo mandato a governare la nazione insieme a quell’altro cervellone della finanza “creativa”.
Ve la ricordate la finanza creativa di quella specie di economista Tremonti?
Le cartolarizzazioni, niente aiuti di stato, eccetera?
No eh? Non lo ricordate o fate finta di non ricordare?
Oggi lo psyconano squaliformes, l’Oxynotus centrina, invece, esce dalla tana con un aiutone di stato nella miglior tradizione della prima repubblica.
INVOCATO questo aiutino con il sorrisino soddisfatto di chi ancora una volta ci ha fregati.
Persino Libero Feltri s’è indignato! Feltri, cazzo, che per penna del suo accolito Giannino scrive,su quella specie di giornale da cesso: “Quando un capo di governo dice che bisogna dare aiuti di Stato alle imprese, i casi sono essenzialmente tre. Il primo è che voglia fare piaceri ad amici, o amici degli amici. Il secondo è che sia un socialista, un collettivista, uno statalista, chiamatelo come meglio vi piace. Il terzo è che abbia paura di quel che può succedere, se non si fa fare allo Stato quel che lo Stato pensate non dovrebbe fare quasi mai, almeno se siete un liberale. Le parole di Silvio Berlusconi pronunciate ieri rientrano in questa terza categoria.Dobbiamo sperarlo, almeno. In caso contrario, alla luce delle pessime prove date dallo Stato italiano nella storia quando ha allungato la sua mano nell’economia, poveri noi.”.
Berlusconi è tornato socialista! Aripaga Pantalone!
SVEGLIA coglioni! Questi non ci lasceranno con le toppe al culo, ce lo faranno il culo a cappill’e prete et similia.
Ma non vi vergognate nemmeno un poco forzisti? O siete pronti a voltare gabbana a seconda di quel che dice il vostro vero signore e padrone?
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categoria:politica, impressioni, schifezze
martedì, 14 ottobre 2008

Questa volta è Mara la colpevole di ispirazione nella nuova puntata del sequel "tritasentimenti e qualcos'altro”, già.
La bella poesia è sua, ho cercato di rovinarla dal punto di vista del solito vecchio porco maschio sciovinista.

 
una notte di luna
 
E posso urlare a te di notti esangui 
candido il viso in pallide lenzuola
crateri gli occhi nel volerti ancora

Posso gridare il male che non feci
Posso negar la notte che mi davi
Avrei potuto e forse potrei ancora

Ma caddero le foglie ed i miei denti
Erano bianchi, ora gobbe inerti.
 
http://aquilonesenzavento.splinder.com/
 
  
E’ l’una di notte di una notte di notte di luna e non dormo.
Non ci riesco.
Sono prigioniero di un’insonnia che è diventata un’amica quasi cara da quando sei andata via. Da quanto?
Poche ore o giorni o mesi che importa?
Fisso il muro bianco davanti al lettone.
Ho tolto le tue fotografie sperando passasse più in fretta.
Invece vedo continuamente la tua figura sul muro appena lo sguardo si ferma un poco, come un’immagine sacra stampata sulla parete da chissà quale miracolo.
Ossignore! Chiedersi perché sei andata via, è inutile, vorrei non fosse successo ma è successo e comunque non ho scuse o perdoni da chiedere per tradimenti presunti che non esistono proprio.
Era la tua… gelosia? Eri stanca di me? E’ il mio orgoglio?
Dio che tempi quando si correva sull’orlo della notte aspettando che l’alba arrossasse noi vestiti solo di sabbia!
Adesso aspetto che un’altra alba possa spuntare di nuovo
tra le mille aurore tutte uguali, ma l’autunno è già qui sperando che non si trasformi troppo presto in inverno.
Limmagine è un'opera di Luciano Camillo Tucci www.lucianotucci.it
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categoria:poesie, poesia, amore, ricordi, vita, introspezione
lunedì, 13 ottobre 2008
E sto nascosta qui
con gli occhi spalancati
sulla luce
sciogliendo una a una le parole 
senza attendere da esse
mirabolanti note di appianamento
ma solo stille di rugiada timorose
con cui lenire dolcemente
quelle ferite senza soluzione
che s’annidano tenaci e virulente
tra le pieghe del cuore a ricordare
l’esatta percezione della gioia
effimera compagna del dolore
Sol questo aspetto
mentre canto
con voce di usignolo controtempo
che stornella pure
con una spina in gola
ad impedirlo.
 
http://perlasmarrita.splinder.com/post/18690827
 
E’ verso sera, quando il sole si tuffa dietro la collina a cercare nuove notti da violentare che forte è più del giorno l’attesa che un suono, una vibrazione, un segnale mi facciano capire che il mio cuore batte non solo per pompare sangue al corpo.
Ed alle mani, mani che sanno solo lasciare solchi su campi bianchi a volte intellegibili, altre inutili e vuote.
Mani che scivolano sicure quando i ricordi di trascorse passioni se ne impossessano al di là del dolore provato, della sofferenza regalata ed avuta gratis e senza spese di invio, a piene mani appunto.
Mani cui hai insegnato a sfiorare il tuo profilo, cingere i tuoi fianchi, accarezzare i tuoi capelli…
Mani senza una gomma da cancellare le macchie sulla nostra pagina.
Sono lì le pene, a ricordare il bel tempo.
Che non ci sarebbe mai stato se non ti avessi incontrato.
 
