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categoria:riflessioni, diario, vacanze

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3 aprile 2009 o data da destinarsi.
Speravo in un pesce d’aprile.
Speravo davvero che fosse un pesce d’aprile quella telefonata dell’altro ieri.
Invece non lo era.
L’ho realizzato solo oggi, quando non ho trovato sul cellulare l'avviso di chiamata senza risposta che ogni sera mi facevi prima di addormentarti.
La speranza è l’ultima a morire ed è spirata nel corso del giorno ad un’ora imprecisata.
E’ morta come morto è il mio telefonino muto ormai da troppe ore.
E’ ancora più vuota la giornata senza la tua chiamata e il tuo “Ciao amorone”.
Le prossime lo saranno ancora, almeno sino a quando il signor Tempo avrà in qualche modo lenito un po’ il dolore.
Un pezzo significativo del mio cuore sarà sempre occupato da te che sei stata, e sei, importante.
Mi mancheranno le tue risate alle mia battute, mi mancheranno i tuoi dubbi, le tue incertezze.
Mi mancherai.
Un bacio.
Ho per compagno il cielo
Cade la pioggia
ed ho compagno al pianto
il cielo.
Gocce d’acqua e sale
mischiate insieme
a urlare il silenzio
delle parole non dette
quelle sì pesanti,
macigni appesi alle ali.
Piove perché non ci sei
e si può annegare.
4 aprile 2009
Supplica
Io sono il pomo della discordia
L’aria corrotta che si respira
La corruzione che guasta dentro
La grandine greve che strazia il capo
Ed in quell’impeto di gelosia
Ch’era celata nell’anima nera
Quando d’invidia divenni Avversario
In quel giardino ormai già lontano
Io spensi il sole della sapienza
Divenni signore di concupiscenza
E reggitore del vizio e abiezione
Principe oscuro di brama e lussuria
E fui scagliato nel sotto profondo
Intrappolato nel nulla più nero
Fatto di fiamme di gelo ed assenza
Abisso assai spesso di non esistenza
Ma adesso voglio uscire dal fumo
Da questi Eoni di sofferenza
Mi batto il petto e chiedo perdono
In fondo son fatto della Tua essenza!

Quando su in Cielo son stelle propizie
e l'etterno piacer tutto sospeso
disioso ancor di più e più letizie,
‘l cor rovente come foco acceso,
bruciante e pronto a gustar lo frutto
che in dolce oblio par fosse già inteso
finir ingrato al cor e al volgo tutto,
ecco che ninfa vien, l’arco lei prese
con mano tesa a mo’ di pigliatutto.
Venus in Aries et in lei s’accese
stellium d’amor in sestile assai bello
degno da declamar come le imprese
de’ sommi Marte e Giove gran modelli
di Olimpiche e fascinose gesta.
Loro assai bravi a palpar li velli
furo pronti sempre a far la festa
con trucchi e inganni e virtù sbandita.
Et ella alfin al muscolo s’appresta
ma Orfeo sen và e voglia poi si frena
mentr’i vorria non finisse mai
e afflitto dal dolor ch’avea smarrita
la via del fior che porta alla delizia
cerca la mano distrazion fittizia
gabbato in sogno ma forte tra dita
il picciol omo assetato assai
trova l’amor da sol per meno pena


caffé!