 
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categoria:poesie, poesia, amore, riflessioni, ricordi, introspezione
giovedì, 09 ottobre 2008

 
“Il cielo,
si perde il pensiero quando guardo il cielo”
(Lucio Dalla)
 
3 ottobre 2008
 
“Prepararsi per il decollo”
Il tono imperativo nella voce del pilota mi colse alla sprovvista e la mano destra corse a proteggere la gola in procinto di de-collazione.
Deglutendo nervosamente tornai al presente dal medio-evo dov’ero rifugiato sentendo la spinta possente da novemila chilogrammi dei due motori turbofan Pratt & Whitney JT8D che mi premeva sullo schienale.
Guardai dal finestrino la pista scorrere veloce e l’ombra del Mad Dog rimpiccioliva sempre più come un capo di finta lana lavata a caldo.
l’MD82 Alitalia detto il “flauto del cielo” per via dei suoi rumori caratteristici ed esclusivi avanzò con fatica cercando di vincere la gravità che, da buona madre, non voleva lasciarlo andar via.
“Benvenuti a bordo”.
La voce prima imperativa ed ora rassicurante del comandante ci augurava un buon volo.
La rotta migratoria sud-nord si stabilizzò attorno ai diecimila metri in un’aria assolutamente limpida e sgombra di nubi con una visibilità illimitata.
Dall’alto tutto sembra assumere una rilevanza diversa dal solito: i particolari, le case, le macchine, l’uomo, perdono importanza e centralità inglobati, come sono e siamo, in un tutto che a sua volta è parte di un tutto e così via all’infinito.
Allora le strade diventano serpenti sinuosi che si confondono mimetizzandosi tra i flessuosi declivi montani e le valli fino a scomparire, alberi e cespugli trasformarsi in macchie di colore come nei quadri di Monet ed ecco che rimangono visibili solo due elementi: terra ed acqua.
Non riconosco la mia terra dall’alto no, mi sembra estranea e devo fare uno sforzo di memoria per ricordare le cartine geografiche studiate a scuola.
Individuo il Gargano e Peschici e Vieste, chiazze bianche tra il verde cupo dei boschi ed il blu cobalto del mare appena scalfito dalle scie delle navi che lo solcano.
Ed ecco apparire le isole Tremiti, perle quasi smarrite nell’immenso blu.
Dapprima rade e diafane come i veli di Salomé le nuvole appaiono come fantasmi silenziosi nel cupo brontolio della cabina, poi piano piano si trasformano in batuffoli bianchi, piccole lepri leggere che scorrono tra un oblò e l’altro, che sembrano radunarsi una sull’altra fino a diventare una distesa bianco cenere.
Una moquette su cui, a tratti, si scorge la silouette dell’aereo.
Sotto un manto bianco, sopra un cielo blu quasi viola.
Ora siamo immersi nelle nuvole, non esistono più colori ne profondità di campo. E’ un limbo in cui l’occhio si perde e si aggrappa ratto all’unico punto di riferimento che ha: l’ala dell’aereo la cui estremità vibra come le ali dei grandi rapaci.
Poi una sottile linea di azzurro comincia a separare il basso dall’alto e sfociamo finalmente in pieno sole.
Lo spettacolo è valso il costo ma purtroppo le diavolerie digitali hanno fatto fiasco. La fotocamera non aveva retto all’emozione e non ha dato segni di vita per tutto il viaggio. Colpa dell’altra diavoleria evolutiva, il cervello, il mio, che ha dimenticato di caricare le batterie.
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categoria:pensieri, viaggi, diario, impressioni, in volo
mercoledì, 01 ottobre 2008

Leggo testè sul giornale che nuvole scure, molto scure s’addensano sui capi dei maschietti fedifraghi!


Eh sì, il mal di testa strategico delle mogli e compagne non intenzionate a concedere le proprie grazie nell’alcova nuziale o in qualunque altro luogo della casa, pare proprio che abbia trasmigrato sui capi dei suddetti, i mariti e compagni traditori inveterati di quelle stesse grazie negate.


Questa volta l’allarme non giunge già dalla patria delle ricerche più astruse, gli Stati Uniti d’America ma da Torino, ancora suolo italiano in attesa che della secessione padana. La cefalea benigna sessuale”, come la chiama il luminare neurologo presso detto ospedale, colpirebbe circa il 12 percento dei maschietti infedeli & spergiuri.


Il problema è l’ansia da prestazione che tanto male fa all’organo a canne di noi poveretti, sempre pronti a interminabili cavalcate nelle celesti (se colorate) praterie a dimostrare possanza e virilità meglio del noto Siffredi, il John Holmes attuale.


Tempi duri dunque anzi durissimi se il neurologo afferma che Viagra, Cialis et similia, e perfino i rimedi dei nostri nonni come il vino rosso, i gamberi, la cioccolata.


E mò?  L’emicrania che si insinua tra le pieghe delle lenzuola così invadente ci coglie a noi maschi impreparati e, soprattutto, indifesi.


Pensate un po’ tornare a casa col feroce mal di testa da stress da traffico o da lavoro e lamentarci con lei … Ossignùr un ci voglio pensare.  




1 ottobre 2008

postato da: noncelafopiu alle ore 10:49 | Permalink | commenti (4)
categoria:riflessioni, fifablu